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Alessia e Livia, le Gemelline Schepp Sono Vive: una Clamorosa Confessione

“Le gemelline Schepp sono in Sicilia: cercate in una villa”

Federica Federico

di Federica Federico

09 Maggio 2014

Alessia e Livia, le Gemelline Schepp Vive

Le gemelline Schepp sono in Sicilia: cercate in una villa”, questa la clamorosa confessione di un prete (un frate svizzero) che nel segreto del confessionale avrebbe ricevuto l’informazione decisiva e positiva da un uomo misterioso.

L’identità dell’uomo non può essere rivelata perché rimane inviolabile il segreto della confessione ma tutte le informazioni sulla villa in cui vivrebbero Alessia e Livia sono state affidate alle autorità.

Matthias Schepp, padre di Alessia e Livia, rapì le sue bambine il 30 gennaio 2011. Separato da sua moglie Irina, oggi 49enne, Matthias, approfittando del suo giorno di visita, caricò le gemellino sulla sua auto e partì per un viaggio disperato verso il dolere e la morte.

Con l’intenzione di togliere a Irina quanto di più caro avesse, cioè l’affetto delle figlie, l’ex marito portò via le sue bambine.

Matthias aveva pianificato la sua fuga, sapeva cosa fare delle gemelle e sapeva che quello che stava compiendo sarebbe stato il suo ultimo viaggio, viaggio alla fine del quale lui si sarebbe suicidato. Come di fatto è accaduto il 3 febbraio 2011 quando Matthias Schepp si è gettato sotto un treno  in Puglia, aveva 44 anni.

Al momento del suicidio Matthias era solo, delle bambine si era persa ogni traccia. Così da subito la prima preoccupazione degli inquirenti è stata quella di recuperare le bambine.

 

Dove Matthias aveva nascosto le sue piccole e sopratutto Alessia e Livia sono vive o morte?

Matthias Schepp prima della sua morte ha scritto il proprio testamento ed un ultima memoria destinata alla moglie Irina, in questi atti scritti l’uomo lascia il suo ultimo e più atroce messaggio: il papà, disperato per la separazione, avrebbe ucciso le due gemelle per sottrarle all’amore della mamma. Lo avrebbe fatto per vendetta, per ferire la moglie colpevole di averlo lasciato.

 

Può un padre uccidere le sue bambine per colpire la moglie, per vendicarsi di lei pugnalandola così al cuore?

Se si ammette, e questo pare inequivocabile, che l’uomo non abbia mai metabolizzato la separazione, che sempre abbia colpevolizzato la moglie per la fine del suo rapporto di coppia e della sua vita familiare, e che così abbia sviluppato verso la donna una rabbia ossessiva e patologica, allora la risposta al quesito appena espresso è drammaticamente positiva.

Nei giorni immediatamente precedenti alla fuga Matthias Schepp eseguì dal suo personal computer più ricerche sui veleni. Ciò ha indotto gli investigatori a credere che l’uomo possa agre ucciso le figlie avvelenandole.

 

Ma se Alessia e Livia sono morte allora i corpi dove giacciono?

Un impiegato di una tipografia barese sostiene di avere stampato lui stesso i passaporti falsi per le bambine, lo ha confessato in una lettera indirizzata ad una nota trasmissione televisiva.

Tale confessione avvalorerebbe l’idea che la madre delle piccole da sempre esprime: Irina Lucidi cerca le sue gemelle vive e non nasconde la speranza. Di fatto non è impensabile che Matthias abbia potuto affidare le gemellino a qualcuno prima di suicidarsi. In questo modo, nascondendole alla madre senza ucciderle, avrebbe ottenuto comunque il risultato di far soffrire la sua ex, un fine miserabile e irragionevole che è stato l’impulso ad una storia di temendo dolore. Una storia in cui pare che nulla di certo vi sia.

 

Le autorità italiane hanno seguito la pista aperta dalla denuncia del sacerdote, tuttavia seguendone le indicazioni non hanno trovato, nella villa indicata, nessuna traccia di Alessia e Livia. Le gemellino lì non ci sono.

Non è la prima volta che delle piste apparentemente buone e plausibili non portano a nulla.
Le bimbe furono già cercate nel sud Italia, precisamente nei campi Rom della Sardegna, allora l’indicazione proveniva da un carcerato sardo che delle piccole aveva sentito parlare dietro le sbarre.

C’è anche chi chiede di concentrare le ricerche nella zona di Morges in Svizzera, chi presenta questa istanza però è convinto che Alessia e Livia siano state uccise dal papà.

 

Come si può sostenere l’idea che Matthias Schepp abbia ammazzato Alessia e Livia a Morges e solo poche ore dopo la fuga?

 

Il padre ha caricato le sue bimbe in auto nel primo pomeriggio del 30 gennaio 2011; alle 15:50 di quel drammatico giorno era in Svizzera a Morges, lo confermano i tabulati telefonici. Da lì è ripartito oltre 2 ore più tardi, alle 18:40 la sua auto è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza mentre varcava il confine franco-svizzero. E alle 19:30 telefonò a sua moglie annunciando che non avrebbe riportato le bambine a casa.

Ebbene Irina afferma che, durante la telefonata delle 19:30, non udì le voci delle piccole, ciò le parve stranissimo perché le bambine in genere si sentivano chiacchierare e le loro vocine risuonavano seppure sullo sfondo. Inoltre la mamma sostiene che se Alessia e Livia avessero saputo che il papà era al telefono con lei certamente avrebbero voluto salutarla.

Dunque è presumibile che le bambine non già non fossero più col padre?

Da qui l’ipotesi più drammatica ovvero quella della morte delle piccole. Matthias avrebbe potuto ucciderle e poi far sparire i loro corpicini.

I corpi potrebbero essere nel lago di Ginevra o nella zona boschiva  nei dintorni?

I contorni della vicenda delle  gemellino Shepp sono ancora poco delineati e foschi non si sa nulla di certo e molti indizi non sono tra loro concludenti.

Gli inquirenti pare che stiano ancora cercando tra le ville della Sicilia, lo fanno perché la confessione riportata al prete è attendibile oppure lo fanno solo per non lasciare nulla di intentato?

Questo al momento non è dato saperlo. Ciò che è certo è solo che la divulgazione delle foto e delle novità riguardanti Alessia e Livia è sempre cosa positiva perché consente di mantenere viva l’attenzione su questo caso. La speranza ultima è di trovare queste bambine, che oggi avrebbero 9 anni, ancora in vita.

Fonte: Giallo – Cairo Editore n°19 del 14 maggio 2014

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