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Vestiti Tossici per Bambini Ritirati dal Mercato: Attenzione!

I Nas ritirano dal mercato alcuni capi d'abbigliamento per bambini. Ecco quali

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

20 Maggio 2014

Un’inchiesta voluta fortemente dalla Lav (Lega anti-vivisezione) nel lontano febbraio del 2013 ha portato nelle scorse ore al ritiro di alcuni capi di abbigliamento per bambini di famose marche.

Gli indumenti incriminati sarebbero un collo di pelliccia di un giaccone della marca “Il Gufo”, un cappello con inserti in pelliccia Miss Blue Marine e un cappotto della Brums, tutte marchi che firmano abbigliamento per bambini.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Raffaele Guariniello di Torino, era seguita proprio alla denuncia della LAv.

L’Istituto superiore di Sanità avrebbe poi effettuato analisi di laboratorio sui capi. I Nas hanno poi, su disposizione del Ministero, disposto il sequestro dei tre capi.

Dalle analisi infatti sono emerse tracce di cromo e naftalene, sostanze tossiche utilizzate per la concia delle pelli, che potrebbero provocare allergie e dermatiti, finanche reazioni anche gravi come l’anemia emolitica.

I capi trattati con tali sostanze potrebbero dunque risultare potenzialmente nocivi per la salute.

Qui i risultati delle indagini del Ministero della salute (Documento 1 e Documento 2)

La Lav aveva lanciato proprio nel febbraio 2013 la campagna “Toxic Fur”, facendo analizzare nei laboratori Buzzi di Prato alcuni capi di abbigliamento per bambini.

All’epoca le analisi avevano coinvolto 5 brand di produttori di abbigliamento, ed era emersa la presenza di sostanze chimiche in quantità superiori alla norma consentita di Formaldeide (fino a 10 volte maggiore rispetto agli standard di sicurezza), Pentaclorofenolo, Cromo,e altre.

La marca Gufo però, già immediatamente dopo la denuncia della Lav, aveva prontamente ritirato dal mercato il capo incriminato,  ovvero il giaccone in piuma codice A12GM027EC100/100 con inserti in pelliccia (taglia 18 mesi), pubblicando una nota a 24 ore dall’esposto.

Fonte: Il Corriere della Sera

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