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Parto Naturale: Ecco Come Avviene (Tutte le Fasi)

Gravidanza: le fasi del parto naturale

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

15 Luglio 2014

Nella vita di una donna, il momento del parto è uno di quelli che, per gioie e dolori, non si dimentica.

Da un punto di vista meramente tecnico poi, il parto naturale è un avvenimento altrettanto interessante da scoprire.

Il parto in letteratura scientifica è distinto in tre differenti fasi, che vengono anticipate da quello che si chiama periodo prodromico.

Questo ultimo, la fase prodromica,  è il momento in cui il corpo della donna si “prepara” a partorire:

le contrazioni cominciano a comparire con più forza ma ancora irregolari nella loro intensità e nella durata.

A volte si avverte anche un peso al basso ventre a  circa 15 giorni dalla nascita.

Queste prime contrazioni sono più frequenti durante le ore notturne e preparano il collo dell’utero che durante questa fase si accorcia fino ad appiattirsi completamente

Durante la fase prodromica potrebbe succedere di espellere anche il “Tappo mucoso”, una sorta di sostanza gelatinosa che si trova nella cervice che isola l’utero dall’ambiente esterno.

A questo potrebbe anche succedere una leggera perdita di sangue o la rottura delle membrane

In questo periodo, che dura in genere due tre giorni il bimbo comincia a incanalarsi nel canale vaginale.

La fase dilatante

Dopo questi momenti inizia la prima fase del travaglio e del parto vero e proprio.

Le contrazioni diventano più intense e regolari, il collo dell’utero oramai non esiste, e l’utero stesso comincia a dilatarsi.

Ogni contrazione contribuisce a dilatare maggiormente l’utero, e le ostetriche, misurando questa ultima, cominciano a farsi un’ idea del momento della nascita del bebè.

La durata di questa fase dipende molto da quanto ci sta l’utero a dilatarsi al punto da lasciar passare il piccolo

In questo possono influire le precedenti gravidanze e il peso del piccolo, che può dilatare il collo dell’utero ancor prima del travaglio.

In questa fase il bambino si comincia a dirigere sempre più costantemente nel canale del parto,spingendo con la testa sulla cervice.

Quando la dilatazione arriva intorno ai 10 centimetri è completa.

Le contrazioni adesso sono molto vicine le une dalle altre, e sono favorite dall’ ossitocina, un ormone che viene secreto grazie alla stimolazione  di segnali nervosi a  seguito della dilatazione dell’utero

E’ questo il momento espulsivo del parto, o la cosiddetta fase della separazione.

E’ il momento più duro, doloroso, ma anche da un punto di vista psicologico, più intenso di tutte le fasi del parto.

Gli ultimi momenti nel quale si è un tutt’uno con la madre, e gli ultimi istanti di vita di coppia per quelli che a breve diventeranno genitori.

Non è possibile stabilire una durata unica di queste fasi, in  quanto molti fattori concorrono: le gravidanze passate, le condizioni fisiche e psichiche della donna, la posizione del bambino ecc.

Adesso il piccolo ha la testa nel collo dell’utero, ed è pronto a compiere la “rotazione interna”: si sposta di un ottavo di giro in modo da far corrispondere la nuca, ovvero l’occipite posteriore con le ossa pubiche, dorso verso la parte posteriore e comincia ad eseguire dei movimenti per l’uscita dal canale. I suoi capelli cominciano a intravedersi.

Alcune volte però questa rotazione non avviene, e il bambino si presenta in posizione podalica, ovvero escono prima i piedi o addirittura le natiche e in questi casi l’aiuto dell’ostetrica può essere determinante.

 E’ il momento della nascita: viene tagliato il cordone ombelicale che separa definitivamente il piccolo dal corpo della mamma.

 

Dopo la nascita segue il secondamento.

La placenta, che ha accolto e nutrito il bambino per nove mesi, si stacca grazie ad un ultima piccola contrazione dell’utero. Spesso, viste le precedenti, queste contrazioni, meno intense, non sono proprio avvertite dalla neomamma, già affaccendata in tutt’altro, tutt’al più la donna avverte una sensazione di durezza all’addome.

Il secondamento ha durata variabile da pochi minuti a 15-20, in alcuni casi l’ostetrica suggerisce di attaccare il bambino neonato al seno, azione che, grazie alla suzione del piccolo, asseconda le contrazioni dell’utero (cosa che avverrà nei giorni successivi al parto, e che consentirà all’utero di tornare alle sue originali dimensioni), e consente l’espulsione della placenta.

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