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A Cosa Serve la Festa della Mamma?

Per la mamma la vera festa si chiama vita e si celebra tutti i giorni

Federica Federico

di Federica Federico

11 Maggio 2014

mamma e bambina

La festa della mamma a cosa serve?

Questa domanda teoricamente può essere posta per qualsiasi celebrazione o ricorrenza. I detrattori delle feste tradizionali si domandano sempre a cosa servano le cosidette “feste comandate”: a cosa serve la festa dei nonni?  A cosa serve la festa del papà? A cosa serve il Natale e a cosa la Pasqua?

In realtà l’utilità di una festa non è mai cosa certa né oggettiva, le feste, come tutte le cose della vita, si animano diversamente a seconda del senso che le persone attribuscono alle ricorrenze.

In sé la festa della mamma potrebbe non avere alcun valore, e di fatto non ne ha nessuno se la madre, festeggiata e osannata oggi, non è poi amata nel quotidiano o peggio ancora non è partecipe della vita del figlio.

Diversamente la ricorrenza diviene occasione di crescita  se la festa di oggi viene presentata ai piccoli come un motivo di riflessione e un modo per potenziare il rapporto tra mamma e bambino.

Il lavoretto che questa mattina ci ha emozionate va esposto in bella mostra perché nell’eseguirlo il bambino ha pensato alla mamma e si è impegnato nella realizzazione di qualche cosa che “concretizza e manifesta” l’amore dando forma all’affetto.

In tal senso tanto più imperfetto è il lavoretto tanto maggiore è il valore che esso ha per il bambino. L’imperfezione è la dimostrazione che il piccolo lavoro scolastico è stato eseguito dal bimbo stesso con un moderato aiuto delle educatrici (e di fatto dovrebbe sempre essere così: il lavoretto debbono manipolarlo e realizzarlo massimamente i piccoli, per i bambini la creazione del regalo da portare alla mamma ha senso nella misura in cui l’opera nasce dalle loro mani e dalle loro intenzioni).

A quel lavoretto può essere aggiunto un senso ulteriore: il regalino alla mamma può diventare un esempio da esporre al bambino. In che modo? Ovviamente puntando sull’esempio!

Si può esortare il bambino a riflettere sul suo impegno e sull’attenzione profusa nella realizzazione del dono che ha portato alla sua mamma.
Lo sforzo che il bambino ha certamente sentito e vissuto si può paragonare  a quello che il genitore quotidianamente investe nella sua vita familiare e professionale, in questo modo il bambino incomincerà a comprendere il senso della fatica e dell’impegno, capendo anche che l’adulto non è occasionalmente impegnato ma è costantemente pressato dalla fatica e dal lavoro.

 

<<Chi sa quanto tempo ci hai messo a realizzare questo bel lavoretto, ti è sembrato faticoso? Anche io ho faticato tanto tanto oggi a lavoro perché ho fatto una cosa difficile come il tuo lavoretto e forse anche di più. Domani dovrò fare un’altra cosa ancora più complicata!>>.

<<Per tenere sistemata la casa ci vuole tanta fatica, tanta quanta ne hai impiegata tu per fare il tuo lavoretto. E pensa che mamma sistema la casa tutti tutti igiorni!>>.

Frasi del genere sembrano banali ma non lo sono affatto. Il bambino, sin dalla scuola dell’infanzia, deve imparare il senso del lavoro e il valore della fatica. Rispetto a questo insegnamento noi genitori siamo i filtri attraverso cui il bambino passa le competenze acquisite teoricamente ed una cosa è certa: il piccolo mutuerà i nostri comportamenti.

Questo giorno di festa può e deve diventare il giorno del racconto:

non occorre elogiarsi oggi, è più giusto raccontarsi per amarsi con costanza tutti i giorni. Il racconto deve diventare una parte del rapporto familiare che serva da incoraggiamento e da monito, da sostegno e da esempio, che aiuti a fondare l’amore inteso come appartenenza intima e sincera.

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