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16Anni Muore Lanciandosi nel Vuoto dal Tetto del Liceo: “Mia Mamma e Mio Padre mi hanno Reso la Vita Impossibile”

Agghiacciante vicenda di un'adolescente modello.

Gioela Saga

di Gioela Saga

30 Giugno 2014

lacrime

Quanto può essere difficile il lavoro di un genitore? Almeno quanto lo è crescere e superare l’adolescenza.

Un periodo in cui tutte le emozioni dilaniano il cuore e lo stomaco, in cui tutto sembra contro e tutto sembra allo stesso modo semplice ed impossibile.

Eppure talvolta, malgrado tutti i genitori indistintamente, per una banale legge di natura, siano passati dall’adolescenza, non tutti sono in grado di riconoscerne i pericoli e valutarne tutta la drammaticità.

Non vogliamo giudicare ma la vicenda di Rosita Raffoni, una ragazzina di 16 anni, appare una tragedia evitabile, quasi anacronistica nel suo genere.

In una agghiacciata Forlì, il giorno prima dell’inizio della maturità per il fratello di Rosita e i compagni di quinta, salendo dalle scale antincendio, verso le 2 del pomeriggio, Rosita si è arrampicata sul tetto del liceo classico Morgagni, passando da una botola. L’accuratezza fa pensare che tutto fosse già premeditato.

Ha girato un video per spiegare le ragioni del suo gesto, quasi 40 minuti di riprese. Ha posato il cellulare accanto al suo zainetto. Si è tolta le scarpe e si è lanciata nel vuoto.

La mattina aveva anche lasciato una lettera nella casella di posta delle amiche del cuore. Un’accusa lucida e parole durissime che nessun genitore vorrebbe sentirsi addosso:

“Mia mamma e mio padre mi hanno reso la vita impossibile. Spero che ci sia giustizia per questa mia morte. Spero che i carabinieri facciano un’indagine”.

Nel punto in cui è caduta ci sono ora fiori e bigliettini che la ricordano. Rosita era una ragazzina timida e riservata, con un ottimo rendimento scolastico e una media del 9.

Un’adolescente un po’ isolata che usciva di rado con le amiche, un abbigliamento poco attuale, i genitori erano molto apprensivi e protettivi. Si era sentita negare l’acquisto di un IPhone, non le era consentito iscriversi su Facebook, era iscritta ad una palestra ma non socializzava facilmente.

Aveva organizzato un anno di studi all’estero, in Cina, era stata già pagata la retta ma poi i genitori si erano opposti, a seguito di un diverbio, forse è stato questo ennesimo “no” a farla esplodere.

Difficile il lavoro di genitore che si trova a dover mitigare, interpretare, scegliere, mediare fra il troppo e il troppo poco. Difficile il lavoro di un’adolescente che non trova una via di uscita.

Questo però non è il fallimento di Rosita  ma il fallimento di noi adulti.

Ora rimane solo tanta tristezza, un velo di mistero e il suo posto vuoto, anche in oratorio, dove aveva iniziato a fare l’animatrice.

Possiamo solo lontanamente immaginare il peso che grava sui suoi genitori che, peraltro, sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia e di istigazione al suicidio.

Fonte: Repubblica

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