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Diventare mamma e avere un figlio

di Dott. Giuliano Gaglione

09 Maggio 2011


Madre: creatrice, genitrice, guida

Figlio : linfa vitale e senso della vita di ogni madre

Unione di due corpi e di due anime, minuscole cellule che si moltiplicano progressivamente in grembo, nove mesi di attese e speranze; primo distacco: latte, pannolini e notti insonni; dentini che crescono e pianti a dirotto; primo giorno di scuola, compiti e caramelle iperzuccherate; prime marachelle e primi rimproveri, giocattoli e matite colorate che invadono le mura domestiche; e ancora: richieste impossibili e tremendi mal di di stomaco post-consenso; fuori casa “soli soli”: “Avrò fatto bene?”; rientri a casa in ritardo: ansie e preoccupazioni indescrivibili; amici del cuore a cui confidare i segreti più nascosti, primi amori, voglia di motorino! 18 anni: la patente di guida, sete di autonomia: le preoccupazioni miste a soddisfazione aumentano;”università o lavoro? Qual è il mio destino? Dove mi dirigerò?” Lentamente scorre un tempo fatto di impegno e sacrifici per capire lentamente, per costruire una quanto più stabile possibile identità. Giunge così una frase che cambia inesorabilmente tutti i destini: “Mi sposo” oppure “Vado a vivere da solo”: si stacca “apparentemente” un cordone ombelicale, ma è giusto così perché ogni uccello che ha fortificato le ali vuole e deve spiccare il volo.

Telefonate di accertamento che tutto vada bene, lavoro che stanca e voglia di uscire insieme, anche per una passeggiata banale, pur di incrociare nuovamente gli sguardi e sentirsi sereni…e sorridere, insieme.

Squilli o citofonate improvvise, magari ad un orario inaspettabile: “tra nove mesi sarai nonna“…e riprende daccapo un nuovo ciclo di vita, non in veste di genitrice, ma di spalla onnipresente, volta a soddisfare ogni necessità del futuro genitore…e lentamente questo ruolo si inverte perché le risorse iniziano ad affievolirsi, fisicamente e sottolineo, fisicamente, non si è più in grado di guidare una o più generazioni ed è per questo che come per magia la medaglia si rivolta perché saranno le persone che tu, NONNA ADORATA, hai guidato, a prendersi cura di te, in quanto fiere e grate dell’insegnamento a loro profuso.

Ecco riassunta una favola, dove non ci sono principesse, pozioni magiche o fate turchine e soprattutto non “C’era una volta (sola)…..” “C’erano, ci sono e ci saranno sempre queste “volte” ”; immagino che qualcuna, se non parecchie di voi mamme, leggendo ogni tappa di questo cammino, abbia dato cenni di consenso con il capo e con occhi misti tra pazienza nutrita nel tempo e fierezza.

Esistono inoltre degli uccellini “poveri ma ricchi” i quali apparentemente non riescono a spiccare un volo elevatissimo in modo da guardare dall’alto quante più cose possibile in maniera equilibrata: sono uccellini nati con la particolarità di non avere la caratteristica di una inquadratura totalmente lucida della realtà, ma sono in grado di focalizzare il “loro mondo” in una maniera sublime, che ti lascia senza parole, creando un effetto di sbalordimento in cui la magnificenza supera indiscutibilmente la diversità.

Le madri di questi volatili dalle ali variopinte, se da un lato presenziano con maggiore intensità e per un tempo indefinito, dall’altro dovrebbero mostrare gioia e riconoscenza infinita verso dei pargoli in grado di donare dei valori indescrivibili, in cui pensiero, anima e azione si fondono in un crogiolo dorato.

A tutte le mamme, a coloro il cui senso della vita è la vita stessa, a coloro che agiscono sempre e solo nel bene dei propri figli formulo i miei migliori auguri, perché per una madre: “UN FIGLIO E’ PER SEMPRE…è questa frase che mi permette di concludere la favola con: “…e vissero felici e contenti”.

 

 

 

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