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Congedo maternità aumenta lo stress sul lavoro per mamme e colleghi

di Dott. Giuliano Gaglione

14 Aprile 2011

Per molte donne la gravidanza è una fonte di gioia, il completamento del loro processo di realizzazione, la rappresentazione concreta e spirituale del loro amore verso il compagno; insomma, l’attesa di un figlio può essere paragonata ad una luce che irradia la vita della futura mamma.

Se da un lato i mesi di gestazione rappresentano nel vero senso l’amore per la vita, c’è un’altra faccia della medaglia, secondo me molto meno importante rispetto alla gioia di diventare genitore, in cui la gravidanza è fonte di stress, legato a fattori fisici, ormonali, psicologici, relazionali…… ma anche lavorativi.

Ebbene si, le preoccupazioni raddoppiano nel caso in cui la neomamma è una lavoratrice; inoltre questa situazione  comunque impegnativa, non investe solo la gestante ma anche i suoi colleghi di lavoro i quali, non potendo usufruire della collaborazione di una sostituta, devono aumentare la loro mole di attività. Questo disagio viene denominato “stress da lavoro correlato” e ne è protagonista un lavoratore su quattro, tra cui le donne in gravidanza, le quali, dopo aver partorito, rientrano in un lavoro  pervaso da un clima non sempre sereno e tollerante.

Il fenomeno è stato analizzato attraverso i dati del Laboratorio Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie ed ospedaliere) sul “Benessere organizzativo”, con il contributo della Boeringher Ingelheim : si è riscontrato che nelle Aziende Sanitarie Locali il bilancio imposto dai tagli alla sanità pubblica regionale non permette al 60% delle donne che vanno in maternità di essere sostituite, creando ovviamente disequilibri all’interno del luogo in cui esse sono impegnate.

La sostituzione in caso di maternità è un atto da effettuare per garantire serenità alla gestante, la quale è sicura non solo di riottenere nuovamente il posto di lavoro una volta partorito, ma anche di trovare un clima tranquillo tra i colleghi. A favore  di questa affermazione, il Rapporto Asfor (l’Associazione Italiana per la Formazione manageriale) sottolinea che nel momento in cui c’è un miglioramento del clima interno del lavoro, la produttività aumenta di oltre il 27% e l’indice di gradimento dei clienti (la c.d. custode satisfaction) cresce di ben 47 punti percentuali.

Sono molti gli spunti di riflessione ricavabili da queste ricerche: innanzitutto è assolutamente utile estendere questo studio anche tra i dipendenti della Pubblica Amministrazione, non solo in ambito sanitario.

E’ inoltre importante analizzare tutto ciò che ruota attorno al concetto di “stress da lavoro correlato”,  in modo tale da mettere in atto  tutti gli interventi idonei ad affrontare e superare  le tensioni presenti all’interno di un contesto lavorativo, come previsto dalla normativa europea in vigore da inizio 2011.

Un ulteriore fattore degno di nota è capire a fondo in cosa consista lo “stress” che sta vivendo un lavoratore e qual’ è il reale motivo per cui si assenta dal suo impiego: è  necessario capire bene le cause di questo assenteismo dato che si è riscontrato che nei paesi Europei è stata valutata una spesa di 20 miliardi collegata alla mancata presenza nei posti di lavoro per motivi di stress.

Personalmente ritengo che bisogna analizzare il “clima che si respira” all’interno di ogni contesto lavorativo al fine di evitare che un mancato equilibrio interno provochi deficit nella produttività e insoddisfazione da parte della clientela.

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