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Bambino Dimenticato in Auto da Solo al Caldo: Morto per Ipertermia

Federica Federico

di Federica Federico

09 Giugno 2015

L’immagine su cui stanno per cadere i vostri occhi o che ha appena catturato la vostra attenzione è la foto vera di un dramma: l’uomo, riverso sull’erba di un parcheggio di Inverness, in Florida, è Edward Hynes, è un padre vittima di un dramma. Il figlio di Edward (in verità la figlia, era una bimba) é stato un bambino dimenticato in auto da solo e al caldo, uno tra i tanti bambini morti così; e il seggiolino a cui si aggrappa il papà ha custodito il corpicino della sua creatura che, quando l’immagine è stata carpita, era da poco morta per ipertermia.

Tristemente, la foto, scattata da Stephen J. Coddington, immortala la scena di una vera tragedia: Mackenzee Shay di appena tre mesi e mezzo é morta abbandonata in auto da sola, tutto è accaduto in un parcheggio e in una mattina che doveva essere una come tante.

Il caldo e la disidratazione provocano la morte del bambino dimenticato in auto, la cosiddetta morte per ipertermia.

bambino dimenticato in auto

Negli Stati Uniti si stima che i bambini vittime di ipertermia siano 38 all’anno. Non un bambino dimenticato in auto ma tanti …troppi .

Nel 2010 un giornalista del Washington Post, Gene Weingarten, ha dedicato ad ogni bambino dimenticato in auto e morto per ipertermia un lavoro che gli è valso anche il premio Pulitzer (attestazione pure dell’importanza del tema e della necessità di una corretta sensibilizzazione sull’argomento). L’articolo, da cui queste nostre riflessioni prendono piede, esamina non solo la cronaca ma anche le ragioni inconsce e intime che determinano e fondano lutti così carichi di dolore e rimorso.

Perché il bambino dimenticato in auto muore?

Come accennato poc’anzi la morte per ipertermia interviene a causa del caldo insopportabile e della correlata disidratazione. Infatti, maggiore è la temperatura esterna più alto è il rischio di morte per ipertermia o meglio più veloce è il processo fisiologico che spegne la vita del bambino.

Il bambino dimenticato in auto può trovarsi esposto a temperature insostenibili: un’autovettura parcheggiata all’aperto tra primavera ed autunno, con una temperatura esterna di soli 25°, può raggiungere all’interno dell’abitacolo anche i 50°.

Pure con soli 25° di temperatura esterna, il calore all’interno di una macchina chiusa può aumentare di 10 o 15° ogni quarto d’ora, e questo rilevante incremento di calore si scatena a causa della struttura metallica, dei vetri trasparenti e dei componenti interni all’abitacolo che sono sempre soggetti ad un rapido surriscaldamento (si pensi al cruscotto ed al volante, piuttosto che ai rivestimenti interni delle portiere).

In tali condizioni di surriscaldamento ambientale, il bambino dimenticato in auto può morire per ipertermia in un tempo che va da soli 20 minuti sino a ben 2 ore: in questa funesta fatalità, quindi, può non esserci differenza tra una breve e una lunga dimenticanza. Non a caso si dice che lasciare i bambini in macchina da soli è sempre pericolosissimo, mai bisogna allontanarsi lasciandoli senza cura e controllo.

”Come può un genitore dimenticare suo figlio in auto?”

Questa domanda, comune a tanti lettori bambino dimenticato in auto dal papàangosciati dalle notizie di morte per ipertermia, è uno dei passaggi critici della riflessione sul tema.

Il bambino dimenticato in auto è spessissimo figlio di genitori attenti e premurosi; in America, come documentato dal vincitore del premio Pulitzer, questo incidente mortale è avvenuto a un pediatra, ad un imprenditore come a un camionista e persino ad una veterana dell’esercito.

Potrebbe suonare come un’eresia ma anche il genitore del bambino dimenticato in auto è vittima in questo dramma della vita, forse vittima attiva ma quasi mai carnefice colpevole o men che meno volontario. La pena che si portano addosso questi genitori è enorme e sovente è aggravata dal disprezzo sociale di chi crede che non possa capitare a chiunque.

