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Togliere il pannolino e usare il vasino: quando il bambino non vuole

di Dott.ssa Rita Moré

18 Aprile 2011

Togliere il pannolino, ancora una volta ci troviamo ad affrontare il tema del “difficile spannolinare”.

Oggi diamo voce ad una mamma che ha già provato ad introdurre il vasino nelle abitudini quotidiane del figlio, malgrado la pazienza e la tenacia, la gradualità e la dolcezza, il bimbo pare non riuscire a staccarsi dal vecchio caro pannolone, rifugio sicuro e discreto!

Come condurre, allora, il piccolo alla conquista del vasino, come togliere il pannolino con serenità e senza traumi?

<< Salve, vorrei un parere riguardo lo “spannolinamento”.
Mio figlio – tre anni il 2 gennaio 2011 – è molto sveglio, parla molto bene per l'età, è molto testardo, coerente e abitudinario ( quando compro ad esempio delle scarpe nuove, la prima volta che le indossa è una tragedia, con pianti e urla, poi dalla seconda volta vuole solo quelle e le mostra orgoglioso a tutti…poi dipende molto dal modo in cui gli propongo una novità, se sbaglio non c'è verso di fargliela piacere). Ha iniziato a settembre la scuola materna e da marzo a luglio ha frequentato l'asilo nido, gli inserimenti sono andati molto bene (dopo le crisi iniziali va volentieri).
Visto che è nato in inverno ho aspettato quest'estate per togliere il pannolino, senza risultato.
Schematizzo le varie fasi:
-Non ha mai voluto giocare col vasino , nè sedersi.
-Non so quanto influirebbe e non ho la sicurezza che sia successo ma ho forti dubbi che la scorsa estate(aveva quindi un anno e mezzo) la nonna ha provato a farlo sedere sul water contro la sua volontà (in mia assenza).
-Mi racconta che il buco del water lo spaventa (ha paura di caderci dentro).
-Al nido hanno provato ma senza risultato.
-Quest'estate rimaneva a fatica nudo o col costume in spiaggia. Quando sentiva lo stimolo si innervosiva molto, non riusciva a farla neanche in acqua.
-Io ho insistito molto , qualche volta la faceva rigorosamente in piedi a gambe aperte ma con addosso le mutande e dopo un bel pianto…(stava molte ore senza niente ma poi voleva almeno le mutande per farla).
-Già dai due anni mi diceva che gli scappava o che la stava facendo, però ancora adesso insiste nel dire che lui è piccolo e non vuole diventare grande. Un piccolo miglioramento negli ultimi giorni c'è stato nel vestirsi (pantaloni e mutande) da solo.
-Alla scuola materna ha accetttato di andare con le mutande e di farsi mettere il pannolino durante il giorno dalle maestre (C'era stata una difficoltà iniziale a causa mia, perchè mi aveva sentito più volte dire che alla materna non accettavano bambini col pannolino).
-Parla molto degli altri bimbi che fanno la pipì e non perde occasione per vedere come si fa.
-Ha due libri sul tema, che guarda molto spesso e sono gli unici che ha scarabocchiato.
Riflettendo, penso di essere caduta nell'errore di “mamma troppo disponibile” e perciò lui fa fatica a diventare autonomo: anche per questo , credo, ha paura delle novità in generale (un cappello nuovo, una visita a un amichetto, un gioco di gruppo in asilo….).
Sicuramente non farò nulla fino ai tre anni, ma nel frattempo come mi devo comportare? E quando e come potrò riprovare? Come essere io un po' più “distaccata”? Non vorrei fare ulteriori “danni”… Grazie.>>

Qui di seguito le indicazioni dell'esperta:

Siamo ancora una volta di fronte ad una richiesta sul controllo degli sfinteri.

E' necessario ribadire:

  • che l’educazione al controllo non va mai avviata prima che nel bambino sia avvenuta la naturale maturazione fisiologica,
  • che per conseguirla occorre da parte dei genitori molta disponibilità e pazienza,
  • che bisogna mettere in bilancio possibili regressioni del bambino.

Nello specifico, la richiesta in questione fa solo riferimento alla minzione. Il bambino viene presentato dalla mamma come sveglio, testardo, abitudinario, dal buon linguaggio, insomma un bambino che è bene in linea con la sua età e che, perciò, non avrebbe dovuto incontrare particolari problemi al momento di togliere il pannolino, né, da quel che viene riferito,  ci sembra che l’operazione sia stata tentata con troppo anticipo. Emergono tuttavia alcuni elementi che possono aiutare a capire le difficoltà di questo bambino. Se spesso insiste nel dire che è piccolo e non vuole diventare grande e lo fa in concomitanza dello stimolo che avverte, vuol dire che ha compreso perfettamente quel che comporta far la pipì nel vasino o nel water. C’è qualcosa a cui non vuole rinunciare: la dipendenza dagli adulti e prima tra tutti dalla mamma. Nella richiesta non si dice se questo bimbo è figlio unico, ma se così fosse avremmo un ulteriore elemento per comprenderne l’atteggiamento. Questo bimbo non si è mai dovuto misurare con un fratellino o una sorellina, né ha mai dovuto condividere con loro le cure e l’affetto della mamma, di quella mamma amorevole e pronta a cambiargli il pannolino ogni volta che egli lo richiede. Penso sia superfluo ricordare qui che il cambio del pannolino non è solo una pratica igienica e che rappresenta per il bambino e per la mamma un momento di complicità affettiva molto importante per la crescita del bambino capace di infondergli sicurezza ed equilibrio emotivo. L’uso del vasino cambia gli scenari e di per sé lascia poco spazio alle coccole e moine che accompagnano il cambio del pannolino.

Forse per questo bimbo è solo necessario trovare il modo di riproporle per fargli sentire che crescere e fare la pipì nel vasino non significa necessariamente dover rinunciare a ciò che ci fa stare bene. Mi sembra, poi, che anche gli altri comportamenti di questo bambino confermino quanto evidenziato. Infatti egli parla di altri bambini che fanno la pipì, non perde occasione per guardare, ma non cambia le sue abitudini, quasi a voler marcare la differenza tra sé e gli altri. Ha  2 libri sul tema, li sfoglia ma poi li scarabocchia come a voler annullare, distruggere tutto quanto contrasta con il suo bisogno di dipendenza, di coccole. E questo bisogno origina nel bambino anche la paura delle novità. Darei poca importanza, invece, alla paura del buco del water. Non mi pare emergano elementi,  pur volendo prendere in considerazione qualche episodio pregresso, atti a scatenare comportamenti traumatici o ansiogeni. Mi sembra piuttosto che il tutto rientri in una strategia, ovviamente inconsapevole, di difesa da parte del bambino.

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