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Lasciare il bambino a casa da solo

Simona

di Mamma Simona

23 Marzo 2011

A che età si può lasciare il bambino da solo in casa?

Molte mamme lavorano, per scelta o perché si rende necessario per far quadrare i conti del badget familiare. Qualcuna ha la fortuna di beneficiare della collaborazione di nonni nella gestione dei figli, altre sono costrette a chiedere l’ausilio di una baby sitter.

Arriva il momento in cui per una naturale crescita e data l’acquisizione di autonomia, il bambino può cavarsela, facendo a meno della presenza della baby sitter o di ogni altra “supervisone” …già, la domanda ricorrente è: ma quando?

E’ possibile cominciare a fare qualche esperimento nel corso dell’ultimo anno delle elementari, così che il bambino sia “rodato” quando gli toccherà affrontare il passaggio alle medie, già di per sè ricco di cambiamenti. Ovviamente tutto dipende dal contesto in cui il bambino vive e da alcune variabili nella sua crescita.

Se il bambino ha fratelli e sorelle sarà maggiormente disponibile a passare del tempo a casa senza un adulto; giacché da sempre “l’unione fa la forza”. Ovviamente nel caso di fratelli più piccoli bisogna considerare che siano in grado di badare a se stessi: delegare il bambino alle cure del fratellino più piccolo che, magari, non è autosufficiente nemmeno per andare in bagno, è un carico troppo oneroso e una responsabilità ingente, che passa una connotazione negativa, a quella che invece và vissuta come un piccolo ma soddisfacente traguardo di autonomia.

Nel caso di fratelli di età simili, è importante che ci sia accordo tra loro e non un clima di continuo litigio….anche se, in molti casi, fratelli litigiosi se lasciati soli trovano nella difficoltà un equilibrio che gli permette di collaborare e creare un clima sereno.

Una maggiore sicurezza viene data al genitore dalla presenza di vicini di casa o di un custode del palazzo in cui si vive, su cui il bambino possa fare affidamento laddove ne abbia bisogno.

Capita che la richiesta di stare a casa da solo parta dal bambino stesso. Bisognerebbe che il genitore riuscisse a capire se l’iniziativa viene avanzata per avere spazio di tempo in cui fare ciò che vuole sfuggendo al controllo degli adulti (per esempio per passare tutto il pomeriggio davanti alla consolle) oppure se la richiesta è dettata da un’effettiva esigenza di autonomia, magari laddove i genitori siano un pò apprensivi e a volte soffocanti nei suoi confronti.

Perché “la prova” funzioni, bisogna che ci siano delle premesse.

Sicuramente il bambino deve essere psicologicamente pronto, laddove sia titubante o addirittura spaventato, non bisogna né insistere né cercare di convincerlo. Meglio ritentare in futuro. Non è il momento, vuoi a causa di una maturazione non ancora raggiunta, vuoi per condizionamenti esterni (per esempio: a casa dell’amico dei delinquenti hanno compiuto un furto e il bambino è spaventato dall’idea di rimanere a casa da solo). Non denigrate il bambino per le sue paure, ma accogliete il suo sentito, rassicuratelo dicendogli che probabilmente i tempi sono prematuri e che ne riparlerete quando sarà passato un po di tempo.

Il bambino può avanzare la richiesta di poter invitare un amico a casa per non stare da solo. Contrariamente a ciò che si possa pensare di primo acchito, non è una buona idea. La presenza di un amico non riuscirebbe a fargli vivere qual sentimento di solitudine necessario perché si rafforzi e di conseguenza organizzi il suo tempo. Con un amico a casa, il sentimento di contentezza quasi euforica o al contrario la preoccupazione derivati dall’autonomia raggiunta, potrebbero sfuggire al controllo ed essere espansi a dismisura. Se si rifiuta di rimanere a casa senza la compagnia di un amico, probabilmente non è ancora pronto per questo passo.

Le prime volte che si lascia il bimbo da solo, sarebbe bene farlo per un lasso di tempo breve, magari restando in “zona“; questo per dargli la possibilità di abituarsi e perché la vostra presenza nelle vicinanze gli infonda coraggio e senso di sicurezza. Inoltre in caso di problemi, il vostro raggiungimento a casa sarà veloce.

Sarebbe bene lasciare scritti su un foglio i numeri di soccorso, sia quelli ufficiali: pronto soccorso, pompieri, carabinieri ecc…che quelli di amici, parenti ecc…Ormai siamo tutti attrezzati con cellulari, badiamo sempre che i nostri siano accesi e non in modalità “silenziosa”. Lasciamo che ci chiami anche 10 volte nel tempo in cui sta da solo per le prime volte, col tempo dategli delle regole, ovvero che chiami in caso di reale necessità.

