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Bambini e Autostima: Come Valorizzare i Figli

Come aiutare i bambini a combattere le loro insicurezze

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

07 Luglio 2014

 

Bambini e Autostima

Sempre più spesso capita di sentir parlare di autostima dei bambini.

L’autostima, come definizione, è la considerazione che ogni individuo ha di sé, sia dal punto di vista fisico che psichico.

 

Ognuno di noi da un valore e un giudizio alla propria persona, che spesso è difforme da come invece ci vedono e ci giudicano gli altri, e questi sono fondamenti che formano il carattere dell’individuo, un bagaglio indispensabile nella vita.

L’autostima si compone di varie sfaccettature:

Valutazione delle proprie capacità, fiducia in sé stessi, rapporto con il proprio corpo.

Dalla combinazione di questi elementi scaturisce poi il comportamento, il fronteggiare e analizzare successi e fallimenti, affrontare esperienze nuove.

L’autostima non è congenita, non nasce con noi, ma si forma e si coltiva.

La relazione con gli altri (genitori in primis) getta le basi per questa formazione, è uno dei componenti fondamentali, subito dopo i bisogni fisiologici primari.

Certo, ogni genitore questo lo sa, ma mettere in pratica concetti simili non è sempre facile.

Come valorizzare allora i nostri figli?

E’ fondamentale dare loro fiducia.

Il linguaggio svolge un ruolo importante: quando un bambino sbaglia e si sente dire “Sei cattivo” gli si riflette un linguaggio sbagliato. “Hai fatto una cosa da non fare” è meglio ribadire. Così come è diverso dire “Sei distratto” dal “Hai sbagliato perché ti sei distratto”.

Sembra una sfumatura, invece è un approccio totalmente diverso.

Questo succede perché troppo spesso i genitori proiettano sui figli le loro aspettative, in positivo e in negativo “E’ uguale a me alla sua età”, quante volte lo abbiamo detto?

E di conseguenza i bambini si faranno un’idea del sé anche da queste affermazioni.

Durante l’adolescenza poi avviene (non sempre ma spesso), il momento della ribellione.

Un adolescente insicuro e timido può essere stato un bambino poco incitato, viceversa può scattare in lui un moto d’orgoglio e diventare un genio, per dimostrare quanto i genitori si sbagliassero sul suo conto.

In genere però è sempre bene valorizzare i figli per le doti che hanno, e valorizzarle, cercando di capire e far loro capire che essi sono individui a sé, distinti da mamma e papà.

Quante volte poi un bambino avrà detto “non sono buono a nulla”, o magari lo avrà pensato.

La colpa, purtroppo, è spesso dei genitori, che magari lo hanno a volte svalutato, o semplicemente non hanno creduto in lui.

Questo può anche portare all’estremo perfezionismo: un bambino che ha alti standard tende a volere dare sempre il massimo, magari eccedendo nelle manie di precisione.

Un bambino che si sente incapace inoltre potrebbe anche non fare alcun tentativo di intraprendere un’azione: “Tanto so di sbagliare, allora non incomincio neanche” potrebbe pensare

Come comportarsi in questi casi?

Innanzitutto un genitore che riconosce questo nel figlio dovrebbe accertarsi se il limite è oggettivo o se il bambino deve solo trovare la sua strada per il successo, o semplicemente chiede troppo a se stesso.

E poi bisognerebbe tranquillizzarlo, facendogli capire che lui vale in ogni caso, e che mamma e papà gli vogliono bene per come è.

Se il limite è dovuto all’età bisognerà fargli capire che quando sarà grande riuscirà meglio.

Infine il problema va affrontato praticamente, magari aiutandolo a superare l’ostacolo in maniera diretta o con aiuti esterni, e trasmettendogli il piacere di vedere finito un lavoro, che può essere raggiunto anche con gusto e divertimento.

Se viceversa vostro figlio è Mister o Miss perfezione bisogna intervenire insegnandogli a sopportare anche un insuccesso. Non è poi la fine del mondo arrivare secondo ad una gara di nuoto o ad una competizione letteraria, la sportività deve vincere.

Forse però l’insuccesso deve prima essere accettato dai genitori: come si può pensare al fallimento del figlio se non si è pronti ad affrontare il proprio?

Dopo avere sciolto questo nodo dunque mamma e papà dovranno dire con leggerezza al bambino che può capitare di sbagliare, soprattutto quando si comincia qualcosa di nuovo. Per migliorare bisogna allenarsi così da superare anche le difficoltà.

Gli errori fanno parte di un percorso di crescita, ed è importante farlo capire ai nostri figli: bisogna tentare, sbagliare, e infine succedere.

 

Attenzione però: preparare all’insuccesso è bene, ma evitate di non valorizzare questi ultimi perché impauriti dal “montar loro la testa”.

E’ sempre bene dare peso ai successi dei bambini, dare importanza alle loro buone azioni, perché così si costruisce questa famosa autostima.

D’altronde quando i bambini, fin da piccoli dicono: “Mamma guardami” intendono essere riconosciuti, chiedono attenzione.

Premiamoli allora quando sono bravi, e tentiamo ogni tanto di non accorgerci quando sbagliano.

Il proprio corpo

L’accettazione del proprio corpo è un tassello importante per la creazione dell’autostima.

Soprattutto durante l’adolescenza non è raro imbattersi in ragazzi che non si piacciono.

In psichiatria si chiama “dismorfofobia” la percezione deformata del nostro corpo e dello sguardo degli altri su di noi.

Attenzione che la sensazione di non sentirsi belli può aggravarsi a tal punto da trasformarsi in un’autentica malattia.

Inoltre questo è un momento della vita nel quale il conflitto col proprio corpo può essere alto: cambi repentini possono sfuggire dal concetto di sé e far prendere strade molto tortuose al teen-ager.

Come aiutare il proprio figlio in questa età di passaggio?

Intanto evitando di rincarare la dose. Evitate anche che fratelli o sorelle maggiori o minori deridano il ragazzo o la ragazza per la pancetta o i peli in più.

Lo scherzo non viene percepito come tale, ma è verità assoluta: un macigno che cade sulla testa di un ragazzo insicuro.

Anche in questo caso, che fare?

Fate i complimenti ai vostri figli, aiutateli a essere più belli, accompagnateli a fare compere, valorizzateli anche esteticamente.

Anche questi piccoli gesti possono contribuire a ritrovare serenità e fiducia in se stessi.

E se i nostri figli saranno diversi da come ce li siamo immaginati e programmati, allora vorrà dire che li avremo abbastanza valorizzati, facendo emergere la loro personalità, e potremo forse dire di avere fatto bene il mestiere di genitore!

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