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Lettera di un Preside ai Suoi Alunni: l’Intelligenza non si Misura con i Voti a Scuola

Una lettera che parla di vita ed emozioni e che parla al cuore dei ragazzi

Gioela Saga

di Gioela Saga

29 Novembre 2014

lettera preside

Il percorso scolastico non è solo un percorso accademico volto ad “instillare” nozioni nella mente degli studenti, è, o per meglio dire, dovrebbe essere, un percorso a 360 gradi che investe tutto l’essere di queste giovani menti, anime e cuori che ogni giorno dedicano gran parte della loro giornata nella scuola.

Purtroppo non sempre è così, anzi, assai raramente, la scuola diventa invece un meccanismo che schiaccia e dà vita spesso a dinamiche molto frustranti dove, se è vero che teoricamente vige la meritocrazia, spesso proprio questa stessa meritocrazia non considera tutti i parametri su cui si dovrebbe fondare.

La burocrazia scolastica costringe ad attribuire voti, giudizi, pagelle e pagellini vari che di frequente si svuotano di ogni contorno:

lo studente diventa quel voto, bello o brutto che sia, avulso da ogni altra informazione o da ogni altra considerazione.

Ci battiamo sempre affinché le persone non diventino numeri e dimentichiamo che a volte lo diventano fin dagli albori tra i banchi di scuola.

La scuola è scuola di apprendimento ma innanzitutto di formazione dell’individuo che come tale non può essere giudicato solo in base alla sua stretta abilità nel fare qualcosa in un determinato momento. Sempre di più invece, nell’estremo tentativo di rendere il voto quanto più obiettivo e matematico, ci si arrovella su tabelle e griglie da cui scaturisca il fatidico numero.

Sorrido davanti ad alcuni calcoli da cui scaturiscono cifre del tipo: 7,85; 5,98. Mi chiedo da quali algoritmi e calcoli arzigogolati possano mai fuoriuscire e se prima o poi mi debba io aspettare anche qualche numero periodico su cui mi interrogherò all’infinito…

Colleghi che impiegano settimane per correggere verifiche e si perdono dietro a schemi sempre più complessi ed eventualmente inattaccabili.

Per evitare presunte simpatie, che comunque continuano umanamente ad esserci, o fatali giudizi soggettivi, si arriva a dinamiche azzardate frutto di parametri sempre più disumanizzatie disumanizzanti.

Si stava meglio quando si stava peggio? Verrebbe da pensare, con una frase fatta da bar…

E’ che a volte ci vorrebbe così poco davanti ad un compito, riuscire semplicemente a dire:

“E’ giusto, hai capito, bene hai imparato, ora ti insegno come potrai fare anche meglio”;

piuttosto che:

“No è non è corretto, cerchiamo di capire cosa non va insieme, vieni che te lo rispiego, magari in un altro modo… la prossima volta riuscirai!”.

Un bambino o un ragazzo che svolgono un test non sono macchina a cui dare un tagliando ma persone a tutto tondo che hanno un background complesso che bisogna rispettare, sondare, comprendere e in cui si deve entrare spesso in punta di piedi.

Se il voto è necessario al sistema, che sia almeno un voto accompagnato da un viso umano, da una consiglio, un sorriso o anche un rimprovero ma costruttivo non distruttivo e demotivante e dalla consapevolezza che non finisce tutto lì.

Bisognerebbe sempre ricordare che gli studenti che si hanno davanti non sono solo quello, cioè non sono solo studenti ma anche una complessità e una varietà di decine di altre cose che fanno, che non si può racchiudere in un numero.

Il tempo è tiranno, il numero degli alunni complessivi a volte spaventa ma basta poco per rendere questo lavoro meraviglioso e un’occasione per crescere insieme e trasmettere, insieme alle nozioni, anche l’entusiasmo, la voglia di essere migliori e la capacità di elaborare anche realtà più complesse che si incontreranno nella vita.

Non si tratta di minare l’autorità dell’insegnante ma coglierne tutta l’essenza ad ampio respiro.

Il lavoro che si deve fare a scuola non è solo quello sui libri e sui quaderni ma anche quello su se stessi, quello che sicuramente rimarrà anche dopo il diploma, la laurea e qualsiasi master!

A tal proposito è emblematica la lettera che un dirigente scolastico di una scuola del  Lancashire ha inviato ai bambini di 6 anni della scuola elementare, in seguito ai risultati di alcuni test, ed è diventata virale sui social:

messaggio di un preside agli studenti

Troverete allegati alla lettera i risultati dei vostri test. Siamo molto orgogliosi di voi e di come avete mostrato il vostro impegno e provato a fare del vostro meglio durante questa difficile settimana.

Tuttavia siamo consapevoli che questi test non sempre sappiano valutare cosa rende unico e speciale ciascuno di voi. Le persone che creano questi test e i punteggi non conoscono ciascuno di voi come vi conoscono, spero, i vostri insegnanti e le vostre famiglie.

Non sanno che molti di voi parlano due lingue, che suonate uno strumento, che ballate o dipingete.

Non sanno che i vostri amici contano su di voi per essere lì con loro e che la vostra risata può illuminare il giorno più triste. Non sanno che scrivete poesie o canzoni, che fate sport, che vi interrogate sul futuro e che qualche volta vi prendete cura di fratelli e sorelle dopo la scuola.

Non sanno che avete viaggiato verso un luogo veramente splendido o che sapete raccontare una grande storia o che vi piace trascorrere del tempo con alcuni vostri familiari e amici.

Non sanno che potete essere affidabili, gentili e premurosi, e che cercate di fare, ogni giorno, del vostro meglio… i punteggi ottenuti vi diranno qualcosa, ma non tutto.

Quindi godetevi i risultati, siatene orgogliosi, ma ricordate che ci sono molti modi di essere intelligenti.

Parole sagge, molto sagge che spero “lavorino” nel cuore di molti educatori ed allievi.

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