Se suonano il citofono, insegnate a vostro figlio a rispondere che i genitori saranno a breve a casa e che sono da un vicino, poi che vi telefoni subito. Questo per non favorire le malintenzioni di qualche poco di buono che potrebbe approfittare dell’assenza dei genitori. Raccomandategli di non aprire la porta a nessuno.

Importantissima è la puntualità, se siete precisi con gli orari e ritornate a quello stabilito, lui avrà certezze e dunque si sentirà più sicuro.

D’incoraggiamento possono essere delle concessioni extra, come guardare un pò di TV nel lettone di mamma e papà, questo gli dà sicurezza e funge da gratificazione.

E se, dopo tutto, l’esperimento si dimostra un flop?

alla fine non ce l’ha fatta, era terrorizzato al telefono e voi siete tornati a casa in un baleno. No problem. Non è morto nessuno. Non umiliamolo, non colpevolizziamolo, ma piuttosto sdrammatizziamo, con frasi che lascino speranza di successo in un vicino futuro: “Ci abbiamo provato, ma forse non eri ancora pronto, sarà per un’altra volta

Spesso sono i genitori i “colpevoli” di questo insuccesso. Apparentemente danno autonomia ai figli, ma nella pratica non hanno piacere nel rinunciare al controllo su di loro, perché lasciar crescere i nostri figli vuol dire perderli un pò.

I figli non si staccano dal grembo materno, non recidono quel cordone ombelicale che metaforicamente li unisce finché non diventano da noi autonomi. Ogni loro conquista di autonomia, è un piccolo passo compiuto che li allontana dal loro nido e li avvicina al mondo, a ciò che c’è fuori ed è tutto da scoprire.

L’autonomia conquistata dei figli ridimensiona il nostro ruolo di genitori, che si trasforma in qualcosa di diverso. Deve rimanere un porto saldo cui poter ritornare, ma il bambino deve poter uscire dal nido,  esplorare portandosi dietro il bagaglio di educazione a lui affidato dai genitori, ma libero di vivere con tutto il suo entusiasmo e la voglia di sperimentare. Non tutti i genitori, sopratutto coloro che hanno nei confronti dei figli un attaccamento morboso e un’apprensione ingiustificata, sono disposti a rinunciare al ruolo di leader omnipresente della vita del figlio.

L’acquisizione di una propria indipendenza ed autonomia deve riflettersi a tutto campo, nel pensiero, nel ragionamento, nello sviluppo dello spirito critico. L’apprensione del genitore e la mancanza di autonomia del ragazzo che ne deriva, può ripercuotersi negativamente sulle capacità di analisi e sintesi; il bambino non si sente legittimato, o meglio, autorizzato, a pensare con la propria testa. Il rischio è un legame viziato con i genitori da cui deriva una dipendenza affettiva ed intellettiva.

Nel gesto di lasciar solo il proprio figlio a casa risiede la fiducia di un genitore nei confronti del proprio bambino; attraverso il sostegno e l’incoraggiamento aiutiamo nostro figlio ad indirizzarsi verso un cammino di autonomia che lo renderà un uomo forte e sicuro di sè un domani.

Non celiamoci dietro considerazioni poco efficaci secondo cui il bambino sarebbe troppo piccolo per stare a casa da solo. Tra gli 8 e i 12 anni il bambino sviluppa appieno il ragionamento logico, le cognizioni di universalità e di irreversibilità che stanno alla base di una sana crescita verso ciò che diventerà, un individuo adulto. L’ipercontrollo del genitore, l’apprensione portano il bambino ad avere paure eccessive, mancanza di stima in se stesso, che lo porteranno a credere che “non ce la farà mai”.

Certo che i rischi ci sono, lo sappiamo bene noi adulti, il mondo ne è pieno, forniamo piuttosto a nostro figlio degli strumenti validi per potersi muovere nel mondo.

Non possiamo e non dobbiamo tenere nostro figlio sotto una campana di vetro con l’intento di proteggerlo; il bambino deve imparare ad affrontare il mondo, costruendosi delle sicurezze, avendo stima in se stesso e nelle proprie capacità, col sostegno morale della propria famiglia, sempre pronta ad aiutarlo ad alzarsi quando cadrà. Questo sarà un bambino che, una volta liberatosi dalla condizione infantile sarà pronto a diventare un adulto.

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