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Rapporto madre figlio: il bambino piange vuole solo la mamma

DottAnnamaria

di Dott.ssa Annamaria Del Vecchio

21 Aprile 2011

Che splendido e sottile legame quello tra mamma e bambino!

Quanti libri, poesie, film e storie hanno raccontato l’amore che una mamma prova per il suo pargolo e quante e quante teorie sul rapporto madre – figlio;  tutte ovviamente accreditate da studi e ricerche, ma poco efficaci nello spiegare il sentimento che di fatto lega una madre al suo bambino regalando ad entrambi serenità e tranquillità.

Fin da quando è nel grembo materno il rapporto che si instaura con il figlio è fortissimo, unico, invincibile  ma soprattutto nessuno mai riuscirà a descriverlo in pieno.

Sappiate care mamme, che il rapporto affettivo che costruite con il piccolo, sin dai primi momenti di vita, è di fondamentale importanza per la costruzione delle future  capacità relazionali del bambino.

Quello mamma – bambino, infatti, è un legame sottile, forte e duraturo che inizia fin  da quando il piccolo principe o la piccola principessa sono nel grembo materno; già subito dopo la nascita i piccini  avvertono e sentono l’odore della mamma, la sua voce e le sue carezze … le coccole della mamma, le sue mani e la sua pelle il piccolo le riconoscerebbe tra mille! Ogni madre poi risponde a queste richieste con sguardi e comportamenti comprensibili  solo all’interno del rapporto con il figlio. Loro due: mamma e neonato parlano senza parole, con gli occhi, il corpo e gli odori, con i sentimenti e le sensazioni … con dialoghi quasi musicali.

Questo legame, questa relazione dovrebbe mantenersi  cristallina per tutta la vita essendo la relazione d’amore più forte per entrambi, quanto più bello e sincero sarà questo rapporto tanto più il figlio, da adulto, riuscirà ad amare con  serenità  e sincerità il suo partner.

L’importanza di un precoce e buono rapporto  madre – bambino è fondamentale: nel piccolo concorre sia alla formazione della autoconoscenza, sia alla costruzione del “Sé” eper il futuro garantirà, altresì,
lo sviluppo di una personalità più o meno equilibrata.

Quindi mamme, il Nostro compito e le nostre responsabilità vanno oltre l’istintivo affetto incondizionato; così se da un lato è compito di ogni mamma fare ciò che la natura suggerisce, cioè amare il piccolo incondizionatamente, dall’altro ciascuna di noi deve orientare il proprio amore facendo si che esso divenga uno strumento di crescita a vantaggio del bambino, quindi cercando anche di trasmettere al figlio il risvolto educativo di questo enorme affetto.

Vediamo come cresce e si sviluppa l’attaccamento del bambino nei confronti della mamma:

  • Appena nasce, vi è un periodo iniziale nel quale il neonato è interessato più o meno in maniera equa a tutte le persone, mentre verso i tre mesi di vita appare evidente il suo interesse verso la madre rispetto ad altre persone.
  • È verso gli 8 mesi e fino ai 2/3 anni che l’attaccamento del bimbo alla mamma inizia a farsi reale e pratico. In questa fase il bambino dapprima comincia a muoversi, ad esplorare, e tende ad essere fisicamente più vicino alla mamma, perché la madre nei momenti del primo gattonamento e dei primi passi lo sostiene materialmente ed emotivamente; successivamente il piccolo, che sarà in grado da solo di seguire la mamma e stare attaccato alla sua gonna, continua a restarle strettamente vicino perchè ella è la sua forza, la sua sicurezza, la mamma è colei che lo istruisce alla comprensione del mondo.

È in questo periodo che avvengono le prime reazioni da ansia, ovvero il bambino ha “paura” di rimanere senza la mamma e nei momenti di distacco (indipendentemente dal tempo più o meno lungo in cui la madre manca) il piccolo può facilmente entrare in crisi; una eventuale crisi non è determinata da altro che dalla perdita del punto di riferimento primario, in questo senso un pianto non è una tragedia ma un normale progresso nella crescita del bambino.

  • Dai  3 anni in poi invece, quando le sue proprietà di linguaggio cominciano a svilupparsi l’attaccamento non è più solo fisico, materiale e strumentale, infatti il bambino inizia ad interagire con la mamma anche standole lontano, parlandole, chiedendole alcune cose, mostrandole i suoi disegni, i suoi lavoretti, i suoi giochi. L’interazione assaggia le emozioni, diviene confronto ed incontro di pensieri. Inoltre è da questo momento in poi che il bambino inizia a comprendere i motivi dell’allontanamento materno ( fare la spesa, cucinare, andare a lavorare, ogni tanto andare dal parrucchiere ). Il bambino, d’altra parte, inizia anche ad avere una vita propria, sociale e più piena, con impegni e cose personali da fare: dall’asilo, all’uscita con i nonni; avrà persone con le quali giocare: i nuovi vicini, gli amichetti della scuola o dello sport. Con la scolarizzazione il bambino impara l’interazione, migliorano e si perfezionano tutti i legami affettivi, il bambino inizia effettivamente ad instaurare rapporti di attaccamento anche con altre figure.

Care Mamme, nel periodo nel quale il bambino è molto attaccato a voi può capitare  di sentirsi avanzare critiche del genere: “ lo vedi, lo stai viziando, appena non ti vede più inizia a strillare, è troppo attaccato a te..” .
Allora serenamente ponete alle persone che avanzano queste critiche questa semplice domanda: “Dove sta scritto che un bambino di tre anni non può essere attaccato alla mamma?” e poi sappiate che la reazione del vostro bambino è assolutamente normale è una fase del tutto naturale!

Fin dai primi anni di vita il bambino ha bisogno della sicurezza e chi meglio ella mamma è in grado di dargliela, inoltre ciò gli permette pian piano di acquisire fiducia in se stesso e nelle altre persone; tutto ciò è di fondamentale importanza per un sereno ed armonioso sviluppo. Un nostro atteggiamento positivo in questo periodo permetterà al bambino, una volta diventato grande, di saper riconoscere negli altri espressioni e comportamenti che gli segnalino attenzione e positività nei suoi confronti o, al contrario, negatività e rifiuto, ciò gli permetterà di essere coraggioso e sicuro di sé e pronto ad affrontare le sfide della vita. Un rifiuto della mamma all’attaccamento infantile produrrebbe solamente insicurezze e frustrazioni.

Amiche, lo so, vi preoccupate sempre di non viziare il  vostro piccolo, e fate bene, ma sappiate anche che il  modo di rispondere alle richieste  di attaccamento nei vostri confronti è da non sottovalutare assolutamente per lo sviluppo del carattere del bambino. Dunque si alle regole, se è il caso il piccolo va indirizzato, corretto ed anche criticato, ma va coccolato, amato, seguito e coinvolto in un rapporto affettivo fatto anche di fisicità e presenza.
Dunque occhio: assecondare il suo attaccamento nei nostri confronti non vuol dire viziarlo, piuttosto vuol dire dargli la certezza che la mamma è qui per accompagnarlo alla scoperta del mondo fin tanto che le sue ali non saranno sì forti e sicure da lasciarlo volare da solo!

 

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