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Obesità Infantile: il Palloncino Intragastrico che Funziona anche per i Bambini

Una nuova tecnica non invasiva per la cura dell'obesità infantile.

Gioela Saga

di Gioela Saga

22 Gennaio 2015

 bambini obesi

Possiamo osservare anche con i nostro occhi come il sovrappeso in età pediatrica e giovanile sia sempre in costante aumento.

Si stima che il 25% dei bambini in Italia abbia un peso superiore a quello conforme alle linee guida e il 13% sia addirittura obeso, cioè il suo peso superi di più di dieci chili il peso forma.

Questo porta di conseguenza anche allo sviluppo di malattie metaboliche importanti quali insulino-resistenza, diabete mellito tipo 2, dislipidemia, ipertensione arteriosa ed epatopatia steatosica

Non sempre purtroppo le strategie comportamentali, di regime dietetico e di attività fisica ottengono dei risultati rilevanti o costanti nel tempo.

Per gli adulti si agisce spesso con la riduzione chirurgica del tratto digerente o con by-pass gastrico, per, sostanzialmente, assorbire meno cibo. Si tratta di una tecnica invasiva, che per i bambini e adolescenti viene attentamente valutata e i casi che vengono sottoposti a tale tecniche vengono selezionati in maniera severa e attenta da un’équipe di dietisti, epatologi, endocrinologi, esperti del metabolismo e psicologi.

Per i giovani pazienti, spesso si preferisce adottare tecniche meno invasive e non convenzionali come il noto inserimento di un palloncino intragastrico

che viene gonfiato nello stomaco per indurre il senso di sazietà e portare di conseguenza ad introiettare meno cibo con un relativo calo ponderale. Questo abitua l’organismo a tutti i livelli a mangiare meno e ad acquisire e stabilizzare una condotta alimentare diversa.

Naturalmente non è una tecnica adatta a tutti e, in particolare, per i bambini, le linee sono severe. I pazienti pediatrici devono anche avere un indice di massa corporea davvero elevato, superiore a 35, il che spesso porta ad attendere un aggravamento della condizione, con relative conseguenze.

Fino a poco tempo fa, inoltre, il lato negativo, era rappresentato dalla sua possibile rottura.

Per la prima volta però, presso l’Ospedale del Bambin Gesù di Roma, sono stati impiantati dei palloncini di nuova generazione: Obalon Intragastric Balloon (OGB).

Il dottor Francesco Peppo, responsabile della Chirurgia Pediatrica Generale del Bambino Gesù, spiega che è costituito da una membrana sottilissima ma è in grado di resistere agli acidi dello stomaco ed è praticamente indistruttibile. Si gonfia con gas più leggero dell’aria, l’azoto e per questo, riduce anche la sensazione fastidiosa a livello gastrico pur svolgendo efficacemente la sua funzione restrittiva.

Non solo, la grande innovazione di questo dispositivo è che è deglutibile,

si tratta infatti di deglutire una pillola di  appena 6 grammi, che verrà poi gonfiata all’interno dello stomaco attraverso un sottile tubicino (dal diametro inferiore al millimetro).   
Dunque vengono ridotte al minimo le complicanze e le difficoltà di questa tecnica.

L’Ospedale Bambino Gesù sta già sperimentando il dispositivo su 10 bambini tra i 10 e i 17 anni. 

Il primo OGB è stato impiantato in un bambino di 11 anni, con Indice di Massa Corporea pari a 33 e un eccesso ponderale di oltre 30 chili rispetto al peso forma per altezza ed età che ha dichiarato di sentire solo una leggera sensazione come di bolle nello stomaco.

A tre mesi di distanza i bambini sottoposti allo studio hanno ottenuto un significativo calo ponderale  di circa 8 chilogrammi, una diminuzione dell’indice di massa corporea di due punti e una netta riduzione della circonferenza vita  fino a 11 centimetri, con conseguente miglioramento del quadro metabolico e enormi risultati anche sul piano psicologico, con nessun effetto collaterale.

Un altro vantaggio del nuovo palloncino sembra anche essere il suo possibile utilizzo in pazienti che abbiano anche un indice di massa corporea inferiore a 35, riducendo l’attesa dell’aggravamento.

Il professor Valerio Nobili, Primario dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Epatometaboliche dell’ospedale, nonché membro attivo dell’équipe che ha dato vita a questa sperimentazione, precisa però che questa tecnica non deve rappresentare una “scorciatoia” ovvero:

“Il trattamento non è la soluzione per tutti i bambini con obesità severa. Dieta e attività fisica sono le prime due indicazioni da mettere in atto. Quando da sole non portano risultato allora è possibile intervenire.”

Fonti: Ospedalebambinogesù, Lastampa,Ncbi

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