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Sindrome da Shock Tossico da Assorbente Interno

Il pericolo nascosto degli assorbenti interni

Gioela Saga

di Gioela Saga

22 Giugno 2015

Un’azione che si considera normale, persino banale ma che senza l’adeguata informazione può cambiarti la vita per sempre.

E’ accaduto questo ad una giovane modella di 24 anni che per sindrome da shock tossico dovuto ad un assorbente interno ha dovuto subire l’amputazione di una gamba.

sindrome da shock tossico modella perde gamba

Lauren Wasser era una modella molto quotata, un’amante dello sport, una vita invidiabile, aveva davanti a sé una brillante carriera fino ad un fatidico giorno del 2012.

Lauren si sente un po’ giù, pensa ad una sindrome influenzale e non ci fa molto caso, inoltre è nel suo periodo mestruale e imputa questa debolezza anche a questo. Si reca in farmacia ad acquistare i soliti assorbenti interni che usa da più di 11 anni, da quando la mamma le ha insegnato ad usarli nel modo corretto con l’applicatore e ricordandole di cambiarli ogni 3 o 4 ore.

Da quando aveva 13 anni per lei l’assorbente interno era un rito mensile, un’abitudine che non avrebbe mai pensato potesse portare conseguenze così drammatiche come quelle della sindrome da shock tossico.

Quel giorno che cambia per sempre la vita di Lauren, la donna si era cambiata il tampone al mattino, al pomeriggio e alla sera prima di recarsi alla festa di compleanno di un’amica, non sentendosi però molto bene torna presto a casa e, stravolta, si butta sul letto per dormire.

Perde praticamente i sensi, viene svegliata dall’abbaiare del suo cane e dal campanello della porta che continua a squillare, era la polizia che, allertata dalla mamma che non aveva sue notizie, era venuta a controllare che stesse bene. Lauren non era neppure in grado di dire per quanto tempo avesse dormito, probabilmente un bel po’, visto che il cagnolino aveva fatto tutti i suoi bisogni in giro per la casa.

Rassicura la polizia e la mamma, sempre pensando di non stare bene per una brutta influenza invece era la sindrome da shock tossico.

sindrome da shock tossico perde gamba

Il giorno dopo un’amica mandata dalla mamma la trova riversa sul pavimento, viene chiamata subito un’ambulanza. La ragazza ha la febbre altissima, ha subito un infarto e ha molti organi che rischiano il collasso. Si teme per la sua vita stessa.

I medici non riuscivano a stabilizzarla anche perché non avevano idea di cosa stesse succedendo, uno specialista di malattie infettive chiede finalmente se per caso avesse un assorbente interno, una volta analizzato è risultato positivo alla sindrome da shock tossico o TSS.

La sindrome da shock tossico è una complicazione causata da un’infezione batterica, dovuta principalmente al batterio Staphylococcus aureus. Non è molto diffusa per fortuna, anzi rara, ma può presentarsi in relazione all’uso di assorbenti interni. Chi ne è colpito in realtà deve essere già portatore di Staphylococcus aureus ma si calcola che circa il 20% della popolazione lo sia. Dunque utilizzare l’assorbente interno non vuol dire per forza sviluppare la sindrome ma è una componente importante per accendere il fuoco dell’infezione.

Una ricerca condotta dallo Yale Journal of Biology and Medicine rivela che la carbossimetilcellulosa utilizzata per la produzioni di assorbenti interni crea un ambiente adatto alla proliferazione di questi batteri che possono essere già presenti e dar luogo alla sindrome da shock tossico come è successo alla modella. Negli anni ’80 a seguito di alcuni decessi si è iniziato a studiare questa correlazione ed è stata individuata la sindrome.

Purtroppo riguardando la sindrome da shock tossico una casistica molto bassa, una persona su 100mila, non viene sempre indicata nelle controindicazioni e si provvede solo ad indicare di sostituire spesso il tampone in modo da ridurre ulteriormente il rischio.

Sulla confezione acquistata da Lauren non era indicata la possibilità della sindrome da shock tossico e lei non ne era mai stata a conoscenza.

sindrome da shock tossico perde la gamba

Le condizioni di Lauren erano critiche, i medici chiedono alla mamma di pregare e le inducono il coma farmacologico per limitare al minimo le sue funzioni e sperando in una ripresa.

Lauren si risveglia giorni dopo con dei dolori intensi a braccia e gambe, è disorientata, non sa dove si trova, una gamba è già in cancrena, viene portata in camera iperbarica nel tentativo di riattivare la circolazione sanguigna negli arti ma si deve procedere all’amputazione, si lotta per salvare almeno una gamba anche se le dita devono essere amputate, le vengono fatti degli innesti anche se il tallone rimarrà molto sensibile e lo strato di grasso non si riformerà più.

Essendo giovane l’organismo di Lauren produce anche molto calcio per riparare il danno ma questo paradossalmente gioca a suo sfavore, formando delle vere e proprie calcificazioni dolorosissime che non le consentono una completa mobilità, inoltre, periodicamente deve sottoporsi a piccoli interventi.

Lauren e la mamma hanno intentato una causa a riguardo di quanto successo e sono fortemente impegnate in una campagna di sensibilizzazione per divulgare le informazioni relative alla sindrome da shock tossico.

I materiali usati per gli assorbenti interni sono gli stessi da più di vent’anni e se ne conosce la pericolosità e i limiti per quanto rari, per Lauren è ora di fare qualcosa. Sulle scatole di assorbenti interni è obbligatorio riportare alcune avvertenze sull’uso e sul cambio frequente ma gli avvocati di Lauren sostengono che non siano abbastanza chiare, soprattutto riguardo all’uso durante la notte, visto che spesso si può dormire fino a sette, otto o più ore.

Secondo Lauren e i suoi avvocati dovrebbe essere scritto in maniera più chiara e incisiva di non dormire con l’assorbente interno, senza fraintendimenti, per scongiurare in ogni modo il rischio di sindrome da shock tossico.

Per Lauren la ripresa è stata durissima e non solo dal punto di vista fisico, ci sono stati momenti in cui avrebbe voluto togliersi la vita nel vedere la sua autonomia strappata così. Ha cercato di farsi forte, di essere un esempio anche per il fratellino, non voleva che lui pensasse che non ce l’aveva fatta, che non aveva lottato.

Oggi la giovane modella cerca di riprendere in mano la sua vita, anche grazie ad un’amica fotografa, vuole usare comunque la sua immagine, che sia anche da monito e che induca a guardarla con altri occhi, segnata per sempre ma felice di essere viva.

Fonte: Vice

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