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Salute: epilessia, bambina curata al Meyer con casco stereotassico

Federica Federico

di Federica Federico

11 Marzo 2011

Firenze, Clinica Neurologia Pediatrica dell’Ospedale Meyer. Presso il Meyer di Firenze una piccola paziente di soli 5 anni, affetta da una seria forma di epilessia resistente ai farmaci, è stata sottoposta ad un innovativo intervento chirurgico che, a quanto pare, ha fermato con successo l’avanzata della malattia.

Stando ai resoconti riportati dagli organi di stampa, condotta al Meyer due mesi fa, la bambina manifestava violente e continue crisi epilettiche. La serietà delle condizioni cliniche della piccola avevano indotto i medici a ricoverarla in rianimazione ed a tenerla sotto sedativi.

Effettuati gli esami clinici e monitorate le condizioni della bambina, il quadro dinnanzi a cui si sono trovati i medici era questo:
le crisi epilettiche risultavano partire da una ristretta area del cervello che, però, non sembrava corrispondere perfettamente con le zone che la risonanza magnetica individuava come malformate.
Dunque, gli specialisti avevano un problema: scoprire esattamente da quale “posto” del cervello partivano gli “impulsi malati”.

Per svelare l’origine dell’epilessia i medici del Meyer, per la prima volta nella storia della pediatria italiana, sono ricorsi ad un casco stereotassico (tecnicamente definito: strumento per l’impianto stereotassico di elettrodi di profondità, Stereo-Eeg).

Cos’è l’impianto stereotassico di elettrodi di profondità ed a quali risultati ha condotto?

Il casco stereotassico consente l‘impianto di elettrodi anche nelle zone profonde del cervello, tali elettrodi servono a tracciare i percorsi degli impulsi nervosi ed a monitorare, quindi, la malattia proprio dove essa ha luogo, ovvero nel cervello. Questa osservazione ravvicinata della patologia ha permesso ai medici del Meyer di individuare con assoluta precisione l’area celebrale compromessa.  In pratica sul capo del paziente viene posto un casco che permette di inserire degli elettrodi in diverse aree del cervello. L’inserimento avviene chirurgicamente attraverso dei piccoli fori.
Alla bimba del Meyer sono stati applicati ben 13 elettrodi. Grazie ai quali si è ottenuta una registrazione di 24 ore delle attività celebrali e delle crisi epilettiche.
Lo studio delle registrazioni raccolte dagli elettrodi permette di circoscrivere con assoluta precisione l‘origine degli “impulsi celebrali anomali” e quindi di individuare la fonte della malattia.
Questo è ciò che hanno fatto gli specialisti del Meyer.

Centrato il problema: individuata, cioè, l’origine dell’epilessia, i medici hanno proceduto ad un secondo intervento volto alla rimozione degli elettrodi e  alla così detta “resezione della zona epilettogena circoscritta”, ovvero alla soluzione del problema scatenante.

Quattro settimane sono trascorse dall’intervento  e la piccola sta bene, non ha più manifestato crisi epilettiche.  Questo risultato, per quanto pretenda ancora del tempo per essere definito stabile, rappresenta uno straordinario successo medico e può essere considerato come una prospettiva e una speranza per la cura dell’ epilessia.

Ma cos’è l’epilessia? Su cosa di fatto sono intervenuti i medici del Meyer?

L’epilessia è una malattia neurologica cronica.
Essa si manifesta con crisi improvvise, le più note e diffuse crisi – quelle che comunemente tutti siamo abituati a definire crisi epilettiche ed ad identificare come sintomo della malattia – sono le cosidette crisi convulsive del tipo grande male. Durante il loro corso di fatto tutto il corpo viene coinvolto in una crisi da convulsione: la vittima crolla in terra e , come in preda ad una scossa elettrica, “trema” ripetutamente.
La crisi normalmente si articola in due fasi: parte con uno spasmo muscolare generale (Fase Tonica) a cui seguono, dopo poche decine di secondi, contrazioni muscolari diffuse ed incontrollate più o meno regolari, tali contrazioni provocano movimenti veloci ed ampi che coinvolgono tutto il corpo (Fase Clonica) .
Durante la crisi il soggetto produce muco e salivazione eccedente dalla bocca, potrebbe mordersi la lingua, eventualmente avere episodi di vomito e rotea gli occhi all’indietro.
La durata è comunemente pari a 2-3 minuti, lascia, poi, la vittima scossa, stordita ed indolenzita.