La morte per ipertermia di un bambino dimenticato in auto è una tragedia che può capitare a tutti in determinate condizioni di criticità emotiva e fisica, questo lo dicono gli esperti.

David Diamond, professore di fisiologia molecolare presso la University of South Florida di Tampa, spiega  semplicemente i meccanismi della mente umana che intervengono in queste fatali dimenticanze: 

il cervello umano è organizzato intorno a una pluralità di strutture, alcune superiori ne governano altre inferiori.

I cosiddetti gangli di base sono certe strutture inferiori capaci di gestire gli automatismi, che di natura (come la parola stessa suggerisce) possono essere compiuti senza coscienza ma per automatico impulso all’azione; i gangli sono presidiati dalla mente cosciente ovvero da quelle sovrastrutture che controllano le priorità dell’agire permettendo all’uomo di non perdere il controllo nemmeno quando compie azioni automatiche in condizioni di stress.

Il cattivo o il poco sonno, la tensione emotiva e l’affaticamento fisico possono cagionare dimenticanze; e per quanto sia una mancanza gravissima dimenticare il bambino in auto resta ascrivibile (da un punto di vista psicologico) tra le dimenticanze  possibili.

Le sovrastrutture si bloccano e improvvisamente, in modo non prevedibile, non sovrintendono più agli automatismi, perciò l’uomo compie delle azioni dimenticandone altre, per esempio va in ufficio senza lasciare il bambino al nido.

In molti casi le madri o i padri che hanno lasciato i figli in macchina al caldo lo hanno fatto dimenticando di portare i bambini all’asilo o dalla babysitter, hanno commesso questa fatale dimenticanza al mattino e hanno, poi, ignari della morte del figlio, condotto una giornata comune. Spesso a riportare la memoria cosciente alla sua normale funzionalità è stata una telefonata del coniuge, una foto, la voce di un bimbo, insomma un allarme della memoria che nella maggior parte dei casi, però, si attiva troppo tardi.

David Diamond, in una massima esemplificazione, spiega che le sottostrutture, quelle che presiedono gli automatismi, per una ragione inspiegabile agiscono da sole senza il controllo delle sovrastrutture, cioè della mente cosciente, ed è come se la memoria riuscisse a sovrascrivere i ricordi: i genitori che dimenticano i figli chiusi nell’abitacolo della macchina sono convinti durante le ore della morte del bambino che il piccolo sia al nido, dalla tata o da chi ne ha cura, fatalmente sono certi di avere compiuto azioni mai messe in essere.

Spesso, a parte stress, stanchezza e affaticamento che sono condizioni di base fondanti, incide sull’azione fatale dell’abbandono del bimbo in auto anche una variazione improvvisa della routine (prendere un auto non propria, essere costretti a cambiare strada, ricevere una telefonata importante).

Il bambino dimenticato in auto è normalmente piccolo e quando il genitore lo chiude nell’abitacolo della macchina lui di solito sta dormendo nel seggiolino sul sedile posteriore dell’auto, lì dove l’adulto in quel momento fatale non guarda affatto.

L’età del bambino, la collocazione del piccolo sul sedile posteriore e il sonno sono elementi comuni a quasi tutte le cronache di morte per ipertermia, diversamente rispetto al bambino dimenticato in auto non esiste un profilo tipo del genitore colpevole della dimenticanza.

Il giornalista Gene Weingarten ha raccolto molte testimonianze di genitori vittime di queste tragiche dimenticanze, alcuni dei racconti pubblicati sul Washington Post meritano di essere ricordati perché dimostrano quanto possa essere importante una campagna di sensibilizzazione sull’argomento.

Un dirigente d’azienda era talmente certo di aver condotto suo figlio a scuola che dinnanzi all’allarme dell’auto che suonava ripetutamente, constatando da lontano che la vettura era “normalmente parcheggiata”, anziché riflettere sulle sue azioni e riportare la mente al bambino dimenticato in auto, pensò ad un guasto del sistema d’allarme e disattivò l’antifurto.

