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Yara Gambirasio: Massimo Giuseppe Bossetti 10 Misteri per un “Innocente”

10 misteri su Massimo Giuseppe Bossetti e la sera della tragica scomparsa di Yara, 10 verità da scoprire.

Federica Federico

di Federica Federico

26 Giugno 2014

yara bossetti

Sono 10 i “misteri” di Massimo Giuseppe Bossetti presunto assassino di Yara Gambirasio;  sono 10 i nodi principali di questa inchiesta delicatissima; sono 10 i punti interrogativi su cui la Procura indaga per chiudere in maniera definitiva e incontestabile il caso.

 

Massimo Giuseppe Bossetti è al momento detenuto in stato di fermo per i gravi indizi che lo legano all’omicidio della giovane ginnasta di Brembate.  Lui si dichiara innocente, sua madre, sua mogli e sua sorella  lo difendono e, a costo di opporsi alle evidenze scientifiche, affermano con assoluta forza l’estraneità di Massimo dalla morte di Yara.

Può non essere stato lui, Massimo Giuseppe Bossetti, ad uccidere la piccola Yara?

 

Ecco le domande chiave su cui si concentra oggi l’inchiesta degli inquirenti e l’attenzione di tutta l’opinione pubblica?

 

  1. Come è finito il sangue di Massimo Giuseppe Bossetti sugli slip e sui pantaloni della vittima?
  2. Il DNA da solo basta ad “inchiodare” Bossetti e a confermare, dunque, la ricostruzione della Procura? 
  3. L’assassino voleva abusare di Yara?
  4. E’ possibile che altre tracce sul corpo di Yara confermino la presenza di Massimo Giuseppe Bossetti sul luogo del delitto?
  5. E’ vero che Bossetti non conosceva Yara e con l’aveva mai vista?
  6. Massimo Giuseppe Bossetti ha nascosto nel suo personal computer qualche verità ancora non rivelata?
  7. E’ plausibile che la moglie non ricordi dove fosse suo marito nella sera del delitto?
  8. Mente Massimo Giuseppe Bossetti quando giustifica il tragitto compiuto col furgone per rientrare a casa nella tragica sera del rapimento?
  9. Il presunto assassino mente quando afferma che quella sera il suo cellulare si scaricò e per questo rimase spento fino al giorno successivo?
  10. Massimo Giuseppe Bossetti sapeva di essere un figlio illegittimo?

 

 Procediamo con ordine rispondendo a ciascuna domanda sulla base delle risultanze delle indagini sin ora rese note e sulla base delle indiscrezioni investigative riportate dai giornali più titolati:

1 – Come è finito il sangue di Massimo Giuseppe Bossetti sugli slip e sui pantaloni della vittima?

La Procura ha delineato un’accusa certa e serrata: il sangue dell’assassino è finito nella parte interna degli slip di Yara e sui suoi pantaloni nel mentre l’omicidio veniva consumato e, data la posizione delle tracce di sangue, la morte è stata con tutta probabilità la conseguenza ultima di un tentativo di stupro finito male.

 

 

2 – L’assassino voleva abusare di Yara?

Presumibilmente sì.

Ecco come potrebbe essere descritta la scena del crimine se si assume come possibile lo scenario dello stupro:

e’ possibile che l’assassino abbia tentato di stuprare Yara minacciandola con un coltello, ed è possibile che la bambina abbia reagito ferendo l’aggressore che, dinnanzi al tentativo di ribellione della giovane, potrebbe aver risposto con efferata violenza, perdendo del tutto il controllo. 

Questa plausibile ricostruzione sosterrebbe con logica congruenza anche il restante impianto accusatorio.

 

C’è una verità sul DNA che non tutti i giornali riportano: le tracce repertate sul cadavere di Yara non sono piccole e quindi l’esame non è irripetibile. Questa importantissima informazione è confermata dal settimanale Giallo nel numero ora disponibile in edicola (Giallo – Cairo Editore n°26 del 2 luglio 2014)

 

Il DNA non mente e le tracce ematiche rinvenute sul corpo di Yara sono riconducibili con certezza inequivocabile a Massimo Giuseppe Bossetti. 

Per di più sino ad oggi Bossetti ha sempre sostenuto di non conoscere Yara e questo esclude una qualunque contaminazione occasionale.

 

 

3-  Il DNA da solo basta ad “inchiodare” Bossetti e a confermare, dunque, la ricostruzione della Procura? 

Posto che, come appena detto, il DNA non mente, è indubbio che possa considerarsi come una prova regina o una super prova ma è anche vero che necessariamente deve essere confutata e sorretta quantomeno da elementi indiziari concomitanti e concordanti.

 

Gli inquirenti hanno sequestrato la macchina di Bossetti: una Volvo station wagon di colore grigio, nonché un furgone dell’operaio edile, quello che usava per il suo lavoro.

