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Giornata Internazionale della Famiglia

Federica Federico

di Federica Federico

16 Maggio 2011

Giornata Internazionale della Famiglia

Ogni famiglia conserva in qualche cassetto, baule o vecchia scatola le foto del passato, quando spuntano fuori riportano ricordi antichi fissati in ritratti sdruciti e giallognoli.

Spesso i volti impressi nelle vecchie foto di famiglia sono la testimonianza di origini lontane e sconosciute. Le immagini ci presentano e ci illustrano memorie, vicende ed esistenze che si legano alla nostra vita per ragioni di genealogia e sangue.

Le storie delle nostre famiglie, le memorie rievocate dalle molte foto scattate, quale percorso disegnano? Se semplicemente osserviamo una vecchia foto dei bis nonni da bambini, un’immagine relativamente antica datata 1800, intuitivamente possiamo cogliere le tracce di un differente assetto socio – familiare. I diversi stili di vita emergono dagli abiti come dalle posture e dagli “atteggiamenti fisici” dei componenti delle famiglie: un quadretto familiare del 1800 facilmente metterà in primo piano la figura maschile, ritrarrà molti figli seduti intorno alla madre e sovente lascerà spazio ai nonni, espressione di un patriarcato che estendeva lungamente il suo controllo su figli e nipoti.

Di fatto le foto relativamente antiche evidenziano una famiglia morfologicamente diversa da quella moderna.

La famiglia tradizionale è stata espressione di una concezione patriarcale e maschilista della società. Le giovani coppie hanno impiegato molti decenni per conquistare una vera “autonomia familiare” intesa come libertà di gestione ed organizzazione del proprio nucleo. L’industrializzazione e l’emigrazione, ciò sopratutto rispetto ad alcune regioni, hanno aiutato marito e moglie ad emanciparsi dalle famiglie di origine e ad affermarsi come entità autonome ed indipendenti.

La famiglia è stata, è e sempre sarà il cuore pulsante della società. Una società senza famiglie è una società senza futuro. Sulla base di più evidenze, tangibili ed oggettive, è possibile sostenere a ragion veduta che mancando le famiglie mancherebbe anche il futuro:

–      nella famiglia nascono i bambini, il che equivale a dire che le famiglie generano e crescono i protagonisti del domani, assicurando un concreto ricambio umano alle società del mondo;

–      la famiglia stimola l’individuo a lavorare per guadagnare, laddove il guadagno, quindi la produzione ed il lavoro, rappresentano per l’uomo lo strumento per soddisfare i bisogni dei suoi cari;

–      la famiglia seziona, struttura e determina gli assetti della società, è la cellula elementare, il meccanismo basilaredella complessa struttura sociale.

Ma la famiglia è anche espressione del contesto in cui si radica, essa inevitabilmente incarna gli interessi, le tendenze e gli orientamenti politici, culturali, morali, religiosi ed economici dello spaccato socio culturale di appartenenza.

In un vicino passato il lavoro ha nobilitato la famiglia. Grazie al lavoro le giovani famiglie della seconda metà del 900 hanno potuto superare le barriere della tradizione, affermare la propria autonomia, procreare in sicurezza economica, entrare nel tessuto sociale rivestendo ruoli produttivi e dinamici. Grazie alla autonomia economica pian piano il consesso familiare ha persino potuto trovare modi alternativi di espressione e manifestazione.

Il lavoro è la sola arma possibile per vincere l’impoverimento, qui inteso non solo come disagio economico, ma anche come deficit sociale e culturale.

Oggi il lavoro manca. A causa della crisi lavorativa, quindi economica, le famiglie moderne regrediscono.

Sempre più spesso i giovani sono costretti ad appoggiarsi ai genitori, adesso già nonni.

Oggi le famiglie d’origine, i “vecchi genitori”, offrono conforto economico ai “giovani” appena sposati, appena divenuti a loro volta madri e padri. I nonni aiuto nella gestione dei nipoti; mamma e papà, spesso, devono lavorare, sovente si accontentano di impieghi precari, sottopagati, a tempo determinato, lontani dalle professionalità acquisite in anni di studio. I nonni sopperiscono alle difficoltà economiche garantendo mutui, prestiti o concedendo abitazioni che senza un supporto economico i giovani non potrebbero permettersi.

Questa famiglia “impoverita” dalla crisi economica e dalla scarsità di lavoro è una famiglia debole e meno autosufficiente di quanto non fosse 40anni fa.

La prima ed immediata conseguenza dell’impoverimento è la crisi dell’istituto familiare. In pratica senza lavoro né danaro i giovani non affrontano affatto l’avventura della vita in coppia, non si sposano né convivono. Ecco che la permanenza presso le famiglie d’origine si allunga.

