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Batterio Killer, Escherichia Coli: in aumento le vittime ma la soia non è contaminata

Federica Federico

di Federica Federico

07 Giugno 2011

 

Il batterio killer, l’Escherichia Coli continua ad uccidere. Aumenta il numero delle vittime e degli ammalati: stando alle rilevazioni diffuse dal Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie si conterebbero 2.263 casi totali di contagio e la casistica appare tendenzialmente in aumento.

Quello dell’E.Coli sta divenendo un vero mistero, un mistero sempre più fitto e complesso. Malgrado le indagini medico-scientifiche, proseguano incessanti non si riesce ad individuare la fonte dell’infezione, ovvero l’alimento che fa da veicolo al batterio. Il dato certo è uno soltanto: l’ Escherichia Coli è un batterio di origine alimentare. Quindi raggiunge l’intestino umano attraverso gli alimenti.

In passato l’E.Coli ha dimostrato di trovare terreno fertile nella carne di manzo, nel latte non pastorizzato e nelle verdure irrorate con acqua contaminata. Oggi non si riesce ad isolare l’alimento che veicoli il batterio, ovvero che lo conduca nell’organismo umano.

In Bassa Sassonia, Germania,nei giorni scorsi erano stati esaminati ben altri 130 alimenti, oltre ai cetrioli spagnoli – che furono il primo cibo ad essere ingiustamente messo sotto accusa. Ieri il dito della stampa e l’attenzione dei ricercatori erano puntati sui germogli di soia, ma anch’essi sono stati assolti, le indagini scientifiche dimostrano la loro estraneità rispetto alla epidemia. Non sono i germogli di soia a veicolare l’E.Coli.


È di queste ore la notizia che le autorità sanitarie tedesche, alla ricerca delle origini dell’epidemia, stanno considerando anche i possibili collegamenti con la Cina.

Il ceppo di Escherichia Coli che si sta diffondendo è particolarmente virulento.La percentuale di mortalità in caso di contagio è alta, il 10%. Questa “mutazione” di E.Coli tende a portare serie complicanze. Le più delicate complicazioni sono rappresentate dalle conseguenze renali, dinnanzi alle quali la gestione della malattia si complica molto.

Oltre alla Germania sono interessati Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, , Olanda, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia e Gb. 2 i casi in America.

In questo clima di incertezze e dubbi i consumatori europei si muovono insicuri e disorientati. La Coldiretti lamenta danni ingenti determinati da un sensibile calo dei consumi, gli italiani avrebbero accantonato la verdura, ciò malgrado l’estraneità del nostro paese alla epidemia e la sicurezza dei prodotti ortofrutticoli nostrani.

Tendenzialmente il consumatore, dinnanzi a simili fenomeni, tende a “difendersi” variando la dieta in modo da isolare i prodotti “ipoteticamente incriminati”, questo “atteggiamento cautelativo” è istintuali e non ha a che fare con la razionale sicurezza dei nostri prodotti alimentari, che pure va ribadita e sottolineata.

È di queste ore la notizia di un esposto del CODACONS, teso a fare chiarezza in favore dei consumatori.

Il Codacons ha inviato un esposto a 104 Procure della Repubblica italiana; l’oggetto è l’allarme sanitario da E. Coli. Secondo l’il CODACONS le misure di prevenzione adottate dal ministero della Salute non sono soddisfacenti, vengono, anzi, definite “assolutamente inadeguate e insufficienti”. Ecco cosa dichiara il CODACONS: “Il ministero continua a minimizzare, sottolineando che non è giustificato l’allarmismo verso il consumo di ortaggi crudi, e si limita a diffondere alcune norme di prevenzione che coincidono con le consuete norme igieniche per la sicurezza alimentare“. Chiaro è che il consumatore ultimo desideri maggiori sicurezze e speri in una determinazione della fonte del problema.

 

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