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Senza il Pannolino dalla Nascita, si Può

Una pratica che consentirebbe di evitare la tappa "pannolino"!

Gioela Saga

di Gioela Saga

03 Marzo 2015

Senza il pannolino dalla nascita, si può

La tappa relative allo “spannolinamento” è sempre molto ambita dai genitori perché significa un grosso passo in avanti nell’evoluzione e nell’indipendenza del bimbo. Senza contare un notevole risparmio economico e il potersi finalmente svincolare da continui cambi a volte disagevoli, arrossamenti vari e, spesso, comunque, cesta dei panni sempre piena.

A fronte di un training iniziale che comporta pazienza e investimento momentaneo di approvvigionamento mutandine, ogni bimbo, con i suoi tempi, si affranca dal mitico pannolino, spesso attraverso la fase intermedia del vasino.

Questo sembra essere il percorso ufficiale e il più diffuso ma, sorprendentemente, non l’unico.

Stando infatti all’Elimination Communication (termine coniato da Ingrid Bauer, sostenitrice di una saggia e prudente igiene infantile, come la definisce nel suo libro), una nuova pratica che spopola negli Stati Uniti, il rapporto tra bambino e mamma sarebbe così profondo da permettere una comunicazione efficace, non verbale, fin da subito, che consentirebbe di eliminare il passaggio intermedio del pannolino.

Normalmente, oltre ad una maggiore consapevolezza degli sfinteri, si aspetta almeno dopo i due anni per togliere anche solo parzialmente il pannolino perché è più facile dialogare con il bimbo, essere capiti e capire le sue esigenze che vengono espresse esplicitamente.

Secondo questo metodo, invece, il bambino comunica già con il corpo ciò che poi farà anche con le parole e sta a noi saper cogliere questo tipo di comunicazione paraverbale o proprio prettamente fisica.

Sarebbe dunque possibile cogliere piccoli segnali e affinare l’istinto materno e la capacità di ogni mamma di comprenderli.

Il pianto è uno dei segnali principali: in genere è di breve durata e più basso, si interrompe dopo che il bambino si scarica o fa pipì ed è, pare, sostanzialmente diverso dal pianto per fame o colichette. Anche determinati urletti o un particolare modo di agitarsi potrebbero essere segnali per manifestarci l’esigenza di “andare in bagno”.

Avviene così, come naturalmente capiamo quando il bambino ha fame o vuole addormentarsi.

Chiaramente, anche in questo caso, ogni bambino adotterebbe una gamma personalizzata di segnali ma conserva in nuce alcune caratteristiche generali e comuni a tutti.

Il processo di apprendimento sarebbe dunque molto dolce e naturale e anche biunivoco in certo senso.

La mamma approfondisce la sua capacità di “ascolto” e, a sua volta, il neonato acquisirebbe la capacità di vedere soddisfatte le sue esigenze e dunque continuare, anche con maggiore convinzione ed efficacia, la sua tecnica comunicativa.

Il punto cruciale sta nell’osservazione meticolosa delle abitudini del bambino nelle prime settimane di vita.

Un investimento in termini di tempo, pazienza e impegno. Sforzi che, a quanto pare, però, vengono altamente ripagati dai risultati nel vedere, anche entro il primo anno, il bambino usare il vasino, spesso ancora prima che sappia camminare, mangiare da solo o parlare!

Quando si inizia a “leggere” il messaggio del neonato si inizierà poggiandolo sul lavandino, sostenendolo con le gambine piegate; in un secondo tempo, verso i sette-otto mesi si potrà cominciare con il vasino.

Se si ha difficoltà a comprendere i segnali si può adottare una tecnica che si basa anche sui tempi: prevedendo l’esigenza del bambino e portandolo sul lavandino o sul vasino di tanto in tanto, proprio come si fa con i bambini più grandi proponendo di andare in bagno secondo ritmi cadenzati.

La Bauer suggerisce anche l’uso di particolari suoni o paroline che vengano associate ogni qual volta lo si invita a scaricarsi e si ottiene un risultato.

Alcune persone praticano questa tecnica fin dai primi giorni altri nel corso dei primi mesi, alcuni solo a casa, altri nel corso di tutte le 24 ore!

Pensiamo anche che in alcune parti del mondo e in alcune culture, i pannolini non sono diffusi o usati e si usa normalmente questa pratica empirica.

Mia suocera, ostetrica, ricordo che mi suggerì qualcosa di molto simile per accelerare i tempi nel togliere il pannolino, assecondando comunque la natura di ogni bimbo e devo dire che ho avuto sempre ottimi risultati!

Secondo l’ideatrice, o meglio, la divulgatrice di questa tecnica, Ingrid Bauer, questo approccio intensificherebbe ancora di più il legame madre-figlio.

Inoltre si può senz’altro asserire che è assolutamente eco-friendly e un’ulteriore alternativa ai pannolini lavabili.

Magari vale la pena tentare e scopriremo ancora di più sui nostri bimbi!

Fonte: Today

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