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Come si fa ad Essere una Brava Mamma: Regole, Trucchi e Consigli per Tutta la Vita

Come essere una buona mamma

Federica Federico

di Federica Federico

31 Ottobre 2014

ESSERE una buona mamma

“Madre” è un circostanza della vita; diventare mamma è un accadimento nel percorso dell’esistenza che io definisco un’occasione naturale ma imperdibile per ogni donna. 

Dall’avvenimento della maternità discendono e risultano (come conseguenza non sempre naturale) una lunga serie di scelte, atteggiamenti, comportamenti e azioni che condizionano la vita della donna-mamma, dell’uomo-papà e della creatura-figlio.

Essere famiglia è cosa diversa e ulteriore rispetto all’essere persona.

Divenire “mamma” vuol dire smettere di essere “una persona sola” e oggettivamente significa legare la propria vita (e con essa ogni azione e ogni scelta) all’esistenza del figlio.

Il figlio è la nostra creatura, è quell’esserino fragile e indifeso che il corpo ha forgiato con fatica e pazienza. Ma il figlio è anche, e praticamente sin da subito, una “pedina del gioco della vita”, è un’anima, è un cuore ed è una mente che, crescendo nelle nostre braccia, diventerà un individuo adulto, autonomo e del tutto svincolato dal rapporto materiale col genitore (al quale, pure, resterà unito nelle trame del cuore).

Un figlio, anche quando lascerà il nido e, divenendo adulto, camminerà la via della sua vita in maniera del tutto autonoma, avrà bisogno, sempre e comunque, di ritornare affettivamente alle cure della mamma .

La cura, intesa come affezione, carezza amorosa, consiglio e supporto è emotivamente indispensabile ad ogni età ed in ogni momento cruciale della vita. La mamma, per sua stessa natura, è colei di cui più ha bisogno l’uomo o la donna che ricerchi affetto e conforto (indipendentemente dall’età e dalla maturità).

La mamme è e resta, grazie a tutti i suoi sforzi affettivi, il centro del cuore umano, l’esempio dell’amore e della dedizione. 

“Madre” è, in questo senso, pure sinonimo di certezza affettiva, è oasi d’amore e principio di continuità emotiva ed emozionale. 

Ovviamente affinché la mamma possa essere e restare fulcro d’amore è indispensabile che Ella materialmente sostenga e costruisca il suo rapporto affettivo col figlio.

Un rapporto affettivo saldo è fatto di dialogo, comprensione e partecipazione, spesso è fatto anche di sacrificio. 

La mamma è senza dubbio colei che si priva e si sacrifica, ma rinuncia materna viene stemperata dal riscontro del benessere del figlio e quindi si coniuga col verbo amare.

L’autrice Flavia Basile Giacomini manifesta, in un suo scritto, la possibilità di coniugare il “verbo mamma”, le sue potrebbero divenire un monito a “essere madri di verbo” (ovvero madri di azione ed amore):

“Come si coniuga il verbo “madre”? Non è un verbo? Ne siete proprio sicuri? Amare, fare, dare, ascoltare, confortare, gioire, piangere, abbracciare, baciare, accarezzare, sentire, curare, sostenere, proteggere, insegnare, accompagnare, ricordare, studiare, leggere, pulire, cucinare, nutrire, vegliare, urlare, sussurrare, cantare, sorridere, correre, saltare, educare, comprendere, perdonare, subire, angosciarsi, sollevare, soffrire, tacere, parlare…

Avete ragione “madre” non è un verbo solo, ma tutti i verbi di una vita.”

Cit. Flavia Basile Giacomini dal blog Liberamente Flavia nella sezione Liberamente pensieri.

Il rapporto madre figlio (a qualunque età ed in qualsiasi momento) si altera o si sminuisce quando la mamma perde il suo ruolo naturale ed istintivo di polo affettivo principale e catalizzante. Spesso l’amore madre-figlio si smarrisce e si logora quando una mamma (che sia ancora in condizione di spendersi per il figlio) smette di supportare, seguire ed aiutare la sua creatura.

Può una madre smettere di essere “il faro” della vita del proprio figlio?

Sì, ciò può accadere. Talvolta avviene quando, con la crescita del figlio e il raggiungimento dell’età adulta, la mamma (che non sia pronta a mettersi alla pari del figlio) è chiamata a riconoscere che il suo bambino non c’è più, che è divenuto grande e che è tempo di lasciarlo andare, di liberarlo al modo riconoscendogli un’identità adulta e meritevole di rispetto.

Arriva, nella vita di ogni mamma, un momento in cui il figlio va riconosciuto come adulto e non va più “educato alla vita” ma semplicemente supportato anche in scelte diverse da quelle cha la donna-mamma avrebbe personalmente sperato, sognato o fatto.

Kahlil Gibran ha scritto:

“I vostri figli non sono vostri. Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa. Essi vengono attraverso di voi ma non da voi, e benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete dar loro l’amore ma non i vostri pensieri.

Essi hanno i loro pensieri. 

Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime: essi abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno. Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi. La vita procede e non s’attarda sul passato. Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccati in avanti. L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane. Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere; poiché come ama il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.”

Cit. Kahlil Gibran, Il Profeta.

L’amore non è un’idea e nemmeno un ideale, esso è una logica di vita in ragione della quale l’azione è mossa dall’aspirazione al bene ed all’appagamento. Una mamma è colei che vive in nome dell’amore perché punta al benessere ed all’appagamento dei figli, la completa propensione all’amore, a cui la madre è portata per istinto, induce la donna- mamma  a quello che solo in apparenza è un sacrifico: 

il fare di una madre, per quanto pieno, frenetico, impetuoso, costante, senza misura, enorme, carico e infaticabile è sempre sinonimo di amore.

Ciò che la mamma fa è sempre messo in essere per i figli, così quello di noi madri è un fare per dare, per ottenere il bene non personale ma familiare.

Per essere delle buone madri e per avere delle famiglie felici per tutta la vita non esistono regole ma c’è un “segreto” condivisibile e non trascurabile: è essenziale rispettare l’altro, amarlo per ciò che è e non per ciò che ci aspettiamo che diventi o che faccia.

Il figlio sin dalla più piccola età va educato alla libertà! Ed il nostro agire da mamma per il benessere del figlio deve a sua volta essere un libero agire in nome di un libero amore, senza la pretesa di un successo personale ma con la speranza di un benessere familiare che si sintetizzi e si esprima nella felicità singola e unica di ciascuno

… perché ciascuno di noi è una stella che merita di brillare di luce propria.

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(invio dell’eBook previsto entro dicembre)

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