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Quando il gioco d’azzardo diventa una malattia

di Dott. Giuliano Gaglione

09 Giugno 2011

 

Il gioco d’azzardo patologico


Manovelle tirate con foga, attesa trepidante che venga fatto TRIS alla slot machine, occhi ipnotizzati dalla pallina metallica che in un tempo infinito raggiunge la fessura corrispondente ad un numero, concentrazione massima per trovare la strategia più idonea per riuscire a vincere una mano di poker, scommesse a raffica e ansia a mille nell’attesa che il risultato soddisfi le nostre aspettative: Benvenuti nel mondo del gioco d’azzardo!

Alzi la mano chi non ha pensato neanche una volta alla seguente frase: “Prima o poi vado al casinò!”; eppure c’è chi frequenta casinò e sale giochi con assidua, anzi direi esagerata frequenza e i motivi alla base possono essere molteplici.

C’è chi si reca in questi posti perché ha una giornata non colma di faccende e quindi va a cercare fortuna attraverso il gioco, c’è chi ci va per curiosità, per esplorare un nuovo mondo, inoltre ci possono essere persone che considerano questo spazio come un luogo di ritrovo per fuggire dalla routine e dulcis in fundo si può riscontrare che una fetta di frequentatori si avvicina a questa realtà perché è in cerca di emozioni forti.

Secondo le teorie psicanalitiche, per quest’ultima categoria di individui tale ricerca nasce perché in loro è ancora presente un sentimento di onnipotenza, per cui in loro il gioco diventa un canale attraverso cui si lasciano completamente coinvolgere emotivamente.

Più aumenta la ricerca del piacere attraverso il gioco, più si perde il controllo della situazione, per cui il soggetto non riesce ad allontanarsi da questi luoghi altrimenti soffre, dunque in questo caso si può parlare di dipendenza dal gioco d’azzardo.

La conseguenza di questo stato comporta uno stravolgimento totale della vita di queste persone, visto che sono diventate vittime, schiave di un sistema che se da un lato potrebbe portare dei benefici da un punto di vista economico, dall’altro possono ledere significativamente il loro assetto psichico.

Inoltre spesso questo comportamento compulsivo può creare delle tensioni familiari per due motivi: il primo di tipo emotivo perché i membri della famiglia del dipendente possono soffrire per la preoccupante situazione che sta vivendo quest’ultimo, dall’altro lato ci può essere un coinvolgimento familiare di tipo economico, dato che tale sistema spesso funge da “cuscino” per poter recuperare i non infrequenti stati di bancarotta causati da frequenze assidue in sale giochi, bingo e quant’altro da parte del familiare dipendente.

Se in passato vi era una netta preponderanza di uomini che frequentavano questi luoghi di gioco, in un Convegno organizzato dal Ser.T di Lucca dell’ Azienda Asl 2 del 25 marzo 2011, dal titolo “Il gioco d’azzardo patologico: dalla pratica clinica alla ricerca” è emerso che questo fenomeno coinvolge sempre più donne, le quali inizialmente giocano ad esempio al Superenalotto o al Lotto in maniera mite e successivamente in maniera graduale diventano vittime di un vortice senza alcuna via di uscita.

In tale Convegno è emerso inoltre che le cause principali della messa in atto di questi comportamenti poco benefici possono essere la continua ricerca di sensazioni oppure la volontà da parte di tali individui di allontanarsi dalle problematiche attuali che stanno vivendo e trovare un’ “oasi” di “piacere”.

Nel momento in cui si perdono le redini della propria vita, invito tutti quelli che  vivono con disagio questa situazione di accanimento nei confronti di questi luoghi, a rivolgersi ad un personale specializzato che sia utile non solo per affrontare questa problematica ma che possa fornire aiuto all’intera famiglia, qualora questo comportamento abbia provocato degli strascichi all’interno di questo nucleo.

 

 

 

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