Questo sito contribuisce
all'audience di

 

Seguici:

Il Primo Giorno di Scuola: “Povera Me”, Panico da Mamma

Il racconto del primo giorno di scuola visto da una mamma che somiglia a tante altre

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

15 Settembre 2014

Stock Photo by Sean Locke www.digitalplanetdesign.com

Mentre tutte le altre mamme piangevano fiumi di lacrime vedendo i loro figli crescere e andare a scuola, l’unica cosa che sono riuscita a dire io è stato “Povera me”.

Non avevamo mai avuto alcuna routine nei precedenti 5 anni. Andavamo a letto quando volevamo, ci alzavamo quando volevamo. Io non sono mai neanche stata brava con orari, programmi e piani per la giornata. Ricordo che a scuola facevo sempre tardi, in un anno ben 77 volte, e 53 assenze.

E adesso, per il primo giorno di asilo, mi sento nel panico.

Lo scuolabus non passa perché siamo troppo lontano da scuola, così dovrò accompagnare mia figlia, il che significa andare e venire per 180 giorni – o 360 volte, senza contare tutte quelle volte che lo dovremo fare il doppio perché abbiamo dimenticato qualcosa.

La notte prima dell’inizio della scuola, per fare pratica, sono andata e venuta: una volta a piedi, una in bici, una in scooter e una in auto, per vedere cos’era meglio. Ho scelto lo scooter.

Poi siamo andati a letto tutti tre ore prima del solito.

Mi sono girata e alzata ossessivamente per guardare il tempo tutta la notte. Poi alle 4 mi sono alzata per prepararle la colazione.

Latte, biscotti, nuovi abiti, nuove scarpe, nuovo zaino, tutto nuovo.

Abbiamo preso lo scooter e via, a scuola.

Siamo arrivate davanti alla scuola. Penna rossa, penna blu, set di vestiti supplementari, colazione salutare a base di frutta, snack ai cereali integrali, bottiglia d’acqua, baci, abbracci e saluti.

primo giorno di scuola 2

Tornata a  casa ho avuto il tempo di sistemare, di fare due lavatrici e via a riprenderla.

Pranzo, lezioni di pianoforte, cena, bagno, denti, spazzola e letto. E questo anche martedì, mercoledì, giovedì.

Giovedì sera abbiamo preso la cena al fast food. Invece di farle il bagno le ho passato delle salviette imbevute prima di metterle il pigiama. Invece di farle lavare i denti le ho dato una mentina.

Venerdì ho dimenticato di metterle le scarpe per la lezione di ginnastica. E anche i libri. E ho anche dimenticato del suo primo invito a una festa di compleanno di una sua nuova compagnetta di classe. Invece di posteggiare lo scooter come gli altri giorni abbiamo dovuto lasciarlo appoggiato al muro, per la fretta di aver fatto tardi.

Tornata a casa mi sono fatta una bella cioccolata e mi sono stesa sul divano.

All’uscita da scuola mia figlia mi ha chiesto se l’avessi potuta aiutare a disegnare il sistema solare. Non sapevo neanche che forma avesse il sistema solare, ma c’erano le altre mamme che mi guardavano, non potevo risponderle la verità

Mamma, quanti pianeti ha il sistema solare?”

E io: “12? 8? 10? Potresti cercarlo su Google. Non ti potevano far disegnare un arcobaleno, o una pizza? Come tutti gli altri bambini?”

Dall’altro alto del marciapiede una mamma mi fulminò con lo sguardo “davvero usa Google a casa? Te l’immagini se lo facessero anche all’asilo? Sarebbe vergognoso!”

Mia figlia a scuola lo aveva….

Mi sentivo una mamma colpevole.

primo giorno di scuola 3

Claustrofobica. Avevo passato la mia vita a camminare fuori dal seminato, e adesso ero lì, ammanettata per i prossimi 13 anni, con una bambina di 5 e uno scooter da mettere in moto. Avevo cominciato a sudare, volevo solo tornare a casa. Non riuscivo neanche a ricordare il nome di quella mamma per scusarmi, per discutere di quanto avevo detto.

E non ricordavo neanche il nome delle maestre, e dei compagni di scuola di mia figlia, e degli altri genitori.

A casa avevo guardato il muro seduta sul divano per tutta la durata della giornata scolastica. Quando era arrivata l’ora dell’uscita da scuola mi ero avviata, ma ero tornata indietro a metà strada accorgendomi che ero uscita di casa scalza.

Stasera niente cena, tanto è venerdì. La bambina potrebbe mangiare un gelato, e gli adulti un bel bicchiere di vino.

La settimana per fortuna è finita, siamo sopravvissuti, o quasi.

 

“Mamma sono l’unica a scuola che porta l’aranciata, vorrei l’acqua.”

“Ok avrai l’acqua”

Non ho neanche fatto amicizia con le altre mamme, non ho proprio voglia di andare a scuola lunedì. Non sono tagliata per questo.

Dovrei stare in una fattoria e vendere Marijuana per scopi medici, o qualcosa del genere.

Ma realizzo che non posso fuggire. Non si può fuggire dai figli. Non hai scelta, devi restare su quella giostra.

E sarà un lunghissimo giro, cara amica mia.

Liberamente tradotto e adattato da: Scary Mommy, Starting School , di Jennifer Scharf, scrittrice e produttrice residente a Boston

Leggi anche

Seguici