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Come Aiutare i Figli nei Compiti a Casa

Come insegnare ai bambini a fare i compiti.

Gioela Saga

di Gioela Saga

26 Novembre 2014

compiti a casa

Tema sempre molto controverso: i compiti a casa.

Consideriamo innanzitutto la valenza dei compiti, indipendentemente dalle scelte didattiche personali di maestre e professori, i compiti a casa possono essere ragionevolmente utili.

Brevemente, come insegnante, mi preme sottolineare che i compiti hanno una valenza di rinforzo e non devono mai essere sostitutivi di un lavoro che non viene svolto a scuola. Purtroppo mi rendo conto che a volte il tempo è tiranno ma soprattutto nelle scuole primarie si assiste troppo spesso ad un delegare ai compiti ciò che dovrebbe essere fatto o spiegato in classe.

I compiti a casa servono come esercizio supplementare a ciò che viene già spiegato e per mettersi alla prova ulteriormente, per vedere se, autonomamente, in sede di auto verifica, lo studente è in grado di comprendere e fare.

Questa premessa la considero particolarmente importante perché gioca un ruolo fondamentale nell’approccio casalingo dei compiti, fin dalle elementari.

I genitori che non comprendono il valore dei compiti e non lo trasmettono ai figli, difficilmente potranno raccogliere un atteggiamento positivo e collaborativo da parte loro.

Segniamo dunque qualche linea guida utile per uno svolgimento fruttuoso e meno impositivo dei compiti.

1Il primo punto è senz’altro quello di far percepire i compiti in modo non punitivo ma in chiave utile. Non sono divertimento, non li si può considerare in questa chiave, ma presentiamoli almeno per quello che sono.

Se vengono considerati facili, tanto meglio, saranno fatti in bene e in breve tempo, se, al contrario, risultano difficoltosi, è bene svolgerli con impegno per affrontare e superare le difficoltà.

2 – Fin dalla primaria cerchiamo, per i primi tempi, di essere presenti allo svolgimento dei compiti, o che ci sia una persona disposta a farlo. All’inizio il bambino deve essere necessariamente guidato anche solo all’organizzazione dei compiti, dalla lettura del diario, alla preparazione della cartella.

3 – E’ bene che si stabilisca, in base ad abitudini ed impegni, una tabella di marcia precisa: farli subito dopo mangiato, oppure, dopo una breve pausa, quelli del week end collocarli in un giorno e fascia oraria ben determinati… Insomma il bambino deve avere dei punti di riferimento entro i quali sa che deve fare i suoi compiti. Questo gli permetterà di farla diventare un’abitudine scontata e lo aiuterà ad organizzare l’impegno anche quando dovrà poi farlo in modo più autonomo.

4 – Suggerite al bambino di farli in un posto dove difficilmente potrà distrarsi, a volte è meglio in sala o cucina rispetto alla cameretta, soprattutto se ha difficoltà a concentrarsi e ci sono altri fratellini in giro.

Assolutamente vietato fare i compiti con la televisione accesa anche se è sintonizzata su programmi non di suo interesse. Ha bisogno di attenzioni e di non essere distratto, anche in modo indiretto.

Quanto intervenire nei compiti?

Essere presenti non significa essere ingombranti.

I compiti sono quelli di vostro figlio e non i vostri. Innanzitutto nessuno giudicherà voi dall’esattezza dei compiti ma la vostra collaborazione si noterà da ben altro.

Il bambino deve essere autonomo nello svolgere i compiti, se non lo è, cercate di capire qual è la difficoltà.

Se non ha capito bene cosa deve fare, cioè la consegna, cercate di spiegargliela.

Se non ha capito l’argomento, provate a farglielo ricordare, dategli qualche spiegazione, ma, se vedete che è molto lontano dal capire, spesso è meglio che chieda alla maestra di rispiegarglielo.

Perfettamente inutile, controproducente ed una perdita di tempo per entrambi, fare voi i compiti al posto suo o dettargli cosa deve scrivere.

Che atteggiamento adottare?

Davanti ad un bambino che si oppone fermamente di fare i compiti bisogna essere fermi e coerenti ma anche cercare di indagare sul suo disagio, sulle ragioni che lo portano ad un atteggiamento di rifiuto.

Se il bambino invece sbaglia di continuo, bisogna capire se lo fa perché è distratto, se vuole attenzioni o se effettivamente non ha capito l’argomento trattato.

Armatevi comunque di santa pazienza perché mortificarlo non servirà a nulla, anzi, istillerete ulteriori insicurezze e contrarietà nel fare i compiti.

7 – Se il bambino presentasse difficoltà specifiche, costanti o continue, o fosse particolarmente lento a svolgere i compiti, è bene confrontarsi con altri genitori e con l’insegnante per comprendere se necessiti di un aiuto personalizzato e mirato.

8 – Una buona norma che io faccio sempre associare ai compiti, è quella, una volta finiti, di controllare insieme il diario e che l’astuccio contenga tutto il materiale e che sia in ordine: matite appuntite, riserve eventuali di colla o cartucce,… Inoltre, se possibile, preparare già la cartella per l’indomani con relativa merenda ed eventuale buono scuola.

Il bambino entra così in questa dimensione organizzativa e piano, piano sarà in grado di farlo da solo e la mamma non dovrà disperarsi fino a sera inoltrata o alla mattina presto per provvedere a tutto!

Fare i compiti infatti vuole dire anche crescere anche in autostima e diventare sempre più autonomi!

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