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Denise Pipitone: i Carabinieri Non Entrano in Casa di Jessica Pulizzi, la Conferma nel Processo d’Appello

Denise Pipitone, poche ore dopo la scomparsa i Carabinieri perquisirono la casa sbagliata

Federica Federico

di Federica Federico

18 Novembre 2014

 

Denise Pipitone

Ci sono scomparse che restano avvolte nel mistero e ci sono separazioni traumatiche avvenute contro la volontà dei protagonisti: questo è, in sintesi, il risultato della cronaca nera ovvero di quelle vicende tristi e difficili che parlano di rapimenti, maltrattamenti, morti violente e misteriosi “adii” mai consumati.

L’Italia individua e cristallizza i casi di cronaca più complessi ed intricati in alcuni nomi, oramai tristemente famosi, nomi che dietro hanno una storia e che spesso continuano a rappresentare una battaglia legale, morale e pubblica: Denise Pipitone è oggi l’emblema delle bimbe scomparse nel nulla, una piccolissima innocente strappata all’abbraccio caldo ed affettuoso della mamma e condotta chi sa dove, chi sa da chi.

Denise è scomparsa più di 10 anni fa, era il 1° settembre del 2004.

Da allora ad oggi non è stata ancora scritta una verità per così dire legale o cresimata da un giudizio definitivo sulla vicenda. 

Al momento è in corso, dinnanzi al Tribunale di Marsala, il processo di Appello per il  rapimento della piccola, processo che vede alla sbarra, imputata per il sequestro di Denise Pipitone, Jessica Pulizzi, sorellastra della bimba. 

Jessica e Denise hanno lo stesso Padre, Pietro Pulizzi. Prima di intraprendere la sua relazione con Piera Maggio, Pietro Pulizzi era coniugato con Anna Corona e da questa donna aveva avuto 2 figlie.

Subito dopo la scomparsa di Denise, già in quel 1°settembre, la signora Maggio indicò in Anna Corona una sua “avversaria”, facendolo aprì agli inquirenti una possibile “via del sospetto”.

L’ex moglie di Pietro Pulizzi non aveva mai nascosto la sua opposizione a Piera Maggio, ritenuta la donna responsabile del fallimento del suo matrimonio e della sua unione familiare.

Oggi Piera Maggio oppone ad Anna Corona ed a Jessica Pulizzi la sua verità, la sua ricostruzione dei fatti, largamente ottenuta grazie ad un’attività investigativa parallela a quella istituzionale e supportata dal lavoro del legale della famiglia. Piera Maggio afferma la sua verità in giudizio e lo fa nel corso di un appello ovvero in secondo grado.

Perché il Processo per stabilire le sorti di Denise è approdato all’appello?   

Questo secondo grado di giudizio è scaturito dall’opposizione dell’Accusa e delle Parti Civili (quindi dei genitori di Denise) alla sentenza di assoluzione che è stata pronunciata dal Tribunale di Marsala in conclusione del procedimento di primo grado: in primo grado  i giudici hanno pronunciato l’assoluzione di Jessica Pulizzi,  oggi 26 anni.

Così, in chiusura di giudizio, in primo grado la sorellastra di Denise è stata assolta dall’accusa di concorso in sequestro di persona.

Nello stesso giudizio è stato, invece, condannato a 2 anni di reclusione l’ex fidanzato di Jessica, Gaspare Ghaleb, imputato solo di false dichiarazioni a pm. 

Piera Maggio in appello chiede di rivisitare tutti quegli indizi che portano a Jessika Pulizzi, indizi che secondo l’accusa e le parti civili sono importanti e concludenti.

Tra i diversi indizi vi è anche l’eclatante errore nella perquisizione in casa Corona nel giorno della scomparsa di Denise, il 1° settembre 2004.

In quel giorno i Carabinieri, consapevoli del retroscena familiare del padre di Denise, si recarono a casa Corona ma furono accolti dalla signora Anna in un appartamento che , anni dopo, si è rivelato non essere il suo. 

Leggi qui i dettagli: Carabinieri perquisirono la casa sbagliata.

Le forze dell’ordine furono fatte accomodare in casa di una vicina, a pian terreno, a loro fu dato libero accesso alla casa lasciando intendere che si trattasse dell’abitazione in cui vivevano Anna Corona e le sue figlie. 

Recentemente è ritornato in aula il maresciallo Francesco Di Girolamo che ha confermato il clamoroso errore in cui i Carabinieri furono indotti a causa del comportamento delle persone che li accolsero:

il rappresentante dell’Arma ha dichiarato dinnanzi alla Corte che il 1° settembre 2004 il manipolo di investigatori entrò nella casa al pianterreno ed Anna Corona che li accoglieva non disse loro che abitava al secondo piano, quindi Anna Corona non chiarì alle forze dell’ordine che l’abitazione in cui si trovavano (contrariamente da come poteva sembrare) non era la sua. 

Nella giornata del 1°settembre 2004 il maresciallo Di Girolamo si recò lì in quella abitazione che credeva di Anna Corona, con lui c’erano un altro carabiniere e due poliziotti, dalla scomparsa della bambina erano passate poche. 

Perché Anna Corona, madre di Jessica Pulizzi, non accolse il drappello di investigatori in casa sua?

Questa è una delle domande chiave del processo di appello.

A fronte della complessità delle indagini, dei silenzi e dei tanti misteri, la sola cosa giusta che l’osservatore possa fare è continuare a cercare Denise condividendo le immagini e gli appelli della mamma, Piera Maggio, che ancora cerca la sua bambina.

 

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