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Papilloma Virus, il vaccino funziona contro il cancro del collo dell’utero

Federica Federico

di Federica Federico

20 Giugno 2011

Arrivano dall’Australia le prime valutazioni di efficacia del vaccino contro l’HPV, ovvero Human Papilloma Virus.

Il vaccino – in Italia disponibile gratuitamente per le giovanissime di 11 e 12 anni d’età –  pare funzionare. Ad affermare la valenza positiva del vaccino, almeno nelle giovanissime donne,  è una ricerca statistica pubblicata su The Lancet e realizzata in Australia.

Stando alle risultanze della ricerca dal 2007 ad oggi le lesioni della cervice uterina nelle ragazze sotto i 17 anni, si sono ridotte del 50%.

Alla testa dei ricercatori australiani  la dottoressa Julia Brotherton. Gli scienziati confermano il dato centrale della ricerca è che le ragazze con meno di 18 anni di età vaccinate hanno mostrato il 38% di possibilità in meno di lesioni precancerose rispetto alle percentuali registrate nelle loro coetanee prima dell’avvento del vaccino.

Lo studio tiene conto dei risultati riscontrabili dal 2007 ad oggi. Tale lasso temporale dipende dal fatto che l’anno 2007 rappresenta la data  di partenza della campagna vaccinale australiana.

L’Australia fu il primo Paese al mondo ad introdurre la vaccinazione di massa per l’HPV, il piano vaccinale interessò le ragazze tra i 12 ed i 26 anni.

L’Human Papilloma Virus è un virus capace di mutare le cellule incidendo nel controllo del loro meccanismo di replicazione ed alterandone il normale sviluppo, sino a provocare “lesioni cellulari” di diverso tipo. Esiste un rapporto diretto tra HPV e tumore del collo dell’utero, il cancro del collo uterino, infatti, non nasce dal nulla ma parte da lesioni cellulari.  Proprio tali lesioni, se individuate precocemente permettono una completa guarigione.

L’HPV è un virus a trasmissione sessuale. Prima del vaccino l’uso del preservativo rappresentava il solo sistema barriera valido ed efficace contro il virus.

Lo studio australiano registra un minore  miglioramento nelle donne più mature.

Questo dato conferma l’indicazione medica di massima: il vaccino ha la sua massima efficacia se  viene praticato in donne vergini, prima, cioè, che siano stati consumati rapporti sessuali.

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