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Licenziate solo donne alla Ma-Vib di Inzago

Redazione VitaDaMamma

di Redazione VitaDaMamma

01 Luglio 2011

Licenziamenti in vista ma solo per le donne:  la notizia arriva dalla Ma-Vib di Inzago (Milano), una ditta produttrice di motori elettrici per condizionatori.

La Ma-Vib di Inzago è una piccola ditta, a conduzione familiare, al timone di comando nonno, padre e nipote. L’impresa conta 30 dipendenti tra cui ben 18 del gentil sesso. Ora ,nella morsa della crisi economica, la ditta sta facendo uso degli ammortizzatori sociali, ma dopo la cassa integrazione, che dura da 10 mesi, annuncia il ricorso ai licenziamenti. I tagli interesseranno 13 lavoratori, dei 30 occupati ed i 13 a rischio licenziamento sono tutte donne.

La motivazione?  La crisi ed il calo della produzione.

Ma perché a restare a casa dovrebbero essere 13 donne su 18 occupate e su un numero complessivo di 30 unità lavorative? “Il loro è il secondo stipendio per la famiglia”, sembra abbiano sostenuto i vertici dell’azienda e ancora: “così possono stare a casa a curare i bambini”.

I sindacati indignati parlano di ritorno al Medioevo, qui di seguito la dichiarazione di Maria Sciancati, segretaria generale della Fiom di Milano: «Dietro questa decisione c’è l’idea di un lavoro visto all’antica. Quando cioè le persone venivano considerate merci e le donne solo come soggetti a cui delegare la casa e la famiglia . Siamo sempre allo stesso punto. In questo Paese, a livello di governo e di imprese, c’è sempre la stessa vecchia logica che la donna è preferibile che stia a casa. Quello che sta avvenendo dietro ai cancelli della Ma-Vib di Inzago è la spia drammatica di ciò che avviene anche in altre zone e in altri contesti del nostro Paese. Prima non si assumevano le donne, poi potevano entrare nel mondo del lavoro a patto di firmare le cosiddette “dimissioni in bianco”. Questo il quadro discriminatorio del nostro mercato del lavoro.».

I lavoratori, appresa la notizia, decidono di protestare attivamente contro la fabbrica, ma all’ultimo momento gli uomini si tirano indietro ed entrano normalmente al lavoro.  Lo “sciopero delle donne“ ha avuto luogo giovedì mattina; doveva essere una manifestazione di solidarietà in difesa delle colleghe – tutte donne – prossime al licenziamento. Tuttavia “il sesso forte” i colleghi maschi, non “intaccati” dai licenziamenti, pur avendo promesso di partecipazione alla protesta, hanno invece svolto la loro attività lavorativa normalmente, lasciando alle donne l’onore di manifestare.

La Fiom chiede a gran voce di fare luce sulle motivazioni delle scelte aziendali, laddove l’appiattimento dei licenziamenti sulle donne ha il sapore amaro della discriminazione.

Secondo quanto riportato sulla pagina web del TG1online I titolari della MaVib di Inzago  avrebbero smentito con decisione di aver motivato i licenziamenti nel modo descritto dai media, ovvero con le frasi riferite alle donne: “Il loro è il secondo stipendio per la famiglia”, “possono stare a casa a curare i bambini”.

Insomma un tipico spaccato della società di oggi, sempre più provata dalla crisi? Ma perché a farne le spese sono ancora una volta le donne, e quel che è peggio, donne – madri di famiglia?

Le lavoratrici a rischio licenziamento hanno una età   compresa tra i 30 e i 40 anni e il loro inquadramento contrattuale è quello di operaie nel montaggio dei motori.

Nella vicenda si è inserita come autorità di garanzia la Provincia di Milano, che ha convocato i sindacati per appurare la situazione.

Secondo  l’assessore provinciale alle Pari opportunità, Cristina Stancari ”Quella messa in atto dall’azienda, se confermata, è un’azione gravissima, che denota una totale mancanza di rispetto e un atto di discriminazione nei confronti delle donne”.

È auspicabile che la posizione lavorativa degli individui venga rispettata al di là del genere sessuale, ciò affinchè la parità sia un diritto di fatto garantito e non un “ideale potenziale” o una illusione di civiltà.

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