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Educare i figli al dialogo, come comunicare senza litigare

DottAnnamaria

di Dott.ssa Annamaria Del Vecchio

16 Maggio 2011

Nella società contemporanea, sia genitori che figli, sentono sempre più l’esigenza di qualcuno che li ascolti e a tutto questo perché a volte si parla poco nelle famiglie o si parla male.

I figli lamentano le stesse cose che lamentano i genitori: mancanza di ascolto e mancanza di comprensione.

Forse l’unico sforzo che noi genitori in alcuni casi facciamo è quello di pensare che alcuni comportamenti sono dettati dall’età, dall’euforia, che prima o poi il giovane figlio “metterà la testa a posto”, crescerà e ascolterà i nostriconsigli.

L’ascolto non è un puro e semplice meccanismo automatico, ma presuppone altro, non è una dote naturale, ma  la comunicazione è un’arte sociale che va quindi sviluppata direttamente in contesto, insieme ad altre persone.

Quando si parla di comunicazione si pensa sempre che alla cosa più importante: sapersi esprimere. Ma non è solo così che va interpretata la questione, la comunicazione è un fenomeno più ampio: nella comunicazione vi è anche l’ascolto che non vuol dire usare solo l’udito, ma capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro reali intenzioni. Tutto ciò vale anche quando la comunicazione avviene con parole scritte anziché la voce.

Comunicare vuol dire prima di tutto “mettersi nei panni degli altri” e capire le cose secondo i diversi punti di vista degli interlocutori, a prescindere se si accetti o meno la posizione altrui.Spesso una efficace empatia con l’altro richiede anche la capacità di percepire qualcosa che l’altra persona non aveva intenzione di dire, ma che “involontariamente” trasmette con il suo stile.

Prima di trovarci figli adolescenti ribelli, chiusi, silenziosi e con il volto sempre imbronciato impariamo a parlare e soprattutto ad ascoltare i nostri bambini.

La famiglia è il cuore della vita ed è proprio qui che deve crescere il nostro fiorellino e come dicono i vecchi proverbi: “ il frutto non cade molto lontano dall’albero”. Quindi, in primis noi, con i nostri familiari, i nostri amici, i nostri colleghi dobbiamo saper comunicare ed ascoltare!

Quando i figli cercano di dirci qualcosa d’importante per loro, ascoltiamoli con grande attenzione, anche se siamo prese dalle mille cose da fare in casa o dobbiamo terminare un lavoro che non siamo riuscite a finire in
ufficio. Cinque minuti non cambieranno certo l’esito del lavoro da terminare, né ci metteranno più ordine in casa, anzi ci faranno affrontare quel lavoro o quella faccenda più serenamente!
Ci saranno sicuramente momenti in cui la nostra attenzione sarà minore, ma in ogni caso, comunque ascoltiamo i nostri figli, anche se devono dirci cose piccole o apparentemente “banali” … << Mamma ho visto un uccellino sul balcone>> o <<Mamma ho perso la macchinina!>>

È vero andiamo tutti continuamente di fretta e corriamo ovunque e sempre, ma fermarsi 5 minuti non ci cambierà la giornata, tanto il nostro bambino non ci vorrà certo recitare la Divina Commedia, vorrà solo raccontarci ciò che ha visto, ciò che ha sentito o ciò che pensa!

Ascoltiamo i bambini … ascoltiamoli anche quando parlano da soli, con i lori giochi o con i loro amici, capiremmo  che tipo di relazionalità hanno con gli altri e se  è necessario intervenire per cercare di modificare qualche aspetto del loro atteggiamento, se hanno bisogno d’aiuto o supporto.

Se si intende creare ed instaurare una comunicazione efficace ed efficiente con i figli è necessario il dialogo e la predisposizione all’ascolto. Non servono argomenti per dialogare, occorre semplicemente aprire il cuore e la mente.  Si può parlare di tutto, anche di cose stupide, così facendo il bambino abituerà il suo orecchio all’ascolto e poi si inizierà ad instaurare un legame, un rapporto che ci auguriamo resti negli anni  fortissimo!

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