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Yara Gambirasio: Bossetti l’Incontro con la Mamma e un’Intercettazione Molto “Sospetta”

Massimo Giuseppe Bossetti e mamma Ester: due verità scomode ma anche delle bugie inquietanti

Federica Federico

di Federica Federico

04 Agosto 2014

Yara Gambirasio

Nei giorni scorsi nel web italiano rimbombava una “notizia” sensazionale: molti titoloni “sottolineavano” il fatto che Ester Arzuffi, 67 anni, mamma di Massimo Giuseppe Bossetti, non fosse mai andata a trovare il figlio ed indicavano la sua lontananza dal parlatorio del carcere di Bergamo come volontaria.

Ebbene, questa “notizia” è stata smentita dai fatti: Ester Arzuffi e suo marito Giovanni Bossetti, accompagnati dall’avvocato di famiglia sono entrati nel carcere di Bergamo ed hanno parlato con Massimo Giuseppe, il loro incontro è stato lungo e non privo di momenti di commozione.
Uscendo il legale ha sottolineato che la famiglia Bossetti è e resta unita nella difesa di Massimo Giuseppe.

La difesa “negazionista” di Bossetti e di sua mamma Ester Arzuffi va contro ogni logica?

I più clamorosi casi di cronaca degli ultimi anni hanno individuato i principali sospetti all’interno di precise cerchie di conoscenza e frequentazione delle vittime: a Cogne l’assassina è stata individuata nella mamma, Annamaria Franzoni; a Garlasco è stato accusato il fidanzato della vittima, Alberto Stasi; a Perugia la coinquilina Amanda Knox e il suo fidanzato Raffaele Sollecito.

In tutti i casi appena elencati le tracce biologiche dei presunti assassini potevano, logicamente, essere sulle vittime o nei luoghi dei delitto (posto che tutti i delitti sono avvenuti all’interno delle abitazioni delle vittime stesse), ciò in considerazione del fatto che vittime e presunti assassini avevano frequentazioni stabili e\o condividevano i luoghi abitativi frequentemente o stabilmente.

Il caso Gambirasio è completamente diverso: Ignoto 1 è stato da subito identificato come l’assassino perché si è dimostrato immediatamente come un soggetto del tutto estraneo alle conoscenze ed alle frequentazioni della vittima. In questo senso il suo sangue sul corpo di Yara diventava la prova più che rilevante, certa e inequivocabile, della sua presenza sul luogo del delitto.

Adesso Bossetti, identificato appunto come Ignoto1, prova a deire il contrario: nega non solo di avere commesso il reato, ma nega pure di essere stato fisicamente nel capo di Chignolo d’Isola mentre la giovane vittima veniva lasciata morire e persino nega di aver mai incontrato e conosciuto Yara. Qualcuno dice che nega la realtà.

Anche sua madre lo fa, anche Ester Arzuffi nega una realtà inequivocabile: a discapito del DNA, mamma Ester nega di avere “amato” Giuseppe Guerinoni e continua ad attribuire la paternità di Massimo Giusebbe a suo marito Giovanni Bossetti.

Giovanni Bossetti ha scoperto in un solo momento 2 atroci bugie?

Massimo Giuseppe non è figlio del suo papà anagrafico: il suo DNA dice che il seme che lo generò, 43 anni fa, proviene da Giuseppe Guerinoni, autista di Giorno morto nel 1999. Ed ora quello stesso DNA dice anche che Massimo Giuseppe è Ignoto1.

Ester Arzuffi aveva mai svelato a suo marito questa imbarazzante verità che adesso è sotto gli occhi di tutti?
Giovanni sapeva di essere “solo” un padre anagrafico?

Ester e Giovanni, come il resto della famiglia, credono nell’innocenza di Massimo?

Secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti il segreto che Ester nascondeva nel suo cuore era noto a Massimo Giuseppe, sebbene questi oggi abbia scelto, quasi per strategia, di negare tutto indistintamente.

Il presunto killer di Yara afferma di essere venuto a conoscenza della verità sui suoi natali solo dopo l’arresto; eppure Ester Arzuffi, dopo essere stata raggiunta dai sospetti degli inquirenti, dopo il primo incontro con le autorità e dopo il test del DNA non può non aver compreso che il cerchio si stava stringendo.

In quella stretta Ester fece un passo falso: nei giorni più caldi delle indagini, quando la mamma di Bossetti veniva individuata come la madre di Ignoto1, è stata registrata una conversazione sospetta tra Ester Arzuffi e Massimo Giuseppe Bossetti, lo rivela il settimanale Giallo, Cairo Editore, n°31 del 6 agosto 2014.

Sulle pagine di Giallo viene precisato che si tratta di un’intercettazione catturata dopo che le utenze telefoniche dei Bossetti erano già state messe sotto controllo, quando cioè si cercava di capire quale dei figli di Ester fosse Ignoto 1.

La mamma avrebbe detto al figlio: ”Massimo vieni qui, dobbiamo chiarire alcune cose”.

