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Ospedali Psichiatrici Giudiziari: un mondo di dolore, degrado e abbandono

di Dott. Giuliano Gaglione

18 Marzo 2011

Nel web, in televisione e sui giornali in questi giorni rimbalza la notizia tragica e avvilente del degrado degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

È la dimostrazione di un mondo per nulla sano, che ghettizza e relega, che non si interessa alle diversità, che non tutela il dolore, che allontana il “marcio” e non si cura della sua degenerazione?

Non è questo mondo di “indifferenza ed abbandono” quello che vogliamo lasciare ai nostri bambini. Abbiamo chiesto allo psicologo di Vita da Mamma, il Dottor Giuliano Gaglione, di fare il punto sulle condizioni degli OPG in Italia. Ecco cosa si cela dietro le sbarre:

Condizioni igieniche agghiaccianti, stanze sporche, lenzuola lerce, letti bucati, arrugginiti, muffa, trascuratezza che emerge da tutti i pori, corde che bloccano gli arti, latrine coperte da bottiglie per evitare l’emersione di topi, tre metri quadri di spazio in media a detenuto: ecco il panorama degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

La situazione è a dir poco tragica in quanto non è affatto semplice curare la mente dei Degenti se vivono in ambienti in cui manca completamente la cura e l’igiene.

Dopo aver osservato più di una volta un video in cui venivano mostrate immagini ripugnanti di questa realtà, sono rimasto senza parole, non tanto perché l’ambiente è sudicio, completamente malandato, ma perché viene negato agli “Assistiti” il diritto di esserci ; ne ricavo l’impressione che essi siano stati completamente abbandonati.

Invece personalmente credo che il primo passo da compiere, oltre a chiamare numerose squadre di pulizia e rimettere a nuovo queste strutture, sia quello di ascoltare i ricoverati, scoprire il loro mondo e accoglierli nel nostro.

Ciò non significa che bisogna allearsi con loro, a maggior ragione se hanno commesso dei reati che abbiano leso qualcuno o qualcosa, però almeno bisogna fare in modo che la loro permanenza non sia drammatica.

Il Presidente della Commissione d’Inchiesta del Senato, On. Ignazio Marino, denuncia la mancanza di volontà di prendersi cura degli internati perché essi si diversificano dagli altri pazienti psichiatrici e su di loro il pregiudizio si intensifica.

Dalle indagini attuate alla fine del 2010 si è rilevato che sono circa 1500 i “reclusi” negli Opg. di cui 376 potrebbero essere dimessi, cosa che in realtà è accaduta solo a 65 persone, mentre per altri 115 è stata prorogata la data di dimissione e 6 persone sono decedute all’interno di queste strutture.

Questi Ospedali “ospitano” anche chi si sia macchiato reati minori, ad esempio c’è chi riferisce di aver commesso nel 1992 una rapina di settemila lire ai danni di un’edicola con una pistola falsa; i rei di tali misfatti minori non sono più usciti dalle mura ospedaliere perché considerati mentalmente disturbati.

L’Onorevole Marino dichiara che queste strutture si trovano in uno stato analogo a quello precedente all’emanazione della legge Basaglia; il problema è che non esistono strutture disposte ad accogliere i loro ricoverati.

Non vi sono neanche difficoltà di tipo economico, in quanto sono stati stanziati 10 milioni di euro, di cui 5 dal Ministero della Salute e 5 dal Dicastero della Giustizia, al fine di fornire a queste persone delle cure adeguate per garantire loro di ritornare a vivere.

Fortunatamente gran parte dei dimissibili dell’Ospedale Giudiziario Psichiatrico di Reggio Emilia ha già lasciato la struttura: questa situazione è assolutamente di buon auspicio, ma c’è comunque bisogno di sfruttare tutte le risorse territoriali, soprattutto i luoghi di cura.

Per tal motivo la Commissione si impegnerà ad effettuare delle verifiche a cadenza settimanale al fine di ripristinare un ambiente che favorisca la cura di tali pazienti.

Io spero di cuore che vengano adottati degli interventi finalizzati alla cura della loro mente, in quanto reputo che ogni cittadino possa essere una risorsa utile per l’intero paese ed infine mi auguro che le persone incaricate a garantire un aspetto dignitoso agli ospedali ottemperino alle loro mansioni, senza farsi trasportare affatto dal pregiudizio.

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