Proprio sul furgone c’è più di una precisazione da fare

in un primo momento le indagini si sono soffermate su un furgone da lavoro bianco ma il veicolo di Bossetti non è di questo colore, è un Iveco Daily dal colore pastello azzurro – verdino, questo veicolo sarebbe stato sequestrato dagli inquirenti come l’auto familiare di Massimo Giuseppe.

 

  • Recentemente si è detto che il furgone di Bossetti sarebbe stato ripreso da alcune telecamere tra le 17:00 e le 18:00 del giorno della scomparsa di Yara, proprio nella zona di via Rampinelli a Brembate di Sopra, cioè esattamente dove vive la famiglia Gambirasio.

Questa indiscrezione giornalistica non è comunque ancora stata confermata dagli inquirenti.

 

  • Recentemente si è anche detto che un altro furgone sarebbe stato coinvolto nelle indagini relative al caso Gambirasio: un furgone di colore bianco.

Il veicolo su cui si sarebbe concentrata l’attenzione degli inquirenti apparterrebbe al fratello di Massimo Giuseppe Bossetti, Fabio Bossetti che resta soggetto del tutto estraneo ai fatti contestati all’indiziato Massimo, ma che avrebbe solitamente e comunemente prestato al fratello il veicolo da lavoro.

Può essere questo il famigerato furgone bianco? Per ora non è dato saperlo poiché tale indiscrezione resta meramente giornalistica (Riporta la notizia relativa al possibile sequestro del furgone bianco di proprietà di Fabio Bossetti il settimanale (Giallo – Cairo Editore n°26 del 2 luglio 2014)

 

 

4- E’ possibile che altre tracce sul corpo di Yara confermino la presenza di Massimo Giuseppe Bossetti sul luogo del delitto?

Oltre al DNA è plausibile che il povero corpo della piccola Yara consegni agli inquirenti altri elementi validi a definire le responsabilità del suo assassino:

  • nei polmoni di Yara furono rinvenute tracce di polveri identificate come calce, tipico materiale edile

 

Le analisi effettuate sui luoghi comunemente frequentati da Yara hanno escluso che l’inalazione di tali polveri possa essere avvenuta in palestra, in piscina o in casa, ed è escluso anche che la piccola possa aver respirato le polveri sul campo dove è stata ritrovata cadavere.

 

Secondo l’accusa le polveri respirate da Yara erano sulle mani e sugli indumenti dell’assassino e sono finite nei suoi polmoni nei momenti immediatamente prossimi al decesso.

 

E’ recente la notizia di una nuova visita dei Carabinieri a Chignolo d’Isola presso l’azienda in cui Bossetti si riforniva del materiale edile necessario al suo lavoro: gli inquirenti avrebbero sequestrato tutta la fatturazione relativa al 2010, ed è presumibile che lo scopo ultimo degli investigatori sia quello di comparare le polveri rinvenute nel corpo di Yara con la calce comperata (e quindi certamente utilizzata) da Bossetti.

 

  • Va detto, per completezza di informazione, che gli esami scientifici hanno rintracciato e isolato materiali edili anche sulle scarpe e sugli indumenti della povera vittima. 

E’ora compito degli investigatori quello di comparare i materiali rinvenuti sul corpo di Yara con quelli certamente adoperati dal sospettato.

 

Ma rappresentano possibili indizi non solo la calce nei polmoni di Yara e i materiali edili sui suoi vestiti , c’è dell’altro:

  • sul corpo della piccola vittima furono trovati anche dei peli presumibilmente trasportati dal vento, ovvero risultato di comuni contaminazioni determinate dalla esposizione del corpo nel campo di Chignolo d’Isola in cui la bimba morente venne abbandonata.

Tuttavia gli inquirenti, per non lasciare niente di intentato, potrebbero (ed è questa un’altra clamorosa indiscrezione giornalistica) effettuare l’esame del DNA anche sui cani di Bossetti.

 

 

5- E’ vero che Bossetti non conosceva Yara e che non l’aveva mai vista?

Massimo Giuseppe Bossetti ha sin da subito sostenuto di non conoscere Yara e di non averla mai vista (naturalmente di non averla mai vista prima che il suo volto rimbalzasse in Tv, dove insistentemente è comparso dopo il rapimento e la morte).

 

  • Il fratello di Yara però 2 anni fa dichiarava ad uno psicologo che la sorella aveva paura di un uomo con la barbetta che la seguiva con una macchina lunga e grigia “guardandola male”. 

La testimonianza del fratellino di Yara può oggi essere considerata come un ulteriore indizio contro Bossetti?

Secondo gli investigatori la descrizione del bambino può essere assunta come corrispondente alla figura ed all’immagine fisica del sospettato.

