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Bambino Disabile in Classe, le Suore NON Lo Vogliono

La mamma viene scoraggiata in ogni modo a proseguire l'iscrizione.

Gioela Saga

di Gioela Saga

30 Giugno 2015

E’ davvero sconcertante fino a dove possa spingersi la discriminazione nei confronti di bambini speciali come Guido che chiedeva solo di poter frequentare un asilo nido ma spesso un bambino disabile in classe è visto come una limitazione difficilmente accettabile e gestibile.

Avere un bambino disabile in classe è stato visto come una limitazione e la richiesta della mamma è stata scoraggiata in ogni modo dalle suore del plesso.

bambino disabile in classe discriminato

Guido è un bimbo speciale nato con una sindorme genetica, la cardio-facio-cutanea, che potrebbe avere su di lui delle ripercussioni a livello cardiaco, somatico o sulla pelle. Lui soffre di una forma lieve e ha un ritardo psicomotorio, probabilmente non parlerà e non camminerà, ha tre anni ma ne dimostra 1, in compenso è un bimbo tranquillo, ama osservare gli altri piccoli coetanei, sta seduto da solo come un angioletto.

Questa sindrome è rara, si conta che nel monto siano circa 300 le persone colpite.

La mamma racconta in una video intervista tutta la sua spiacevole disavventura presso un plesso scolastico del centro di Milano gestito da suore.

La vicenda del bambino disabile in classe la cui iscrizione è stata scoraggiata in ogni modo in un asilo nido di Milano.

Il tutto inizia nei primi mesi del 2013 quando la mamma si reca presso lo stesso plesso in cui già frequentava la scuola materna il figlio maggiore. Iscrive Guido attraverso la normale procedura di bando e al bimbo viene assegnato un posto fuori graduatoria, come accade di prassi per bambini con disabilità.

La mamma si reca poi presso l’istituto per perfezionare l’iscrizione, dopo aver pagato regolarmente la quota annuale, e, in quel frangente, l’impatto è stato davvero brutale, non poteva immaginare che un bambino disabile in classe rappresentasse a livello umano un problema così pesante. 

Ciò che la mamma considerava ormai come cosa fatta, sancita da una regolare procedura, si trasforma in un colloquio irreale che mai lei si sarebbe immaginata di avere, per lo più con due suore.

bambino disabile in classe discriminato

Le suore scoraggiano in ogni modo la mamma all’iscrizione, sottolineando che  non erano attrezzate e preparate per avere un bambino disabile in classe.

Per la mamma è stata una vera doccia fredda. L’iscrizione era stata regolare, l’accettazione di diritto altrettanto eppure, l’atteggiamento freddo e distaccato delle due insegnanti, che quasi con astio cercano di farla desistere, era un vero colpo basso.

La mamma aveva addirittura pensato che l’iscrizione presso quella scuola fosse la scelta migliore perché le suore sarebbero state dotate anche di una maggiore sensibilità per chi, come Guido, avesse avuto qualche difficoltà in più. Pensava che un istituto di impostazione cattolica con un’implicita mission di diffusione di valori cristiani accogliesse il prossimo con disabilità in modo decisamente diverso, non immaginava che il prossimo dovesse essere per forza normodotato!

Le maestre fanno capire alla mamma che un bambino disabile in classe era sostanzialmente una grana e le fanno capire velatamente:

“Ma proprio qui lo doveva iscrivere?”

Lo stupore della mamma è superato solo dall’amarezza nel sentirsi trattata così, nel avvertire questo disagio e questo tentativo neppure tanto diplomatico di farle cambiare idea, di convincerla a trovare una scuola più idonea alle sue esigenze per non avere un bambino disabile in classe.

Tra l’altro la mamma di Guido sostiene che il piccolo non richieda particolari attenzioni se non durante l’ora dei pasti, quando deve essere collegato ad un sondino gastrico riempito di latte, visto che il bimbo non riesce a deglutire.

Al di là di ogni considerazione pratica, a cui forse si poteva far fronte e discutere in mille modi, l’atteggiamento di rifiuto e discriminazione da parte della scuola è inqualificabile.

bambino disabile in classe non voluto

Il cuore della mamma deve senz’altro essersi fatto piccolo, piccolo nel sentire tutte quelle tristi considerazioni sul suo bambino, quello che per loro invece era solo un disabile in classe, un peso!

Certo per loro, a parità di retta, era meglio avere da gestire un bambino sano. La mamma ha deciso poi di comunicare alla scuola di non portare Guido presso la loro struttura scolastica. Sarebbe stato nel suo pieno diritto poterla frequentare ma la mamma non se l’è più sentita di portarlo dì dove sapeva che non sarebbe stato ben considerato e magari emarginato, messo da parte da solo e seduto verso il muro su una seggiola.

“Voglio che mio figlio sia ben voluto, accettato, non tollerato perché non se ne può fare a meno!” questa l’opinione più che condivisibile della mamma ed è il minimo!

Ora Guido frequenta un altro asilo nel quale si è perfettamente integrato nelle attività e con i suoi compagni, in base alle sue possibilità. Rimane il fatto che ciò che è avvenuto è un fatto grave, dal punto di vista umano, soprattutto, molto scoraggiante.

Fonte: Fanpage 

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