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Spasmi Affettivi: Cosa Sono e Cosa Fare

Tutto quello che c'è da sapere su questa manifestazione.

Gioela Saga

di Gioela Saga

04 Agosto 2014

spasmi respiratori affettivi

Vi sono bambini che non riescono a trovare “consolazione” nel solo piangere e il loro pianto diventa talmente irrefrenabile e ostinato da lasciarli letteralmente senza fiato.

Il bimbo può diventare prima paonazzo, poi addirittura cianotico, irrigidirsi, respirare velocemente fino ad entrare in iperventilazione o, al contrario, bloccare l’ingresso dell’aria con uno spasmo del laringe provocando uno stato di apnea.

Succede così l’imprevedibile: il bambino sviene come meccanismo compensativo e risolutivo della mancanza d’ossigeno. Ecco una crisi di spasmi respiratori affettivi in piena regola.

Malgrado il nome altisonante, non deve spaventare i genitori perché si risolve sempre in modo benigno e senza conseguenze. Normalmente in pochi secondi il bambino riprende i sensi e riprende spesso a piangere, anche se in maniera  meno concitata.

Cosa sono dunque gli spasmi affettivi?

Sono manifestazioni emotive di alcuni bambini tra i 6 e i 18 mesi, ne sono colpiti circa il 5%, e il primo episodio si innesca spesso dopo una caduta, una situazione che non vogliono accettare o a cui non vogliono assistere. Potrebbe anche essere una lite tra i genitori o un rimprovero che gli dia un particolare senso di frustrazione o vergogna.

Statisticamente ne sono colpiti sia bambini particolarmente svegli e attivi che altri più pavidi e timorosi ma spesso denota una mancanza di sicurezza e stima che li porta a non avere “alternative” nel gestire la situazione che gli si para davanti.

Lo spavento dei genitori è enorme, soprattutto durante il primo episodio, ed è sempre difficile mantenere la calma. Chiaramente questo fa subentrare un meccanismo “perverso” per cui il bambino, sentendosi messo al centro dell’attenzione, capisce di avere un potere sconosciuto fino ad allora, che può utilizzare all’occorrenza.

I capricci diventano allora un’occasione perfetta per minacciare indirettamente una crisi ed ottenere ciò che si vuole.

Ovvio che il genitore non deve assolutamente entrare in questa spirale ma agire con prudenza e scaltrezza. Forti del fatto che gli spasmi affettivi, lo ripetiamo, non destano nessuna preoccupazione dal punto di vista fisico, bisogna cercare di non dar loro troppa importanza.

Cosa si può fare?

Si consiglia di abbandonare la stanza, allontanarsi dal bambino, non manifestare nessun interesse per ciò che succede.

Alcuni consigliano anche di soffiare delicatamente nella bocca del bambino in modo da far scatenare un meccanismo di deglutizione spontanea e blocco della crisi; altri di dare un piccolo schiaffetto sulla guancia come a voler far riprendere contatto con la realtà al bambino.

In nessun caso si deve strattonare o scuotere il piccolo perché questo invece può sempre comportare danni seri.

Più diventerete bravi a gestire queste crisi e prima scompariranno. Di solito passano prima dei tre anni. Solo se si prolungano dopo i 4 o i 5 anni sarà bene chiedere una valutazione neurologica infantile più mirata.

E’ importante avvertire tutti quelli che hanno a che fare con il bambino (baby-sitter, educatrici, maestre, nonni,…) di questo fatto e di come reagire di conseguenza.

Alcuni esperti hanno valutato che potrebbe esserci un’incidenza ereditaria in questo comportamento e che forse potrebbe esserci anche una predisposizione anatomica: un difetto del controllo del fondo della gola per cui il bambino, piangendo in modo continuo e profondo, non riesce, fisicamente, a riprendere fiato.

In taluni altri casi è stato riscontrata una concomitante lieve carenza di ferro che accomuna i bambini che si lasciano andare a queste crisi.

In ogni caso, pur essendo un fenomeno che si risolve naturalmente e privo di conseguenze, è sempre giusto parlarne anche al pediatra che saprà consigliarvi al meglio, soprattutto dal punto di vista comportamentale ed educativo, valutando il caso specifico.

Fonte: Pediatric

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