 

Per completezza di informazione va precisato che il bambino aveva riportato un unico elemento che non trova corrispondenza nella fisicità di Massimo Giuseppe Bossetti: il fratello di Yara aveva definito l’uomo che importunava la sorella come “grassottello”, l’indiziato certamente non lo è.

 

 

6- Massimo Giuseppe Bossetti ha nascosto nel suo personal computer qualche verità ancora non rivelata?

Gli investigatori hanno sequestrato il personal computer di Bossetti e sono risaliti a diversi apparecchi telefonici ed utenze (alcune fonti giornalistiche hanno parlato di una decina di telefoni).

Si attendono le analisi peritali per sapere se questi dispositivi elettronici in qualche modo parlano di Yara.

 

Una indiscrezione importante viene dal settimanale Giallo (Giallo – Cairo Editore n°26 del 2 luglio 2014), Bossetti avrebbe sottolineato agli inquirenti di essere un appassionato di cronaca nera.

La domanda è quasi scontata: perché mai fare una precisazione del genere?

E’ possibile che il presunto assassino conservasse nel suo computer informazioni sul caso Gambirasio? Ed è possibile che un appassionato di cronaca nera conservi notizie sui casi di rilevanza nazionale senza che ciò indichi un coinvolgimento in essi?

 

7- E’ plausibile che la moglie non ricordi dove fosse suo marito nella sera del delitto?

La moglie di Bossetti, che pure difende il marito dall’infamante accusa, ha chiaramente sostenuto di non ricordare dove fosse suo marito nella sera della scomparsa di Yara, ha precisato però di avere più volte discusso con lui del caso Gambirasio senza individuare nel marito alcuna reazione emotiva particolare.

 

Secondo gli inquirenti l’impatto emotivo del rapimento di Yara, nei paesini del bergamasco interessati dal delitto, è stato eccezionale, e tutti hanno cristallizzato la loro memoria, tutti perfettamente hanno impresso nella loro mente il ricordo di ciò che fecero, videro e sentirono in quei giorni, giorni in cui non si parlava d’altro.

 

 

8-  Mente Massimo Giuseppe Bossetti quando giustifica il tragitto compiuto col furgone per rientrare a casa nella tragica sera del rapimento?

L’indiziato descrive, per il rientro a casa nella sera del rapimento di Yara, un tragitto di 5km più lungo del tragitto normale, ovvero di quello più comune, logico e breve. 

Pare che per giustificarsi Bossetti abbia parlato di un incontro col fratello e col commercialista, ma pare anche che tali appuntamenti siano stati smentiti dalle persone chiamate in causa. Il fratello come il commercialista avverrebbero dichiarato di vedere Massimo Giuseppe con non molta frequenza.

 

Sempre il settimanale Giallo (Giallo – Cairo Editore n°26 del 2 luglio 2014) rivela una possibile “falla” nella ricostruzione dell’alibi di Bossetti:

Massimo Giuseppe avrebbe dichiarato agli inquirenti di ricordarsi dei furgoni con le parabole per i collegamenti televisivi e di averli visti nell’area della palestra nel giorno della scomparsa di Yara.

Chi ha seguito il caso sa che questo è inequivocabilmente impossibile, la scomparsa della piccola fu infatti denunciata solo la mattina successiva e ciò esclude in radice la presenza delle televisioni giacché la notizia della sparizione della bambina non era stata nemmeno ancora portata all’attenzione delle autorità locali.

 

9- Il presunto assassino mente quando afferma che quella sera il suo cellulare si scaricò e per questo rimase spento fino al giorno successivo?

C’è un dato inequivocabile che emerge dai tabulati telefonici e che Bossetti è chiamato a spiegare: alle 17:45 i telefoni cellulari del presunto Killer e di Yara, insieme e contemporaneamente, agganciavano la cella di Mapello.

Questo quantomeno significa che sono passati entrambi nell’area tracciata dalla cella. E nella stessa area segnata dalla cella, forse non per caso, arrivarono anche i cani molecolari che si fermarono nel cantiere di Mapello.

 

 

10- Massimo Giuseppe Bossetti sapeva di essere un figlio illegittimo?

L’indiziato e la sua sorella gemella mantengono, in merito alla  verità sui loro natali biologici, una linea che è assolutamente comune ed uniforme: entrambi dicono che non sapevano assolutamente di essere figli illegittimi.

La loro mamma, invece, contro ogni ragione scientifica, continua a negare la relazione con Guerinoni, padre naturale di Bossetti.

 

C’è un’intercettazione telefonica, che secondo indiscrezioni giornalistiche, è stata determinante ai fini delle indagini che però farebbe credere che la mamma di Ignoto1 messa alle strette avrebbe contattato il figlio forse proprio per metterlo in guardia (Leggi qui per approfondimenti in merito al ruolo di Ester Arzuffi, mamma di Bossetti).

 

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