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150 anni unità d’italia: il ruolo delle donne

Simona

di Mamma Simona

17 Marzo 2011

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta….

è l’inizio dell’inno nazionale di Mameli, lo conosciamo tutti…dopo la magra figuraccia passata, anche i giocatori di calcio l’hanno ormai imparato!

Delle “sorelle d’Italia” si sente parlare poco, eppure c’erano!
E’ pur vero che 150 anni fa, il ruolo delle donne era marginale, collocato in una società che dava loro poco spazio, relegandole per lo più al compito casalingo di moglie e madre. Le donne erano per la maggior parte analfabete; l’istruzione, tanto più quella “superiore” era tutta maschile; le poche donne ricche e colte potevano esprimersi unicamente nei “salotti”.

E’ solo con la fine della seconda guerra mondiale che alle donne viene concesso il diritto di voto politico; fino ad allora erano completamente escluse dall’esercizio di decisione politica; addirittura fino al 1919 non potevano ricoprire impieghi statali o svolgere professioni che avessero a che fare con responsabilità pubblica!
Uscire dalla consuetudine del contesto familiare, risultava un’impresa ardua, ricoprire cariche di rilievo, gestionali o amministrative era pura utopia.
La donna poteva svolgere lavori “tradizionali” che la relegavano sempre ad un ruolo subalterno rispetto all’uomo.

Durante la prima guerra mondiale, la necessità di manodopera, a causa dell’impegno degli uomini sul campo di battaglia, richiese l’impiego lavorativo delle donne per la produzione di materiale bellico, fù un primo passo verso l’inserimento delle donne nel mondo lavorativo. Nonostante ciò i lavori extra domestici della donna infastidiscono ancora la morale pubblica che, fino agli anni ’60, relega il ruolo della donna alla cura di figli e casa.

E’ solo con le rivoluzioni femministe e femminili degli anni ’70 e l’emancipazione che ne consegue, che le donne si affacciano sul mondo del lavoro con una presenza rilevante e si liberano dal ruolo casalingo, cercando di trovare affermazione di se stesse anche nel mondo del lavoro.
Le donne sono state sempre considerate il sesso debole, subalterno all’uomo, non protagoniste ma ai margini di una società anacronistica perché non pronta ad accogliere l’emancipazione femminile, laddove l’esigenza femminile reclamava qualcosa di non definito ma che anelava alla parità dei diritti.
Sgomitando, le donne sono riuscite a farsi spazio in un mondo che non apparteneva loro, hanno cercato uno spazio che le gratificasse, aprendo battaglie per l’affermazione di propri diritti come quelle condotte da A.M. Mozzoni.
La novità che andava recepita non riguardava solo diritti affermati, tutele organizzate o approdi in ambiti nuovi, le donne dovevano poter partecipare al progresso, contribuire alla crescita della società, alle innovazioni, al di là del ruolo familiare.

Questo processo di cambiamento sociale non è ancora realizzato, trova le resistenze di una tradizione maschile radicata nel tempo, che ostacola l’inserimento della donna nel campo lavorativo, imprenditoriale, sociale, politico e di costume; non ne riconosce i meriti e a parità di livello ricade sulla scelta maschile. Ciò è fortemente penalizzante per le donne che, ancora oggi, si trovano a scontrarsi con questo sistema arcaico che non dà loro spazio e riconoscimento che meritano. La riorganizzazione sociale stenta a procedere e la lentezza risulta spesso disarmante.

Ma chi ha iniziato questo processo di ri-considerazione sociale della donna?
Forse la risposta è proprio da trovare nelle sorelle d’Italia durante il Risorgimento. Sono le spose, le madri, le figlie e le sorelle di coloro che hanno scritto la storia. Sono figure femminili ai margini, spesso nemmeno citate nei libri di storia, ma c’erano…erano lì a condurre una battaglia per il cambiamento per i loro uomini ma anche per se stesse, nascoste e sconosciute, all’ombra dei loro uomini, occupanti di un ruolo cui la storia non rende giustizia.
Pochi nomi ci sono noti a causa di questa non riconoscenza del ruolo della donna; tra questi Anita Garibaldi, moglie dell’eroe dei due mondi, combatté a fianco del marito in numerose battaglie; Cristina Belgiojoso che guidò la rivolta dei patrioti napoletani nel periodo delle Cinque giornate di Milano; Rose Montmasson, moglie di Francesco Crispi e unica donna tra i Mille. Donne non solo presenti per sostenere i propri uomini, ma donne-combattenti….e ancora donne che propagandavano i nuovi ideali recepiti in seguito con l’Unità d’Italia, come Costanza D’Azeglio, nobildonna che sfruttava la propria posizione sociale per favorire nei salotti discussioni sul tema.
Tante sono le donne in questi 150 anni di Unità d’Italia che vorremmo ricordare perché si sono distinte per i loro successi, sfuggendo ai pregiudizi: Maria Teresa di Calcutta, Maria Montessori, le 21 donne facenti parti della Costituente, incaricate con i colleghi di scrivere la Costituzione Italiana, il premio Nobel Rita Levi Montalcini, le imprenditrici, le tante attrici, atlete, cantanti italiane….
…a queste donne va il nostro grazie, perchè la loro affermazione è anche un pò la nostra.

C’è ancora molta strada da percorrere per arrivare alla parità dei diritti, quando una donna sarà considerata alla stessa stregua di un uomo, quando a parità di prestazioni potrà ottenere le stesse gratificazioni dell’uomo, quando diventare madre non comporterà più la scelta fra famiglia e lavoro, quando avere dei figli non sarà più una penalizzazione per chi cerca lavoro, quando il tasso di occupazione sarà equilibrato tra uomo e donna.
… forse rimarrà solo l’utopia di una sognatrice, ma sono sicura che sognatrici come me ce ne siano tante!

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