Il tenore della telefonata, il contenuto nel dettaglio e le sue conseguenze in termini di ipotesi investigative sono completamente segretati. Ma secondo le indiscrezioni giornalistiche più accreditate questa telefonata è la dimostrazione che Ester e Massimo sapevano l’uno dell’altra.

Mamma e figlio due segreti terribilmente imbarazzanti e compromettenti che si intrecciano tra loro e si confondono in un miscuglio torbido di bugie?

Massimo Giuseppe Bossetti ha sempre detto, dinnanzi alle autorità, di aver vissuto nella convinzione che il padre fosse Bossetti e di non avere mai conosciuto né Guerinoni, né alcuna verità sul suo ruolo paterno; mamma Ester continua a negare la sua relazione “amorosa” con l’autista di Gorno.

E’ vero che gli incontri in carcere sono limitati e Bossetti più di chiunque altri vuole ed ha voluto vedere la moglie;

è vero che quello tra Massimo Giuseppe e la mamma doveva, per i motivi appena esposti, essere il più monitorato tra i colloqui del presunto killer;

è vero che “papà” Bossetti versa in condizioni di salute limitanti e preoccupanti;

ma è pur vero che la strategia negazionista  mette mamma Ester e il figlio Massimo in una posizione di reciproca difficoltà. Infatti non è un caso che tutti si chiedano se, durante il colloquio, la mamma ed il figlio abbiano affrontato la discussione sulla vera paternità di Massimo e della sua gemella.

Intanto, dopo 3 perquisizioni in casa di Massimo Giuseppe, le autorità hanno tolto i sigilli all’appartamento affinché Marita Comi ed i suoi 3 figli possano tornare a casa.

Da casa Bossetti sono stati prelevati altri oggetti, lo rivela il settimanale Giallo, Cairo Editore, nel n°31 del 6 agosto 2014.

Gli inquirenti hanno portato via dalla casa di Bossetti un’aspirapolvere, un biglietto di San Valentino, un giubbotto e le figurine dei bambini.

Vediamo nel dettaglio perché gli inquirenti avrebbero tratto dall’appartamento del presunto killer proprio questi oggetti.

Mentre è molto facile intuire che un giubbotto possa essere sequestrato per rintracciare sull’indumento eventuali indizi del delitto, è meno intuitiva la motivazione che sta dietro al sequestro delle figurine dei figli di Bossetti.

Gli investigatori avrebbero frugato tra i giocattoli ed avrebbero portato via le figurine dei bambini perché Bossetti ha sempre sostenuto di essere stato un cliente abituale dell’edicola di Brembate, proprio fuori la palestra di Yara. Stando alle dichiarazioni di Massimo Giuseppe quella era l’ultima edicola dinnanzi a a cui transitava tornando a casa dal lavoro e lì si fermava, quindi, per accontentare le richieste dei suoi bambini.
L’edicolante, però, avrebbe smentito Bossetti, sostenendo, infatti, di ricordassi sì di Massimo Giuseppe ma di non poterlo annoverare tra i cosiddetti clienti abituali.

Perchè Massimo Giuseppe avrebbe mentito circa le sue soste frequenti all’edicola? Ha detto una bugia  forse finalizzata a giustificare la sua presenza “ripetuta e costante” a Brembate, nelle zone e nei luoghi della vita di Yara.

E le figurine, sequestrate in casa Bossetti, potrebbero dimostrare che l’edicolante non ricorda male: quelle innocue figurine potrebbero attestare che non sono state acquistate nell’edicola di Brembate, bensì altrove.

Il biglietto di San Valentino potrebbe nascondere dei sospetti oppure i segreti di una coppia in cui uno, l’uomo, è il sospettato principale di un atroce crimine.

L’opinione pubblica si chiede se la moglie sapesse, sospettasse non avesse intuito qualche cosa: Marita Comi, da parte sua, difende il marito, ma da subito disse di non ricordare dove fosse Massimo Giuseppe nella sera del delitto.

Il settimanale Giallo, Cairo Editore, nel numero 30 del 30 luglio 2014 ha intervistato le titolari del bar ristorante “La Tartaruga” di Novate, paesino in provincia di Lecco.
Dall’indagine giornalistica condotta da Giallo emerge che Bossetti tra il 2010 e il 2011 è stato un assiduo frequentatore di quel locale e si sedeva al tavolo da solo, non solo a pranzo ma qualche volta anche alla sera, quando per abitudine arrivava verso le 20:00.
Pare anche che in un’occasione avesse confessato a chi lo serviva di essere in crisi con la moglie, per cui usciva per evadere un po’.

In ultimo il sequestro dell’aspirapolvere: Bossetti ha forse usato l’elettrodomestico per pulire il suo furgone o la sua macchina con l’intenzione di eliminare dai veicoli le tracce del delitto? E’ esattamente questo che potrebbero essersi chiesti gli inquirenti effettuando il sequestro.

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