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Madre e figlia intossicate dall’erba del diavolo

Federica Federico

di Federica Federico

15 Maggio 2011

L’immagine dell’ “orto” evoca la natura, l’idea della piccola coltivazione gioiosa e pulita; chi cura un proprio orto lo fa per mangiar bene, per raccogliere prodotti sicuri, frutto di cure domestiche, tradizionali e libere da qual si voglia forma d’inquinamento.

In Trentino, località Ala, due donne, madre e figlia (64 e 25 anni), animate dal desiderio di mangiare i prodotti del proprio orto, hanno coltivato una pianta nella convinzione che si trattasse di spinaci.

Il pasto, però, ha svelato la reale natura della “buona verdura” coltivata con cura: non si trattava di spinaci, bensì di una pianta allucinogena: stramonio, erba delle streghe o erba del diavolo.

Questa pianta è tutt’altro che innocua, infatti, le due donne sono rimaste intossicate.  Presso il Centro Antiveleni di Padova madre e figlia hanno trovato assistenza e ricevuto le cure necessarie, i medici hanno dovuto  disintossicarle.

L’erba del diavolo genera un vero e proprio stato di allucinazione, disturba la vista e altera gravemente la percezione della realtà. Di fatto lo stramonio è una sostanza narcotizzante, sedativa e allucinogena, quindi può avere effetti negativi sull’organismo e nuocere alla salute. È una pianta antica, impiegata in epoche remote in riti magici e parareligiosi,  i sacerdoti celtici, per esempio, la usavano come siero della verità.

Considerata la crescente tendenza alla piccola coltivazione autonoma delle piccole verdure, dei semplici frutti e di alcuni ortaggi, questa vicenda deve fungere da monito: non improvvisatevi coltivatori! In molti costruiscono un piccolo orto. La pratica della coltivazione diretta è sane, fruttuosa, appagante e persino economica. Tuttavia, chiunque desideri intraprendere una nuova attività deve anche informarsi, conoscere e costruire una propria cultura dell’arte che si appresta ad intraprendere. Non sarà questo il caso, ma, in linea di massima, vale la regola per cui maggiore è l’informazione, minore è il margine di errore.

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