Le famiglie moderne sono poco numerose, i nuclei familiari che faticosamente i giovani creano raramente si allargano oltre il secondo figlio. Spesso sentiamo parlare dell’Italia come del paese dalle culle vuote. Ma il calo della natalità è “figlio” del disagio economico.

“Il costo” di un bambino è tanto più elevato quanto maggiore è l’interesse del genitore ad assicurare uno stabile futuro ai figli.   In questo senso non si monetizzano solo i pannolini, gli omogeneizzati, il latte e i corredini, si considera, piuttosto, la preoccupazione per il futuro. Ed è innegabile che un giovane oggi guardi al futuro con poca fiducia, esiste una reale diffidenza verso l’avvenire determinata dalla stessa precarietà del presente. Non dimentichiamo che molti di noi sono giovani lavoratori senza aspettative pensionistiche, privi di stabilità, occupati in scadenza grazie a contratti determinati nel tempo e per lo più di assai breve durata.

Un giovane che vive simili ambiguità come può positivamente riporre speranze nel futuro?

È evidente che i neo genitori ragionino oggettivamente sulla opportunità di assicurare ai figli un minimo avviamento, una casa, qualche risparmio, a ciò consegue un razionale controllo del numero dei figli … in molti rinunciano al terzo bambino proprio per la “paura” del futuro.

Secondo gli ultimi dati Istat il 54% delle famiglie italiane è composto da 1 o 2 individui, rientrando in questo computo le coppie (sposate o conviventi) e tutti i nuclei unipersonali (single, vedovi, separati e divorziati).

Tendenzialmente il paese invecchia. Le famiglie unipersonali aumentano perché crescente è il numero dei vedovi ultrasettantenni, il numero delle separazioni e dei divorzi. Le famiglie numerose diminuiscono. Il 20,8% dei nuclei familiari del nostro paese conta 3 componenti, solo il 17,8% arriva ad essere costituito da 4 individui, meno ancora risultano essere le famiglie composte da 5 soggetti, queste ultime rappresentano solo il 5,9% del totale.

Separazioni e divorzi, inoltre possono essere motivo di un ulteriore impoverimento sociale. E certamente lasciano spazio alla legittima e doverosa costruzione di modelli familiari “moderni” o “alternativi”, quali famiglie ricostruite ed allargate. Realtà familiari che insieme alla famiglia di fatto rappresentano espressioni della mutata morfologia familiare.

È appena trascorsa la giornata internazionale della famiglia. Il 15 maggio di ogni anno si celebra, infatti, la famiglia, intesa come cellula elementare della società. Tale ricorrenza fu istituzionalizzata dall’ONU nel 1994, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite indicò nel 15 di maggio, appunto, il giorno dedicato alla famiglia.

Dietro la scelta dell’ONU di individuare una giornata dedicata alle famiglie  si cela una chiara ragione “socio politica”, l’obiettivo, infatti, appare evidentemente quello di rimarcare la centralità della cellula familiare.

La giornata internazionale delle famiglie dovrebbe, dunque, divenire una occasione di  stimolo per i Governi, una circostanza di riflessione sulle  politiche familiari.

Ad oggi, tuttavia, le politiche di supporto alle famiglie restano poco interessanti, il sostegno alla maternità pare di scarso l’interesse. Senza considerare che le moderne strutture familiari, quelle che nascono dai cambiamenti antropologici dell’istituto, restano delle realtà di fatto “non regolamentate né garantite”.

Il 15 maggio, dunque, rimane una data come tante. Pochi sanno che essa celebra nel calendario dell’ONU la famiglia. Tutti, invece, sono consapevoli che un maggiore e più sentito interesse dovrebbe riguardare le famiglie, le realtà genitoriali, il rapporto tra l’impoverimento ed il  calo della natalità.

La famiglia dovrebbe essere la naturale espressione della maturazione di una coppia, il luogo ove un uomo ed una donna affermano la loro identità adulta contribuendo alla crescita sociale; oggi, diversamente, la famiglia è divenuta una scommessa, una avventura, una prova di forza che non tutti possono o vogliono affrontare.

In ultima analisi, famiglia dovrebbe essere sinonimo di stabilità; lavoro e danaro sono i soli strumenti capaci di fissare la stabilità di un individuo perché essi solamente assicurano un ruolo ed un peso sociale alle persone.

Mancando il lavoro e mancando, quindi, la stabilità, in che modo l’istituzione familiare si può coniugare con la precarietà? Questa resta una domanda aperta, probabilmente rappresenta un quesito insanabile o almeno non accettabile, come inaccettabile è l’impoverimento e la precarietà dei giovani.

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