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“Guardate mio Figlio, NON è Spaventoso… è Solo un Bambino”, l’Appello di una Mamma

La Storia di Alice e del suo bambino e la lezione che tutti dovrebbero imparare

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

06 Ottobre 2014

 

jameson e alice

“Hai visto quel bimbo com’è strano, com’è brutto, quanto è diverso?”.

Queste sono le voci che Alice Anne Meyer deve avere sentito, sottovoce o a squarciagola, da quando è uscita dalla clinica, dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio Jameson, il 7 gennaio 2012.

Alice non aveva idea allora di cosa fosse la sindrome di Pfeiffer.

E non era ancora diventata una mamma blogger, cosa che forse dopo le ha consentito di spiegare agli altri cosa è questa strana patologia di cui è affetto suo figlio.

Jameson è nato con una craniosinostosi, un raro disordine che consiste nella prematura saldatura delle ossa craniche, e che dà luogo a malformazioni del capo e tutta un’altra serie di disturbi, incluso in alcuni casi un ritardo grave dello sviluppo cognitivo (Orphanet).

Alice e Jameson hanno così intrapreso un “viaggio come lo definisce lei stessa nel blog che ha creato.

jameson

Un viaggio lungo, fatto non solo di sofferenza, ma anche di amore incondizionato nei confronti di questo suo figlio, così indifeso e piccolo.

Ed è proprio di recente che questa mamma ha voluto pubblicare una sorta di lettera aperta, un messaggio che, sostiene, non riguarda esclusivamente Jameson, ma tutti i bambini che vengono presi in giro o emarginati a causa delle loro differenze.

“Sono sicura – dice Alice (ma avendo anche io un figlio speciale, lo dico anch’io –ndr) – che tanti genitori sapranno di cosa sto parlando”

Succede, è successo, e succederà sempre che alcuni bambini più sensibili, più indifesi, più deboli di altri vengano additati dai coetanei.

Ma sarebbe bello pensare che quando questo accadrà i genitori degli altri bimbi facessero qualcosa.

Perché non è vero che queste offese non pesano (non solo ai figli, ma anche ai genitori).

Pesano e feriscono, ma purtroppo questo sarà parte della vita di questi bambini indifesi e disarmati.

E dall’altro lato imbarazzano.

Certo, spesso i bambini coscientemente emarginano, ma altrettanto spesso succede che i bambini esprimono soltanto un pensiero che i grandi, grazie o a causa delle “infrastrutture sociali” non esprimono.

Avete mai visto quelle mamme di bambini “sinceri” terrorizzate dalle affermazioni dei loro piccoli, magari rimproverarli perché “Non devono dire questo”, o magari tirarli a sé e tentare di dileguarsi per aver fatto questa brutta figura?

Ebbene, è proprio a queste mamme e a questi papà che Alice lancia un messaggio: piuttosto che vergognarsi e scappare, o semplicemente esigere il silenzio dal figlio, basterebbe insegnargli a incontrare il diverso.

Sono sicura che è un bambino simpatico, andiamo a conoscerlo”.

Basterebbe questo per crepare il muro di diversità e di sospetto, direi paura.

“Presentatevi, e chiedete come si chiama mio figlio – continua Alice nel suo blog – vi assicuro che siamo come voi, che sono una mamma che sta imparando la sua strada attraverso mio figlio”.

Tentate, voi mamme, di includere anche questi bambini nel mondo dei vostri figli.

Perché questi bambini non fanno paura, sono come gli altri.

Vi prego mamme, insegnate la lezione di Alice e di Jameson ai vostri figli.

 

Fonte: Jameson’s journey.com

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