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Il Nostro Piccolo Grande Amore: la Storia dell’Adozione dei Figli Will e Zoey

L'amore non conosce limitazioni

Federica Federico

di Federica Federico

19 Novembre 2014

 

Il Nostro Piccolo Grande Amore: la Storia dell'Adozione dei Figli Will e Zoey

La genitorialità non è una condizione e non è un accadimento della vita, diventare madre o padre è un dono che stravolge mente e cuore, modifica gli obiettivi personali e di coppia e d’improvviso, come d’istinto, rimette in discussione tutta l’esistenza.

Prima dell’arrivo di un figlio la genitorialità è però qualche cosa di più intimo ed ideale: è un desiderio animato e mosso dall’istinto. 

L’istinto di avere un figlio è ancestrale, irrefrenabile, incontrollabile, fa parte dell’evoluzione della donna come di quella dell’uomo; il desiderio di maternità o paternità si innesta nel percorso esistenziale di ogni individuo giungendo, di norma, con la completa maturazione fisica ed individuale.

Con il riconoscimento della propria identità “adulta” l’individuo riesce anche a sentirsi parte della natura  e comprende di esserne protagonista identificando, così, nel figlio uno strumento di realizzazione e continuazione di sé.

Ma cosa accade se un uomo ed una donna sono “diversi”, se nel sentire, percepire e vivere l’istinto di procreare debbono anche fare i conti con limitazioni ed impedimenti fisici importanti?

L’impedimento fisico che il mondo riconosce come diversità può spesso essere superato e tal volta può persino divenire un valore aggiunto importante e prezioso (anche socialmente).

La società moderna è assuefatta alla normalità e non di rado rifiuta la diversità al punto da imporre limitazione oggettive ai diversamente abili (vedi le barriere architettoniche).

Il mondo merita di essere avvicinato alla diversità, merita di conoscerla ed apprezzarla e, permettetemi il volontario e forzato gioco di parole, il mondo merita di normalizzare la diversità.

Real Time sta trasmettendo una serie TV diversa ma animata essenzialmente dallo spirito di sensibilizzazione appena auspicato: Bill Klein, Jennifer Arnold, Will e Zoe sono i protagonisti della serie Tv “Il Nostro Piccolo Grande Amore“.

Sono una “famiglia diversamente abile ma immensamente amabile” che, attraverso un reality show assolutamente fuori dal comune, presenta al mondo la “normalità” di una vita familiare vissuta convivendo con una patologia grave, il nanismo.

Può una coppia affetta da nanismo avere dei figli?

Questa domanda è tanto cruda quanto “spontanea e istintiva”, probabilmente se la sono posta in molti, forse se la sono posta in modo particolare tutti quelli che ancora dinnanzi alla disabilità restano colpiti o impietositi. 

La genitorialità è un diritto umano imprescindibile, guai se cedesse il passo alla paura, allo sconforto o alle difficoltà.

Una risposta oggettiva alla difficile domanda appena posta è in realtà impossibile da dare, i genitori diversamente abili soffrono di molte limitazioni e spesso le difficoltà che debbono fronteggiare sono anche burocratiche e determinate o influenzate dal luogo in cui vivono e dalle leggi con cui hanno a che fare.

Burocrazia e legge hanno sempre un peso rilevante nella genitorialità quando il genitore non può naturalmente procreare ma necessita per generare di cure, del ricorso alla PMA oppure deve scegliere, per divenire, genitore la via dell’adozione.

Bill e Jen hanno dovuto percorrere la strada della genitorialità di cuore, per soddisfare il bisogno di diventare padre e madre hanno scelto di accogliere due bambini e nel farlo hanno risposto all’istinto dell’amore scegliendo con coraggio di accogliere figli che avessero bisogni speciali, bisogni che “normalmente” le famiglie comuni non conoscono o addirittura rifiutano.

Le adozioni di Will e Zoey

Nel marzo del 2013 Will ha conosciuto l’abbraccio di mamma Jen e papà Bill, allora aveva solo 3 anni ma già manifestava con evidenza i segni fisici della sua patologia e ben presto i genitori hanno dovuto farsi carico di accompagnare il bambino in un percorso medico e chirurgico non usuale e non semplice.

La patologia complessa di Will abbraccia  anche l’udito intaccandolo e di conseguenza limita pure l’ espressione e lo sviluppo lessicale del bambino, ciò oltre all’evidente condizione ossea e strutturale del piccolo. 

Dopo l’adozione di William la famiglia si è, poi,  ulteriormente ampliata ed in casa è arrivata la sorellina Zoey, una splendida bimba di 19 mesi proveniente dalla lontana india.

Anche la piccola Zoey è affetta da nanismo, anche lei nella vita aveva bisogno di una speciale accoglienza e comprensione.

Il suo ingresso in famiglia non è stato semplice: la bambina si è improvvisamente ritrovata in un ambiente del tutto nuovo,  con nuove abitudini, un nuovo modus vivendi, e per di più in America, una realtà pregna di diversità rispetto all’India … ma ha vinto l’amore che riesce a farsi affetto reale e fattivo, abbraccio, attenzione e accudimento.

Guardando questa famiglia speciale ed unica la risposta alla difficile domanda appena posta si fa semplicissima:

possono e debbono vivere la genitorialità  tutti, chiunque si senta portatore d’amore e serbi in sé il desiderio vivo e reale di amare, donare e concedere.

Guardare questi bambini significa imparare che la diversità è normale nei sentimenti e nella forza dell’amore.

Il valore di un sorriso non conosce nessuna limitazione fisica, questo dovremmo impararlo per primi noi normodotati.

 

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