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Il Co-parenting: Avere un Figlio Senza Partner

Come si vive con due genitori "estranei"?

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

29 Ottobre 2014

 

 Dawn e Fabian

Fabian Blue e Dawn Pieke si sono incontrati su Facebook.

Come tanti oramai si dirà.

Ambedue intorno alla quarantina, desiderosi di avere un figlio, convinti ugualmente che lo avrebbero voluto crescere in un certo modo.

Si sono incontrati di persona, hanno avuto la certezza di essere reciprocamente quelli che si erano “immaginati”da dietro un monitor, e Fabian e Dawn hanno deciso di avere un bambino.

E’ nata Indigo, il video qui sotto racconta la storia di questa famiglia, da quando mamma e papà si sono conosciuti fino a quando la piccola Indigo è nata.

Una storia d’amore  “speciale” come succede a due innamorati?

Più o meno, nel senso che la matassa si è dipanata allo stesso modo ma, come dice il video stesso, Fabian non è proprio stato un principe azzurro, e neanche Dawn, seppur molto bella, una principessa delle favole.

Fabian è di Melbourne, ed è gay.

Dawn è una sales marketing manager di Omaha, nel Nebraska (USA).

Si sono conosciuti su un sito di co-parenting.

Il co-parenting è una situazione parentale nella quale due individui non legati da alcun vincolo affettivo, che sia matrimonio, convivenza o fidanzamento, decidono di avere un bambino.

Una donna e un uomo accomunati dall’unico desiderio di diventare genitori che mettono al mondo un figlio e si impegnano a crescerlo secondo regole e principi comuni.

Dawn and Fabian with pumpkin

Il principio di bi-genitorialità (o co-genitorialità) in genere viene stabilito per coppie separate o divorziate, affinchè il figlio mantenga inalterata la relazione con i genitori anche in caso di rottura del rapporto tra i due.

Non è il caso di Dawn e Fabian, evidentemente, che in totale coscienza e autonomia, hanno voluto mettere al mondo un piccolo anche se non legati da alcun vincolo affettivo.

E’ un tipo di legame totalmente logico, afferma Colin Weil sulle pagine del New York Times.

Colin Weil è il manager del museo Ebraico di Manhattan, è gay, e ha incontrato la madre di sua figlia Stella nel 2009, ad un incontro per single che volevano diventare genitori.

“Quando pensi al concetto di villaggio, di tribù, e a come si crescevano i bambini in alcune culture arcaiche centinaia di anni fa, l’idea del co-parenting assume un altro senso – dice –. L ’idea che due persone potessero fare qualcosa senza la comunità era folle”.

Non tutti la pensano così però.

Crescere deliberatamente un figlio senza che alla base ci sia un legame affettivo è incomprensibile ai più.

Se si pensa ai traumi che un figlio può subire da un divorzio, è impensabile comprendere come due adulti che non vivono vite comuni possano formare un bambino in maniera equilibrata.

D’altro canto nessuno può essere certo che una relazione d’amore sia invece la base per mettere al mondo un figlio, visto che nessuno si sposa pensando che un giorno forse potrebbe divorziare.

Pensiamo poi ai matrimoni combinati che in tante parti del mondo ancora oggi avvengono: può una coppia che non si conosce essere certa di diventare la dimora ideale per far crescere bene un bambino?

Chi ci dice che due sposi che magari non si sono mai conosciuti siano genitori migliori di due che non hanno alcun legame tra loro, ma che sono convinti di volere che il loro figlio cresca secondo certi principi morali, sociali e culturali propri di tutti e due?

Certo il co-parenting è comunque un concetto abbastanza difficile da digerire.

Va bene per una casa, va ancor meglio per il co-working (il nuovo trend di mettere a disposizione dei locali in cui potere lavorare insieme a degli sconosciuti), ma parlare di un figlio come se fosse un oggetto da condividere, anche in una società avanzata e liberale, è un idea davvero alternativa e di difficile condivisione e comprensione.

Non vuoi avere una famiglia, ma non escludi di volere crescere un figlio, questo è il principio che porta a vedere il co-parenting come una soluzione.

I co-genitori a volte possono essere più complici di una coppia innamorata, questo è possibile, è una sorta di squadra incentrata nel volere dare ad un altro essere il meglio, e questo non deve (secondo loro) necessariamente passare dalla condivisione di un letto.

coparenting  2

Fabian e Dawn si sono trovati su un sito di incontri per co-parenting, loro due non volevano una relazione sentimentale, non avevano intenzione di basare la loro storia sul sesso.

Non volevano però neanche passare per la trafila delle adozioni per avere un figlio.

Hanno deciso di provarci, ed è nata Indigo.

Sarà Indigo una bambina serena e felice come qualsiasi altra bambina con una mamma e un papà sposati in chiesa?

L’unica speranza di mamma è credere che, in qualunque caso, e in qualunque casa,  questa piccola sarà amata dai genitori come tutti i bambini meritano.

 

Fonte: New York Times

 

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