Un camionista texano sfrecciò a 160 all’ora guidando un tir con rimorchio perchè d’improvviso ricordò che 65 chilometri prima aveva parcheggiato dimenticando il figlio sul sedile posteriore della vettura familiare.

Bambino dimenticato in auto: la storia della morte di Bryce, 9 mesi, diventato un angelo il 30 marzo 2007.

Lyn Balfour è stata la mamma di Bryce, lo ha partorito, cresciuto per 9 mesi e poi ha dimenticato la sua creatura in macchina.

Bryce è morto nel parcheggio della scuola dell’avvocatura militare di Charlottesville, la mamma è una veterana, aveva già partecipato a una missione in Bosnia e a due in Iraq,  si era meritata una stella di bronzo per la gestione di importanti progetti militari. Veste la divisa anche il papà di Bryce, Jarrett militare spesso impegnato all’estero. Due genitori attenti e presenti, amorevoli e normali.

Quel maledetto 30 marzo del 2007 era il giorno dopo una notte insonne, Lyn e Jarrett avevano dormito poco perchè Bryce era irrequieto a causa di un fastidioso raffreddore.

Lyn doveva accompagnare Bryce dalla sua tata e poi andare a lavoro, per farlo quella mattina prese una macchina che di solito non guidava, aveva prestato a sua sorella l’auto che comunemente usava per muoversi tra casa, tata e lavoro. Lyn accompagnò il marito al lavoro, anche uscire con una sola auto non era loro abitudine, e poi avrebbe dovuto lasciare il figlio alla tata prima di prendere servizio alla scuola dell’avvocatura militare, ma non fece tutto ciò che avrebbe dovuto, andò direttamente a lavoro e lasciò Bryce nell’auto da solo. Durante il tragitto Bryce si era addormentato in macchina.

La tata provò a contattare Lyn durante le prime ore della mattina ma la mamma presa dal lavoro frenetico non sentì il cellulare squillare; le due donne riuscirono a parlarsi solo nel tardo pomeriggio ela telefonata fu drammatica:

«come sta Bryce?» – chiese la tata

«come sarebbe a dire? Bryce è con te» – rispose la mamma con convinzione

«Lyn, Bryce non è qui da me, non me l’hai portato stamattina»

Ed ecco che nella mente della mamma la cognizione reale degli avvenimenti riprese la sua forma concreta e improvvisamente tragica: Bryce era rimasto in auto.

Lyn ha raccontato al giornalista Gene Weingarten la fuga dal suo ufficio:

per raggiungere la vettura bisognava percorrere … “18 metri fino allo spiazzo, poi una rampa di scale con undici gradini, altri due metri, un’altra rampa di scale, altri dodici metri, un marciapiede e altri dieci metri fino alla macchina“la mamma ha giurato di aver coperto questa distanza in 30 secondi.

Il termometro segnava appena 16 °C ma nell’abitacolo della macchina in cui Bryce era rimasto solo, dimenticato da Lyn, c’erano ben 43 °C.

“Lo trovai nel suo seggiolino, col viso un po’ arrossato e gli occhi chiusi, come una bambola di porcellana. Iniziai a gridare aiuto, lo tolsi dalla macchina e cominciai una respirazione bocca-bocca, e continuai a urlare. Sapevo che era morto.”

Bambino dimenticato in auto, come si può evitare una simile tragedia?

La collocazione sicura dei bambini sul sedile posteriore, dove pure bambino dimenticato in auto mortostanno più riparati in caso di incidenti, rende le distrazioni fatali più ricorrenti perchè il bimbo si trova lì dove l’occhio del genitore distratto non cade.

Mettere la borsa, le chiavi dell’ufficio o il cellulare accanto al bambino minimizza i rischi.

Avere l’abitudine di scambiarsi una telefonata tra coniugi dopo l’accompagnamento del bambino a scuola non è segno di sfiducia ma è uno strumento di reciproco aiuto.

Perché cali il fenomeno, in più paesi non solo europei si discute dell’opportunità di rendere obbligatori strumenti elettronici di controllo della presenza di persone nell’abitacolo dell’auto, un banale sensore potrebbe salvare il bambino dimenticato in auto.

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