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Esposizione a sostanze inquinanti in gravidanza, rischi per mamma e bambino

di Dott. Giuliano Gaglione

14 Aprile 2011

Un sinonimo della parola “città” può essere “vitalità”, ma realmente ne esistono altri di più preoccupanti come, smog, incroci pericolosi, clacson, automobili a tutto gas, traffico intenso, inquinamento ambientale ed acustico.

Queste situazioni non molto piacevoli possono provocare negli individui delle conseguenze  sgradite sia da un punto di vista fisico che comportamentale. In particolare l’inquinamento può creare problemi ai polmoni, ai bronchi, all’apparato respiratorio superiore, oltre a disagi psicologici quali ansia e depressione.

E’ stato riscontrato che i disturbi comportamentali possono trasmettersi anche al feto, nel momento in cui la gestante sia esposta a questi rischi ambientali. Più dettagliatamente, si è scoperto che donne abitanti in prossimità di strade trafficate, possono incorrere sia  in parti prematuri che in disturbi  comportamentali  del bambino.

Questo è il risultato di uno studio effettuato presso il Columbia Center for Children’s Environmental Health (CCCEH) e l’Institute of Cancer Research e pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, attraverso il quale è stato monitorato un gruppo di 215 bambini sin dalla nascita. Ad essi è stato prelevato  sangue dall cordone ombelicale per analizzare l’eventuale presenza di agenti inquinanti.

Attraverso questo esperimento si è scoperto che nel sangue del cordone vi è una correlazione significativa tra i valori elevati di un maker di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e un maggiore rischio di sintomi legati a disturbi attentivi, di ansia e depressione, insorgrnti intorno ai 5-7 anni. Nel momento in cui la  gravida inala questi inquinanti, come gli IPA, essi si legano al DNA del fegato tramite un assorbimento transplacentare.

Esistono in realtà altre forme di inquinamento che si differenziano da quello prettamente urbano, tra cui possiamo ricordare il fumo attivo e passivo di tabacco e la dieta, dato che all’interno dei cibi possono essere presenti sostanze inquinate.

Secondo l’autore dello studio, la Dottoressa Frederica Perera, questi risultati sono potenzialmente preoccupanti in quanto disturbi di attenzione, ansia depressione possono influenzare i successivi risultati accademici e la relazione tra i coetanei. Tuttavia – da come dichiara la Dr.saa Perera – è importante innanzitutto ridurre queste sostanze inquinanti tramite i controlli dell’inquinamento attualmente messi a disposizione, l’efficienza e le fonti energetiche alternative.

Io sposo completamente questa ricerca e le iniziative promosse per poter affrontare tale tipo di disturbo, dato che prevenire i disagi è qualcosa di assolutamente importante onde evitare un percorso non semplice e non sempre rapido per poter fronteggiare dei disturbi che comportano difficoltà non solo nei soggetti affetti, ma anche nelle relazioni che essi instaurano con altre persone. In particolare sono assolutamente contento di osservare quanta volontà  vi sia di intervenire sulla prevenzione comportamentale dei più piccoli, dato che, se questi disturbi non vengono trattati, potrebbero amplificarsi creando, come detto precedentemente, disagio personale e relazionale.

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