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Compiti per le Vacanze: 20 Buoni Motivi per Non Assegnarli

I compiti per le vacanze vanno assegnati o no?

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

12 Maggio 2014

Manca circa un mese alla chiusura delle scuole per le vacanze estive e già si riaffaccia un po’ ovunque la questione “Compiti per le vacanze”.

I compiti, questi odiatissimi da alunni (e genitori), hanno sempre avuto due opposte fazioni: i fautori e i “negazionisti”.

Ovviamente, un po’ come per il calcio, la risposta alla domanda “Ma i compiti per le vacanze sono giusti o ingiusti?” dipende molto per quale squadra si tifa.

In ogni caso, secondo un mio modesto parere personale, da mamma e non da insegnante, ci sono aspetti da non sottovalutare, e ragioni più o meno valide per tutte e due le affermazioni.

Ovviamente è più impopolare chi sostiene che assegnare esercizi e versioni durante l’estate è importante e giusto.

E’ in parte vero però che quando molti dicono che è necessario per i ragazzi lasciare riposare la mente, dare spazio alla creatività e alla socializzazione, evitare di scolarizzare anche le vacanze, fanno un po’ di retorica. In molti casi, a queste alte e nobili mire si sostituiscono invece fiumi di ore davanti a Tv, pc e videogiochi, i soli compagni di molti ragazzi durante i mesi estivi.

D’altro canto, se insegnanti e professori tentano di “tenere allenata la mente” affibbiando montagne di schede e compiti nelle giornate deputate al riposo, lo fanno spesso e volentieri con le migliori intenzioni, ma finiscono altrettanto spesso e volentieri al ribasso: i compiti poi vengono davvero visti e controllati?

O il ragazzo che non li ha fatti alla fine si vanterà, e quello che invece li ha completati non avrà neanche la soddisfazione di venire gratificato da una buona valutazione, e per di più sarà schernito dai più furbastri?

Infine poi, a parziale sostegno dei compiti estivi si dica che troppo spesso sono i genitori a demonizzare e considerare questi una punizione crudele, lasciando passare questo messaggio nella mente di un ragazzino, che si sentirà autorizzato e incoraggiato a sminuire la figura dell’insegnante sempre e comunque.

Insomma, i compiti per le vacanze sono una punizione o un giusto lavoro?

 

Negli Stati uniti, Miriam Clifford,  un’insegnante e Blogger del network InformED ha stilato una serie di motivi, per la precisione 20, per cui è meglio non dare compiti a casa durante le vacanze.

«Nelle diverse epoche storiche i compiti a casa sono stati più o meno raccomandati. Nel 1901, la California fece addirittura una legge per limitarne la quantità. Oggi, invece, gli insegnanti fanno quasi a gara per darne il più possibile. Molti docenti, però, stanno riconsiderando la loro posizione anche alla luce delle statistiche sull’obesità infantile e dei problemi, ormai noti, del sovraccarico di informazioni». Afferma la Clifford.

Ecco i venti motivi per non assegnare compiti durante le vacanze, qualcuno molto ma molto condivisibile!

1. I compiti come vengono ancora intesi sono divenuti oramai obsoleti: i ragazzi del 21° secolo imparano sempre, e in modi differenti. Nei prossimi anni il confine tra casa e scuola scomparirà, è importante piuttosto che gli studenti vengano coinvolti in ricerche durante le loro vacanze. Più che assegnare compiti sarebbe opportuno creare interesse nell’apprendere qualcosa.

2. Più compiti non necessariamente significa maggiore apprendimento. Anzi, assegnare molto spesso troppi compiti approda a un opposto risultato: un rifiuto, soprattutto in studenti molto giovani. Uno studio condotto dal Professor Harris Cooper, direttore del Dipartimento di psicologia e Neuroscienze della Duke università (USA) ha evidenziato come brevi e semplici compiti per casa, che coinvolgono sia gli studenti che le famiglie, siano più proficui di lunghe e complicate ricerche o esercizi e problemi dati dagli insegnanti.

