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Dislessia e DSA: Che cos’è e Come si Affronta

Un messaggio che dimostra quanto i bambini "diversi" abbiano bisogno di una "normale" comprensione

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

23 Ottobre 2014

dislessia

Proprio ieri sera, tra un programma di intrattenimento e un commento su facebook mi è capitato di trovare la foto in copertina.

È un foglio di quaderno, la frase è stata scritta da un bambino (ragazzino, se mi sentisse mi rimprovererebbe) di 10 anni.

E’ un ragazzino dislessico con ogni probabilità, e ha mandato questa “richiesta di aiuto” all’AID (Associazione Italiana Dislessia).

Ovviamente ho smesso di fare quello che stavo facendo, perchè non ne ho più avuto voglia.

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (come dice Giovanni DSA), che consiste nella difficoltà a leggere normalmente, e a elaborare e comprendere il testo.

Leggere è un processo mentale che implica una serie di azioni che, in casi normali sono automatiche, mentre nel cervello di un bambino dislessico devono essere coordinate, e questo purtroppo avviene non senza difficoltà.

dislessia 1

Bisogna procedere con lo sguardo da sinistra a destra (nella lingua italiana), discriminare i grafemi che compongono una parola, orientarli nello spazio (capire cioè di avere davanti una b o una d a seconda della direzione del grafema), ordinarli nella giusta sequenza senza tralasciare le doppie e associarli a un suono.

Cosa significa per un bambino dislessico tutto questo?

Chi ha un DSA non automatizza queste azioni, e prova maggiore difficoltà a leggere, scrivere e fare di calcolo (in caso di dislessia, disgrafia o disortografia e discalculia).

Ecco allora che sbaglia i suoni delle lettere (confonde la f con la v ad esempio), le scrive in modo scorretto, non pronuncia o non scrive le doppie, inverte le sillabe, aggiunge lettere alla parola.

Un bambino con DSA avrà difficoltà a copiare alla lavagna, potrà non comprendere un testo appena letto, i problemi e le operazioni non gli risulteranno perché avrà invertito qualche numero.

dislessia 2

Qual è la conseguenza?

Se non immediatamente individuato il DSA può portare a errate conclusioni nei confronti del rendimento scolastico di questi bambini: è svogliato, non sta attento, è sbadato, è un pasticcione, presenta foglio bianco ai compiti in classe.

Sono tutte caratteristiche che potrebbero essere attribuite a questi bambini.

Da tempo oramai (e per fortuna aggiungerei) nelle scuole elementari l’attenzione ai DSA è di molto aumentata, e spesso all’inizio del percorso scolastico in molte scuole viene effettuata una sorta di valutazione dei requisiti delle abilità di letto-scrittura, proprio per individuare eventuali soggetti con difficoltà.

Nonostante queste valutazioni, in genere la diagnosi di DSA avviene a scuola già inoltrata, in genere dopo la seconda elementare, quando già i bambini hanno manifestato le loro problematicità, e non sono stati magari compresi fin dall’inizio.

Così avviene che nei primi momenti della loro formazione questi piccoli passano per pigri, disordinati o in ultimo poco perspicaci, affermazioni che minano la loro autostima e che possono avere come conseguenza un rigetto della scuola, dello studio, dei compiti, fino a forme depressive.

Comprendere un DSA fin dall’inizio consente di evitare tutto ciò.

dislessia 3

In Italia è nata da anni ormai l’Associazione italiana Dislessia (AID), fondata a Bologna nel 1997, che si prefigge di sensibilizzare i professionisti della scuola sul problema, promuovere la ricerca e offrire un punto di riferimento per tutti coloro che lo necessitassero.

Già dallo scorso anno inoltre è stato lanciato nelle scuole il progetto MYSTORY, che vuole dare spazio ai protagonisti dei DSA.

Il progetto prevede dei testimonial volontari che intervengono agli incontri organizzati nelle scuole in tutta Italia e raccontano la loro storia ad altri.

Il racconto da parte di un diretto testimone è, come dice l’AID, di estrema importanza per essi stessi e per gli altri che hanno magari scoperto il proprio disturbo.

Non si tratta di formazione sui DSA, ma di una sorta di “confessione” pubblica, che può essere complementare alla formazione ufficiale con esperti della materia.

L’”esperimento” MYSTORY è partito lo scorso anno, e continua questo 2014-2015 in molte regioni che hanno aderito al progetto (Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna).

Il messaggio di Giovanni, che voleva che anche la sua scuola aderisse, è più di ogni altra testimonianza che questi piccoli hanno bisogno che di dislessia e DSA si parli, affinchè la loro intelligenza possa essere incanalata nella giusta direzione e soprattutto per essere difesi (e ancor più per imparare a difendersi) dall’ignoranza e dalla cattiveria.

 

per informazioni sul progetto MYSTORY visitate la pagina facebook dell’AID

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