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Ultimo giorno di scuola elementare: il racconto di una mamma

di Amiche di Vita da Mamma

16 Giugno 2010

E’ arrivato….è arrivato il tanto temuto e sospirato ultimo giorno di scuola di quinta elementare.

E’ arrivato e nemmeno ce ne siamo accorti. E’ successo tutto in fretta, troppo….è suonata la campanella e i bambini, ormai ragazzi sono usciti da scuola incontro a genitori e nonni che li hanno accolti per l’ultima volta davanti ai cancelli delle elementari, occupati per cinque lunghi e bellissimi anni sotto il sole rovente di giugno e la pioggia incessante di novembre, facendosi largo tra la neve di gennaio mentre i bambini iniziavano battaglie di palle di neve o sotto la pioggia dei coriandoli e delle stelle filanti a Carnevale.

Quello spazio lì, davanti a scuola, è un pò anche mio.

Io ho accompagnato cinque anni fà il mio piccolino, era uno scricioletto magrino magrino, tutto occhioni grandi e impauriti dietro gli occhiali azzurri. Era un bimbo timido timido, che per parlare alle maestre i primi giorni di scuola, allungava il ditino sulla spalla e sussurrava qualcosa di incomprensibile a voce bassa bassa.

Sì, è così che me lo ricordo. E’ così che è stato il primo giorno di scuola.

Eccolo, stà uscendo…è l’ultimo giorno. Mi vede. Sorride. Ora è un ragazzo. E’ forte e sicuro di sè, cosciente che si chiude una porta e se ne apre un’altra un pochino più grande, un pochino più impegnativa, ma per lui questa ora non è più una paura ma uno stimolo a dare sempre di più e sempre meglio. E’ così grande…ma quando è cresciuto così e ha smesso di essere un bimbetto timido? Io non me lo ricordo quando è successo…..

Che fortuna, ho gli occhiali scuri….così nessuno vede che mi stò commuovendo.

Abbraccio il mio ragazzo, ma lui mi sussurra “mamma, dai…”. Già perchè ora è grande ed è un maschio e queste smancerie non si fanno più, tanto peggio in pubblico.

Le maestre hanno gli occhi rossi e cerchiati e le lacrime scendono e con esse tutte le emozioni di questi grandi 5 anni. Perchè le lacrime ci dicono che siamo vivi, che abbiamo un forte vissuto di esperienze, di legami di rapporti che vanno al di là dell’insegnante e dell’alunno. Ti parlano di un rapporto importante, indelebile e incancellabile. Un rapporto che c’entra poco con la geometria o le guerre puniche. Un rapporto che ora, però deve trasformarsi. Perchè questi non sono solo i nostri bambini, i bambini dei genitori che li hanno generati, ma sono anche i bambini delle maestre che per cinque anni sono state seconde mamme, prima ancora di essere insegnanti. Erano lì ad incoraggiarli nei momenti di incertezza, hanno aiutato a superare i momenti di difficoltà nella crescita, ad esprimere i propri sentimenti, ad avere fiducia in se stessi, a capire che nella vita ci sono dei valori e dei principi, più importanti ancora dell’analisi logica e grammaticale. Li hanno avvolti, spronati e come fà una mamma con un figlio neonato, aiutati a far sì che camminassero con le proprie gambe.

Ed ora sono lì, spettatrici del loro prodotto, e come una mamma che si rispetti, pronte a lasciar andare i propri figli, a farli crescere. Perchè voler bene ad un figlio, vuol dire lasciarlo andare quando è il momento, e questo è il momento, e loro lo sanno….Già, lo sanno e piangono per questo; sono lacrime di gioia per le emozioni date e amare perchè da domani qualcosa cambierà. I loro bimbi non occuperanno più i banchetti piccoli delle scuole elementari, non saranno più lì, seduti davantio a loro con il loro bagaglio di pregi e difetti, a condire con battute spiritose le lezioni, ora per loro il futuro riserva altro.

Li hanno preparati i loro bimbi, perchè ora i ragazzi sono felici di intraprendere il nuovo percorso delle medie…ma loro erano preparate a tutte queste emozioni?

E noi genitori??? Abbiamo intrecciato amicizie, simpatie e antipatie. Abbiamo organizzato castagnate, uscite al cinema, feste di compleanno, gite fuoriporta….Era uno scambio quotidiano in attesa dell’uscita dei figli da scuola, o un caffè veloce la mattina prima di andare al lavoro. E i figli degli altri erano un pò anche figli tuoi, perchè erano gli amici di tuo figlio, perchè a loro ti sei affezionato. E ora non sai se il prossimo compleanno potrai essere lì a tirare loro le orecchie….

L’anno prossimo andranno quasi tutti a scuola da soli, perchè ora sono “grandi”…..

Vedere i figli crescere, così belli, così forti è una grande soddisfazione, ma quanto pesa aprire le braccia e lasciarli andare, liberarli dall’abbraccio stretto della mamma e lasciarli crescere in autonomia. Esserci sempre, come genitore ma lasciare che il bruchino ormai farfalla, spicchi il suo volo…..

Questo articolo porta la firma di Simona

L’intera redazione di Vita da Mamma ringrazia la nostra amica: ” Grazie Mamma Simona per averci fatto assaporare l’emozione d’un figlio che cresce e per averci fatto riflettere sulla trasformazione di tutti i nostri bruchini che presto avranno ali di farfalla. Grazie per aver condivio con noi la tua esperienza e le tue emozioni.”

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