3. I paesi nei quali si assegnano più compiti per casa non sono migliori nelle performances in generale. Uno studio della Stanford University ha realizzato che in Giappone, Danimarca e Repubblica Ceca si assegnano meno compiti che in Grecia, Thailandia e Iran, e i primi non sono senz’altro paesi più arretrati dei secondi.

La Finlandia, paese leader nella tecnica della scuola, impone un tempo limite di mezz’ora al giorno da dedicare ai compiti per casa.

4. Invece di assegnare compiti per le vacanze, potrebbe essere utile insegnare ai ragazzi a appassionarsi a vari argomenti: se si approccia un’attività con spirito vacanziero molti studenti potrebbero essere più invogliati. Si potrebbe cominciare in classe stessa la lettura di un argomento, così che gli studenti, coinvolti possano continuare a casa da soli, per interesse personale. Con alunni più piccoli si può poi promettere uno spettacolo con ruoli da protagonista per chi concluderà la lettura dell’argomento a casa, durante la vacanza estiva o invernale.

5. Non si assegnato compiti complessi.

E’ stato provato che spesso i libri di testo contengano circa il20% di contenuti essenziali, contro un 80% di contenuti secondari, o non fondamentali. Perdere di vista i concetti principali di argomenti, e farlo in vacanza non è un esercizio che porta molti risultati dal punto di vista didattico.

6. Suggerire ai ragazzi di prendere parte a eventi invece di assegnare compiti è un altro modo per educarli allo studio: concerti, balletti, spettacoli teatrali, potrebbero essere un ottimo veicolo di apprendimento.

7. Il tempo da passare in famiglia è troppo importante durante le vacanze.

Assegnare troppi compiti va a discapito anche di questo.

Studi sui pasti consumati in famiglia hanno affermato che i ragazzi che cenano regolarmente con la famiglia hanno voti maggiori a scuola. Forse non c’è stretta connessione con le due cose, ma il tempo passato in famiglia è innegabilmente importante per lo sviluppo dei bambini. Infine, la cosa che un bambino o un ragazzo ricorderà di più dell’estate non sarà sicuramente il compito assegnatogli dall’insegnante, quanto il tempo che ha passato insieme alla sua famiglia e agli amici.

8. I ragazzi che viaggiano durante le vacanze estive potrebbero avere in forte antipatia il libro della scuola che sono costretti a portarsi dietro per finire i compiti assegnati. D’altronde viaggiare è un’attività culturale essa stessa, dalla quale ricavare uno studio più appassionato.

9. Le vacanze sono il tempo nel quale i bambini sono bambini e basta: è giusto premiare anche questo periodo di vita evitando pomeriggi a far compiti.

10. I compiti a casa, senza la guida dell’insegnante possono in alcuni casi aumentare differenze socio-economiche e culturali dei ragazzi: coloro che non avranno i genitori ai quali chiedere chiarimenti e aiuto si troveranno automaticamente più svantaggiati di altri che hanno genitori a loro volta insegnanti, o in grado di assisterli in questi compiti in totale autonomia.

11. Se i genitori venissero informati dagli insegnanti che non assegnare compiti è un modo per consentire loro di passare del tempo insieme in attività costruttive, essi stessi forse sarebbero più invogliati a partecipare alla vita scolastica e alla crescita del proprio figlio.

12. Prima della fine della scuola, in classe si potrebbe assegnare a ciascun alunno un “progetto personale” da sviluppare in vacanza: imparare per divertimento, o per interesse può produrre maggior impegno che con i compiti assegnati, a patto che il progetto venga portato a termine, e discusso una volta rientrati dalle vacanze.

13. Suggerire visite  a mostre, o a musei, o ad attività che oltre a essere ricreative sono anche didattiche è un modo alternativo per imparare senza carta e penna.

14. Incoraggiare i ragazzi a fare volontariato durante le vacanze è un’alternativa ai compiti a casa. Il consiglio è ovviamente indirizzato a ragazzi adolescenti, ma potrebbe essere un’esperienza importante: lavorare in comunità, piuttosto che portare un aiuto a più svantaggiati è un’occasione di accrescimento culturale e umano, soprattutto per la generazione Y che trarrebbe da esperienze simili uno sviluppo civico non indifferente.

