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La Figlia Muore Dopo un Parto Cesareo: 7 Mesi dopo il Padre Viene Licenziato

7 mesi dopo la morte di sua figlia viene licenziato. L'azienda applica il regolamento.

Gioela Saga

di Gioela Saga

11 Febbraio 2015

padre licenziato dopo morte figlia

L’elaborazione di qualsiasi lutto è un processo lungo, non sempre privo di ostacoli ed estremamente soggettivo. Molte variabili sono implicate ed è possibile che intervengano anche fattori che ne determinino un processo più lungo ed una metabolizzazione più ostacolata e difficile.

Sembra che stia accadendo questo al padre di Lisa, una giovane donna di 35 anni morta l’anno scorso dopo aver dato alla luce suo figlio Zac con parto cesareo di cui ci siamo occupati in precedenza in questo articolo. Le cause del decesso sono ancora sotto stretta indagine in corso e anche stando agli ultimi rilievi fatti non ci sono ancora elementi determinanti per stabilire con certezza le cause di questa morte improvvisa e sconcertante avvenuta il giorno dopo il parto, senza nessun preavviso.

Forse, anche per questa morte così assurda, per il papà, Robert, 62 anni, è così difficile accettare la morte della figlia, è dura cercare di ricominciare a guardare avanti e raccogliere le forze. Ogni settimana lui e la mamma di Lisa vengono contattati per gli aggiornamenti sul caso e anche se sapere la verità è importante, ogni volta si riapre una ferita che stenta a rimarginarsi.

padre licenziato dopo morte figlia

La famiglia di Lisa con il piccolo Zac

La vita però prosegue in modo cinico e assoluto.

Robert è un conducente di autobus e si è visto recapitare proprio in questi giorni, a sette mesi dalla morte della figlia, un preavviso di 90 giorni per il suo licenziamento.

Benché Robert abbia preso un congedo per la morte della figlia, previsto dal suo contratto di lavoro, poi è entrato in depressione per gli eventi accaduti e anche se ha certificato la sua condizione, non potendo fornire una data precisa per il suo rientro, è stato licenziato.

Un’ulteriore tegola che cade sopra una famiglia già così profondamente provata.

Purtroppo Robert stesso dice di non essere in grado di riprendere il suo lavoro, ne è consapevole ma forse aveva solo bisogno di un po’ più di tempo. E’ un’ attività che svolge da più di dieci anni e che conosce bene, che richiede calma, concentrazione, responsabilità per la sicurezza delle persone che trasporta e Robert sa di non essere nelle condizioni giuste per guidare il suo autobus.

“A volte mi distraggo, non sono in grado di tenere la strada, altre volte scoppio a piangere improvvisamente…”

L’azienda da parte sua ha adottato il regolamento, freddo e rigoroso, nel rispetto delle parti.

Ha provveduto a fare visite, a stabilire degli incontri per aiutarlo e dei contatti con il sindacato, tutto ciò che la procedura prevede in questi casi, ma senza poter pervenire alla definizione del suo rientro, mancanza che li ha portati a dover concludere il rapporto di lavoro.

“E’ un modo disgustoso di trattare una persona mentre piange la morte di una figlia. Sono solo un numero per loro.”

“A loro interessa solo che io torni al lavoro, non sono interessati a me come persona e lo considero una mancanza di rispetto per la memoria di mia figlia.”

Queste le parole di Robert che reagisce alla fredda comunicazione dell’azienda e aggiunge:

“So che ad un certo punto sarei dovuto tornare al lavoro ma al momento non è possibile, speravo che l’azienda capisse e fosse un po’ più solidale.”

Ora uscire da questo tunnel sarà ancora più difficile e Robert si stringe al nipote Zac per poter ritrovare la forza di andare avanti.

Fonte: Mirror

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