Cosa determina le crisi epilettiche?

Le crisi epilettiche sono originate da un comportamento anomalo dei  neuroni, cellule nervose celebrali.
Accade che una “squadra di neuroni” diviene iperattiva, si attiva ad un ritmo eccedente la normale tollerabilità. Comportandosi in modo questo modo i neuroni scatenano una attività eccessiva del sistema nervoso che sfocia in una vera e propria scossa, scossa che si dirama per tutto il corpo scatenando la crisi epilettica.

L’organizzazione mondiale della sanità stima che l’epilessia interessi 43 milioni di persone, l’85% delle quali vive nei paesi in via di sviluppo ed in Italia il numero dei soggetti epilettici oscilla tra i 350.000 e i 500.000 mila.

L’epilessia è una malattia “complessa e pluriforme” tanto che si parla di epilessie più che di epilessia.
Essa può colpire a qualunque età. Non sempre, poi, è facile rintracciarne la causa scatenante.
Si usa distinguere tra:
– epilessie genetiche (quelle causate da mutazioni di geni, genetiche),
– epilessie sintomatiche (quelle che sono sintomo, conseguenza di una patologia, per esempio una malformazione o una infezione, come l’infezione perinatale da Cytomegalovirus. Queste sono caratterizzate da una lesione riscontrabile anatomicamente e visibile per mezzo della risonanza magnetica),
– epilessie citogenetiche (quelle che non sono riconducibili ad alcuna causa organica o fisiologica riscontrabile).

È bene che i genitori sappiano che in caso di epilessia infantile ed in età scolare sovente capita che il piccolo epilettico soffra, non della “comune crisi epilettica”, ma di crisi così dette di assenza.

Cosa accade al bambino? Per poco tempo (meno di 10 secondi) il bambino, in apparente stato di coscienza, soffre di un vero e proprio arresto motorio. Sebbene sembri presente a se stesso, il piccolo non risponde né, conclusosi il fenomeno, ha memoria dell’accaduto.
Queste crisi possono essere sottolineate da ritmiche contrazioni della muscolatura mimica.

Ove abbiate il sospetto di crisi di assenza contattate prontamente il pediatra.

Cosa è, invece, bene fare in caso di crisi convulsiva comune?

– se il bambino cade in terra spostatelo solo se si trova in condizioni di pericolo;
– giratelo su un fianco;
– se ha qualunque cosa in bocca rimuovetela prontamente;
– pulitegli la bocca e se ha vomitato liberatela dal vomito;
– allentate gli indumenti che potrebbero “stringere” il bambino;
– se il respiro si fa rumoroso intervenite sulla mandibola: premete con due dita dietro l’angolo della mandibola in modo da spingere in avanti mandibola e mento e da evitare problemi con la lingua;
– non scuotete il bimbo, non schiaffeggiatelo e non provate a tenerlo fermo per “bloccare” la convulsione;
– non infilate nulla nella bocca del bimbo;
– chiamate il medico o portate il bimbo prontamente in pronto soccorso.

L’intervento del Meyer è innovativo perché normalmente la terapia adoperata è farmacologica: i farmaci per la cura dell’epilessia hanno lo scopo di prevenire gli episodi epilettici per questo i farmaci accompagnano la vita dei soggetti malati sempre, costantemente con dosagi che si devono adattare alle esigenze fisiche del paziente. I farmaci, però non sono mai privi di rischi e l’uso prolungato massimizza i pericoli e le controindicazioni, tanto più che non è esclusa, in certi casi, una resistenza della patologia alle medicine.

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