15. Coinvolgere i ragazzi in qualche gioco in classe da ripetere anche per le vacanze è fare i compiti in modo alternativo. Un gioco a quiz, giochi per sviluppare conoscenze scolastiche, di storia, geografia, attualità: i ragazzi giocheranno, e nel frattempo impareranno.

16. Coinvolgere i ragazzi in un’attività professionale o in casa potrebbe avere valenza didattica pari ai compiti:

L’alternativa potrebbe essere chiedere ai ragazzi di partecipare ai lavori in casa, o chiedere ai genitori di portare con sé i propri figli al lavoro per qualche giorno: potrebbero essere interessati al mondo reale, o a quello che potrebbero voler fare da grandi.

17. Anche il contatto con la natura è formativo: consigliare ai ragazzi gite all’aperto, passeggiate in bicicletta consente di osservare i fenomeni naturali di cui si è sentito parlare nelle ore di scienze, o discutere di una poesia durante un’escursione di trekking potrebbe sicuramente essere più piacevole che doverla imparare in casa, su un tavolo.

18. Volete far comprendere i principi di fisica ad un ragazzino di 12 anni? Fatelo salire sulle montagne russe.

Anche andare ai parchi di divertimento può essere un’esperienza “scolastica”: le implicazioni delle nozioni teoriche applicate al mondo reale sono un grandissimo insegnamento.

19. I ragazzi hanno bisogno di riposo. Sia fisico che mentale: i bambini devono dormire 10 ore per notte, la vacanza è anche un momento durante il quale staccare la sveglia e consentire di rallentare i ritmi di bambini e ragazzi. Torneranno a  scuola con maggiore energia.

20. Assegnare compiti per le vacanze è malvisto anche dai genitori. E’ come se le madri intervenissero in classe a sindacare l’operato degli insegnanti: il tempo dedicato alle ferie, al riposo, allo svago è un momento nel quale i bambini ricevono maggior attenzione dai genitori.

Personalmente vorrei aggiungere un commento a queste 20 ragioni: è bene dire che si, è vero, questi venti motivi sono alti, nobili e giusti, ma ricordiamo che la rinuncia ai compiti prevede che tutto quello, e anche altro, detto dalla Professoressa Clifford dovrebbe essere messo in pratica.

Ovvero che i genitori si dovrebbero dedicare ai figli, che dovrebbero passare con essi del tempo, che loro ricorderanno senz’altro di più che quell’esercizio fatto il 13 di agosto, e che si dovrebbe dare ai bambini e ai ragazzi la possibilità di apprendere diversamente, facendo loro leggere dei libri, consentendogli di prendere parte a spettacoli, concerti, escursioni, vita all’aperto.

E forse sarà allora che qualche genitore rimpiangerà l’esercizio di matematica.

E riflettiamo anche che se dovessimo pensare che “il corsivo tanto non serve più”, che ” il calcolo che bisogno c’è nell’era del computer”, che “le notizie ormai le prendiamo da internet e basta”, che “basta un’app per imparare qualsiasi cosa”,  dimentichiamo che:

  • L’esercizio è importante in qualsiasi materia;
  • Senza alcun allenamento non si diventa campioni in niente, e neanche discreti atleti;
  • Senza esercizio mentale il cervello, organo plastico, tende a irrigidirsi;
  • Il congiuntivo è un tempo e non una malattia, e troppo spesso politici e conduttori televisivi non lo sanno;
  • Che un ministro dell’Istruzione che afferma “ Non serve a niente imporre tonnellate di versioni di latinoo decine di problemi da risolvere. Vengono smaltiti meccanicamente, senza concentrazione.” (Il Ministro Carrozza in un’intervista a Il Messaggero del  24/07/2013) dice la verità, ma sminuisce l’autorità dei suoi stessi insegnanti.

Infine, fate attenzione a non dare queste 20 ragioni nelle mani dei vostri figli, perché potrebbero stamparle e tappezzarne casa, e questo potrebbe incoraggiare loro a riconsiderare per sempre l’idea dei compiti a casa, e deporre a vostro sfavore.

 

Liberamente tratto da: The Tyranny of Homework: 20 Reasons Why You Shouldn’t Assign Homework Over The Holidays di Miriam Clifford

 

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