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Mamma Partorisce un Angelo: la Figlia Nasce Morta a 27 Settimane (Foto e Storia)

Una testimonianza drammatica e sconvolgente.

Gioela Saga

di Gioela Saga

30 Settembre 2014

aborto interno a 27 settimane Alana Marie

Si chiama aborto interno ed è un termine medico per definire una delle cose peggiori che possano succedere: la perdita di un figlio durante la gravidanza.

E’ un evento molto più comune di quanto si possa pensare e che quasi sempre, se non si ripete, non preclude altre gravidanze da portare a termine nel migliore dei modi.

Perdere un bambino nel proprio grembo ha un impatto fortissimo per una mamma, un papà: una coppia.

Le dinamiche che si scatenano possono essere contrastanti e comunque sempre importanti, in proporzione anche allo stadio di avanzamento della gravidanza, è un segno indelebile che marchia per sempre la genitorialità.

Si passa da sensi di colpa, per lo più assolutamente immotivati, a periodi di forte depressione, perdita di autostima, disagio nei confronti del partner e così via.

Nel film Return to zero , uscito nel 2013, la vicenda presentata si basa su una storia realmente accaduta come tante altre di questo tipo e ha così toccato la sensibilità delle mamme che hanno subito una perdita simile, da suscitare una valanga di approvazioni.

Tra le tante, vogliamo proporvi una testimonianza particolarmente toccante, quella di Elizabeth Croes che scrive nel blog dedicato al film e che qui riportiamo in parte:

aborto interno alla 27 settimana, Alana Marie

“Vorrei ringraziarvi dal più profondo del cuore per aver fatto questo film.

Ho perso mia figlia Alana Marie Croes quando ero di 27 settimane.

La mia gravidanza era stata perfetta fino all’11 novembre 2012, quando ho notato che non sentivo i movimenti della piccola da un paio di giorni. Ho continuato a pensare che fosse una mia sensazione ed essendo stata molto impegnata non ci avessi fatto caso. Ho provato di tutto per farla scalciare ma invano.

Mio marito mi portò al pronto soccorso e mentre stavamo andando, continuavo a pensare che, non appena arrivati in ospedale, i medici avrebbero sentito il battito e io mi sarei sentita la donna incinta più scema del mondo.

Quando hanno controllato, i medici non riuscivano effettivamente a sentire il battito e mi hanno fatto un’eco. Continuavo a pregare che alla fine mi avrebbero detto che stava bene e che era solo messa in una strana posizione. Ci mettevano tanto…

Il mio dottore disse: “Mi dispiace, non c’è battito.”

Ho urlato “no”.

Il mio dottore ci ha portato in una stanza e ci ha spiegato cosa potevamo fare, potevamo andare in ospedale dove mi avrebbero indotto il parto e avrei dato partorito la bimba. Ho dovuto chiamare i miei familiari e dire loro che avevamo perso la bimba, dire ad alta voce “abbiamo perso la bambina” è stato qualcosa che mai avrei immaginato di dover dire.

Sono molto grata alle straordinarie infermiere che si sono prese cura di noi spiegandoci tutto e e facendoci sentire a nostro agio per quanto fosse loro possibile.

Ci hanno illustrato il programma NILMDTS (Now I Lay Me Down To Sleep – ora mi metto giù a dormire) grazie al quale era possible avere un fotografo a disposizione se volevamo avere una foto con la nostra piccola. Ero certa di volerlo e così abbiamo acconsentito.

morte in utero alla 27 settimana

Alle 4:27 dell’11 novembre 2012 è nato il mio angelo.

Mio marito e mia sorella erano nella stanza con me mentre partorivo e mia mamma è arrivata subito dopo. Alle 4.30 il fotografo era già lì e ha fatto delle fotografie meravigliose e dal valore, per noi, inestimabile. Ho persino potuto avere le fotografie mentre è stata battezzata.

Il momento in cui me l’hanno messa in braccio ho sentito un amore mai sentito fino ad allora. Io e mio marito l’abbiamo coccolata, cullata, baciata e le abbiamo parlato.

Dopo 4 ore l’ho dovuta salutare, l’ho baciata per l’ultima volta e questo bacio mi ha lacerato il cuore.

Le ho detto che la sua mamma e il suo papà l’amavano più di quanto lei non avrebbe mai potuto immaginare e un giorno ci saremmo trovati insieme in paradiso e l’avremmo di nuovo abbracciata.

Abbiamo poi dovuto fare qualcosa che nessun genitore vorrebbe mai fare: pianificare il suo funerale.

I miei genitori e i nostri amici ci hanno incredibilmente confortato e so che senza di loro e senza l’appoggio di mio marito non sarei riuscita a sopravvivere più di una settimana.

Mia figlia mi manca ogni giorno, prego di poterla di nuovo sentire scalciare e svegliandomi da questo incubo.”

Grazie ancora per aver rotto il silenzio. ”

Per chi si chiedesse perché pubblichiamo una lettera così straziante in una pagina dove si dovrebbe parlare solo di cose belle e di vita, rispondiamo che anche questa è vita, la vita da mamma che purtroppo a volte inciampa in eventi più grandi di noi.

Leggendo queste righe chi ha vissuto lo stesso dramma può sentirsi meno solo, può comprendere che si può superare e lottare per andare avanti.

Chi è più fortunato potrà forse avere maggiore sensibilità e delicatezza per una mamma a cui invece è successo…

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