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Questa Bambina Era Nata Maschio: “I Dottori Si Sono Sbagliati, Sono Sempre Stata Una Ragazza”

“Mamma dice che i dottori le dissero che io ero un ragazzo – ma si sono sbagliati… Sono sempre stata una ragazza”.

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

29 Agosto 2014

Skyler burns

“Mamma dice che i dottori le dissero che io ero un ragazzo – ma si sono sbagliati… Sono sempre stata una ragazza”.

È con questa esplicativa affermazione che Danielle Gusmaroli, giornalista del Daily Mail Australia, introduce la commovente storia della piccola Skyler Burns.

Nata maschio, e registrata all’anagrafe con il nome Seth, Skyler ha iniziato a rendere manifesta la propria indole femminile già all’età di 2 anni, mostrandosi maggiormente interessata ai giochi per femminucce, come ad esempio le bambole, e piangendo disperata ogni qualvolta le veniva imposto di indossare abiti maschili.

I genitori, la madre Summer (45) e il padre Brett (30), residenti a Gold Coast, città australiana situata nello Stato del Queensland, in accordo con alcuni medici, hanno pensato che si trattasse di una semplice e transitoria fase.

Ma così non è stato!

Skyler si sente e si definisce una bambina a tutti gli effetti, intrappolata e costretta in un corpo da ragazzo.

I familiari hanno così deciso di consultare alcuni esperti presso il Royal Children’s Hospital di Brisbane. Dopo diverse visite, i medici sono giunti alla conclusione che, pur essendo geneticamente un ragazzo, Skyler è una ragazza a tutti gli effetti.

In particolar modo Stephen Strathis, direttore del reparto salute mentale infantile dell’istituto, ha diagnosticato alla bambina una disforia di genere, ossia il disturbo dell’identità di genere (DIG), disturbo che si manifesta quando una persona si identifica in modo forte e persistente nel sesso opposto a quello biologico (Fonte Wikipedia).

Una volta appurato ciò, i genitori, per il bene della figlia, hanno concordato che la stessa potesse esprimere liberamente la propria personalità, di vestirsi come una bambina e di cambiare il proprio nome da Seth a Skyler.

“Se questi bambini non sono autorizzati ad essere ciò che realmente sono, il risultato è qualcosa che non voglio neanche immaginare – ha dichiarato il papà di Skyler – In questo momento ho un bambino che ha bisogno di essere una bambina e noi stiamo cercando di recuperare il tempo perduto”.

Inoltre, se il desiderio della piccola dovesse persistere, i familiari hanno già deciso che, una volta adolescente (12/14 anni), potrà iniziare un trattamento ormonale così da impedirle di sviluppare le caratteristiche fisiche maschili (voce grossa, pomo d’Adamo, etc.).

Ma il particolare di questa storia che più mi ha sorpreso, e che ritengo vada debitamente sottolineato, è stata la risposta solidale da parte dell’istituto scolastico che Skyler frequenta.

Dopo aver ricevuto la lettera redatta dal dottor Strathis, nella quale lo stesso sosteneva che Skyler avrebbe dovuto vivere la sua vita di bambina anche a scuola, sia il preside che il vice-preside dell’istituto scolastico hanno dimostrato pieno sostegno verso la bambina, lasciandola libera di vivere questa sua ritrovata identità.

Nessuna discriminazione, nessun divieto, solo piccole accortezze affinché né lei né gli altri alunni possano vivere situazioni di disagio.

Skyler infatti indossa la divisa femminile, utilizza i bagni delle ragazze ma, per le lezioni di nuoto, effettua il cambio di abiti in un’aula a parte, così da evitare eventuali domande da parte dei compagni di classe.

“La amiamo così tanto, lei è davvero preziosa per noi e vogliamo che sia fiera di se stessa – ha dichiarato la madre, Summer – Questa non è stata una decisione facile, semplicemente il genere di Seth non era adatto a lei. Ora è esattamente chi aveva intenzione di essere. Abbiamo la fortuna di vivere sulla Gold Coast in una comunità che la sta accettando e di mentalità aperta”.

Leggendo qualcuno potrà insinuare che tutto ciò vada contro natura, che una situazione di questo genere non possa definirsi “normale”.

Ma, io mi chiedo, è giusto definire “errore” la volontà di rendere felici i propri figli?

Leggendo altre storie analoghe a questa, sempre legate al disturbo di identità del genere, sono rimasta piacevolmente colpita, per non dire affascinata, dalla conclusione finale fatta dal blogger “Il Ninth”, redattore del sito Bufale un tanto al chilo.

In un articolo che chiarisce alcuni aspetti di una storia simile a quella qui sopra esposta, scrive:

<<Sono genitori che hanno visto al di là del nome e del corpo con la quale è nata, sono persone che guardano ogni giorno nell’anima della bambina. Non la vedono affatto diversa da quel bambino che hanno conosciuto prima dei sette anni, e non hanno smesso di amarla. Shakespeare nel Romeo & Juliet scrisse “quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso odore soave” […] quando baciano quella bellissima bambina: è il profumo della felicità di vivere ciò che si sente di essere davvero, che si mescola all’amore incondizionato di un genitore per il proprio figlio>>.

Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro… 

Fonte: Daily Mail 

 

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