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Dieta dimagrante: ossessionati dai chili di troppo

di Dott. Giuliano Gaglione

07 Giugno 2011

Dieta, palestra e cure estetiche rappresentano interessi crescenti dell’ “uomo” moderno; indipendentemente dal sesso tutti siamo sempre più orientati verso la costruzione dell’“armonia fisica” e la caccia al “bello”,un bello inteso come piacevolezza dell’aspetto, magrezza, armonia e sinuosità delle forme.

Insomma, la moderna ricerca della felicità è una ricerca della fisicità? È un percorso segnato dall’importanza dell’apparire, più e prima che dell’essere?

 

L’esperto psicologo di Vita da Mamma, il dottor Giuliano Gaglione, ci accompagna attraverso i percorsi psicologici che animano questa moderna tensione alla “perfezione” fisica.

 


Il termine staticità non credo sia assolutamente abbinabile allo stile di vita degli uomini del nuovo millennio; si è in costante corsa alla ricerca di un qualcosa spesso indefinibile che abbia la straordinaria dote di farci sentire bene, in pace con la nostra coscienza, realizzati.

Con la stessa velocità i polpastrelli di giovani donne ed allo stato attuale anche uomini, spesso travolti da ansia e da desiderio incessante di stare bene, colpiscono tastiere in maniera talvolta aggressiva per cercare su internet quale possa essere la maniera più giusta per rapportarsi al cibo in modo soddisfacente cosicchè ci si possa sentire in pace con se stessi.

La scelta è ardua perché ogni individuo ha un desiderio singolare di trovare armonia con il proprio corpo e quindi con la propria mente; per cui le ricerche spaziano da internet alle sedute degli specialisti, dai consigli di conoscenti a delle diete fai da te a volte molto restrittive e poco salutari: insomma, può avvenire che più si pensa a curare il corpo, più esso può deteriorarsi.

L’ossessione per la dieta in realtà è lo specchio della dipendenza dalla dieta stessa e le persone che ne sono vittime diventano quasi schiavi e sudditi di questa ricerca incessante; può capitare che questa tendenza al perfezionismo estetico sia una componente che non viene percepita dalla persona come  problematica, è un pensiero talmente in sintonia con la propria personalità che spesso non ci si rende conto di quanto possa essere disagiante.

E’possibile effettuare un’interpretazione di questi comportamenti che a lungo andare comportano alle persone effetti deleteri: la prima cosa che è necessario affermare è che ogni individuo è un caso a sé stante, ognuno è padre del passato e figlio del futuro per cui non si può generalizzare il fenomeno ascrivendo a tutti gli individui le stesse cause.

Di certo non è che dall’oggi al domani una donna, ed attualmente anche gli uomini, iniziano questa forsennata corsa verso la dieta perfetta; devono esservi vari elementi che messi insieme hanno fatto aprire il Vaso di Pandora provocando uno sfogo riversato sulla relazione cibo/peso.

Le frustrazioni poco elaborate e non risolte rappresentano la causa principale di questi comportamenti i quali, traducendosi in una alimentazione sregolata, se da un lato annullano gli effetti negativi dei problemi passati, dall’altro provocano disagi a volte molto gravi all’apparato soma-psiche.

Ad esempio spesso alcune giovani mettono in atto comportamenti estremi legati al cibo perché cercano di far il possibile per allontanarsi da figure troppo ingombranti nella loro vita e, per “farsi vedere dagli altri”, utilizzano dei modi esagerati che annientano la persona stessa.

Inoltre esistono persone, attualmente anche giovanissime che rincorrono un modello di perfezione fisica trasmesso dai media e seguono il modello “pedagogico” secondo cui più si è senza difetti fisici più si è apprezzati.

Si è sentito parlare di sistemi telematici, in cui ci si consiglia quali possano essere i sistemi più estremi per perdere peso: questo fenomeno non mi sconvolge più di tanto, perché una volta entrati in questo tunnel privo di luce, non si esce semplicemente, anzi, col passare del tempo l’individuo inizia a crogiolarsi ed a “fare amicizia” con una nuova coscienza che detta incessantemente, giorno e notte, come deve comportarsi col cibo e con il suo peso.

La dipendenza dal rapporto cibo/peso è un argomento assai delicato, perché nei casi più gravi può provocare il decesso della persona; la dipendenza psicologica è un fenomeno che non coinvolge solo la persona, ma l’intera famiglia e non sono rari i casi in cui avviene il fenomeno che io definisco “del serpente” in cui lo stato mentale della famiglia segue a ruota quelli del dipendente. I genitori farebbero l’impossibile per non vedere il proprio figlio che si concentra sul peso, che consuma i tasti della calcolatrice e delle tastiere pur di calcolare minuziosamente ogni caloria, che invade continuamente la bilancia per vedere se “sfortunatamente” è rimasto dello stesso peso o purtroppo per lui è aumentato di qualche etto.

Come ho detto precedentemente, tutti coloro che vigilano in maniera ossessiva sul loro peso non sempre avvertono questo comportamento come problematico.

Parlo alle famiglie: <<Se consigliate a queste persone di rivolgersi a degli Specialisti può capitare che esse rispondano in malo modo visto che, nel caso in cui il rapporto sregolato con il cibo sia la risultante di una volontà di svincolo dalla propria famiglia, di sicuro rifiuteranno i suggerimenti del padre o della madre>>

Dunque è importante rivolgersi a degli Specialisti del corpo e della mente per poter affrontare in maniera seria e professionale questo problema non semplice; i consigli che mi sento di proporre possono spaziare dalla disponibilità dei genitori all’ascolto dei propri figli alla proposta di alimentarsi di cibi sani che se da un lato non comportano un ingrassamento evidente, dall’altro non provocano una perdita di peso preoccupante.

Concludo affermando che ogni caso è a sé stante ed è doveroso studiare in maniera assolutamente dettagliata la storia del dipendente e della relazione con la propria famiglia ed altri sistemi di riferimento per poter mettere in atto degli interventi personalizzati.

 

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