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Roberta Ragusa il Corpo Distrutto in un Incendio Misterioso di cui Nessuno Parla, un Materasso dato alle Fiamme per Bruciare il Cadavere?

Federica Federico

di Federica Federico

01 Agosto 2014

Ragusa1

– Un boschetto isolato nell’area del Monte Serra, a pochi chilometri da San Giuliano Terme dove viveva Roberta Ragusa;
– un incendio scoppiato il 30 marzo 2012, Roberta scomparve nella notte tra il 13 ed il 14 gennaio dello stesso anno, quindi appena due mesi e mezzo prima;
– un materasso distrutto trovato tra gli alberi arsi e le sterpaglie polverizzate dal fuoco;
– l’ipotesi che il rogo avesse una matrice dolosa e che il materasso fosse servito ad alimentare le fiamme.

E se tra le fiamme e il fuoco fosse stato nascosto un segreto inconfessabile? Se in quel boschetto fosse stato distrutto il cadavere di Roberta Ragusa?

L’ipotesi del rogo doloso finalizzato alla distruzione delle povere spoglie di Roberta è palesata in una lettera, scritta sotto forma di denuncia e rivolta alla Procura di Pisa, ma inviata al settimanale “Giallo”.
“Giallo”, Cairo editore, nel n°30 del 30 luglio 2014 riporta il contenuto della missiva, riassumendolo ed esplicandolo, non pubblica integralmente il testo che è stato, invece, direttamente rimesso alle competenti autorità presso la Procura.

La sostanza dell’accusa è semplice e chiara:

San Giuliano Terme si estende ai piedi di una catena montuosa, nell’area del Monte Serra, zona non troppo distante dal paese, c’è il boschetto che fu incendiato il 30 marzo 2012.

Gli incendi estivi in quelle aree sono comuni ma mai scoppiano nei mesi freddi o in quelli tiepidi, le fiamme per propagarsi necessitano di alte temperature. Tuttavia il 30 marzo del 2012 un incendio scoppiò e distrusse il bosco.

Sebbene l’ipotesi del dolo fu subito considerata come più che possibile, nessuno ha approfondito le circostanze del rogo, nessuno ha debitamente esaminato i luoghi né indagato alla ricerca dei colpevoli.

A marzo, in maniera particolare quell’anno (solo pochi giorni prima aveva nevicato, lo ricordano gli abitanti della zona), le temperature sono ancora troppo rigide per poter alimentare un incendio, è plausibile, se non addirittura logico, credere che quel materasso sia stato incendiato perché il fuoco divampasse nel boschetto. Ma a quale scopo incendiare il boschetto?

Chi segue il caso Ragusa potrebbe ricordare che le ricerche di Roberta furono  temporaneamente interrotte, era proprio quello il periodo in cui le perlustrazioni dei luoghi intorno a casa Logli vennero bloccate, era il marzo del 2012. Guarda caso, però, pochi giorni prima dell’incendio gli investigatori avevano annunciato che tutto era pronto per ricominciare a cercare Roberta o i suoi poveri resti.

La lettera con cui alla Procura si domanda di tenere in debita considerazione il rogo del Monte Serra è anonima ma chi la scrive afferma di avere fatto parte di un’associazione di volontariato legata alla Protezione Civile ed impegnata nel controllo dei roghi sui monti pisani.

Di questo incendio non si era mai parlato, il boschetto del Monte Serra non è mai stato considerato tra i luoghi in cui potrebbe essere stato occultato il cadavere di Roberta.

Posto che oggi la tendenza a parlare di distruzione è più spiccata ed aperta è possibile credere che questa lettera apra un nuovo scenario?

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