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Bambini e sole, uso corretto delle creme solari

Simona

di Mamma Simona

06 Luglio 2011

 

CREME SOLARI PER BAMBINI USO O ABUSO
Arriva direttamente dall’Istituto Ospedaliero Humanitas, nell’hinterland milanese, la notizia circa un uso scorretto delle creme solari protettive.
Più in generale, assistiamo a due tendenze diametralmente opposte:
– coloro che non si curano minimamente della dannosità derivante dall’esposizione solare e che non proteggono mai la pelle con creme protettive;
– coloro che abusano nell’uso delle creme solari, convinti che, una volta unti e bisunti, l’esposizione al sole ad oltranza sia il mezzo per garantirsi una tintarella soddisfacente in tempi brevi.
Sicuramente l’atteggiamento incurante di coloro che non si proteggono, è fortemente condannabile. Il sole è fonte di luce e di vita, ma bisogna usare delle precauzioni per non incorrere in quei rischi che derivano da un’esposizione senza criterio: scottature che agevolano la formazione di melanomi, invecchiamento precoce della pelle, per citare due fra le varie conseguenze.
L’uso dei prodotti solari dovrebbe essere inteso come un compromesso necessario per garantire una giusta protezione durante l’esposizione, solare ma non va scordato che l’abuso può causare problemi alla pelle e all’organismo, tanto più nei bambini.
Le creme solari si compongono di due tipi di filtri: quelli chimici e quelli naturali, miscelati in diverse proporzioni a seconda della casa produttrice farmaceutica o cosmetica. Questo mix permette di raggiungere l’obiettivo di offrire sul mercato un prodotto con valide caratteristiche di copertura dai danni da esposizione solare.
Recentemente, a causa dell’aumento di intolleranze ai solari, responsabili per lo più di dermatiti, è stata fatta chiarezza sulla tossicità delle creme protettive causata dai filtri chimici (in particolare l’estrogenino) che vengono assorbiti dall’organismo e che comportano conseguenze simili a quelle date dall’uso di estrogeni: si altera il ciclo mestruale della donna, nell’uomo la libido subisce un calo, la donna avverte tensioni mammarie (citazione dal portale dell’Humanitas).

L’attenzione sui problemi dei danni provocati dal sole, ha costruito pedagogicamente parlando, un modello da seguire, secondo cui le mamme scrupolose ed attente ricoprono la pelle dei propri figli con generose applicazioni di creme protettive, per poi lasciare i bambini al sole per lunghi periodi, sicure dell’assenza di danni. In realtà questo atteggiamento sembra non essere del tutto corretto poiché si espongono i bambini all’assorbimento dei filtri chimici.

Il portale della salute della Comunità europea sconsiglia addirittura l’uso di creme protettive per i bambini di età inferiore ai 4 anni.
Per filtrare la luce dei raggi solari sulla pelle dei bambini possiamo usare occhiali da sole, T shirt, cappello, col risultato di avere meno z ona libera da trattare con creme protettive, limitando quindi il rischio tossicità.
L’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) ha da tempo sancito i rischi derivanti dalle esposizioni solari sia naturali che per mezzo di lampade solari. L’atteggiamento conseguente dei dermatologi è stato il consiglio dell’uso di creme protettive durante le esposizioni, fermo restando l’invito a non abusare di bagni di sole.
In realtà, secondo recenti studi, le creme solari sembrerebbero non proteggere dall’insorgere di melanomi. Le statistiche riportano la parità di percentuale di ammalati di tumori della pelle, tra coloro che si sottoponeva ai raggi solari con protezione e chi non ne faceva uso. In futuro la dermatologia dovrà ridimensionare la tendenza a consigliare creme protettive, puntando maggiormente sull’invito ad esporsi con maggiori limiti o proteggendosi con abiti.
E’ risaputo che l’esposizione al sole, stimoli la produzione di vitamina D, necessaria per un sano sviluppo della struttura ossea e per prevenire l’osteoporosi. Sembrerebbe sia sufficiente la luce del sole ad attivarne la produzione, senza riportare la necessità di un’esposizione protratta nel tempo; anche in considerazione dell’individuale produzione che è soggettiva.
Facendo leva sulla nostra coscienza ecologista, non possiamo esimerci dal riconoscere la potenzialità di inquinamento delle creme solari che viene rilasciata in mare, alterando quindi l’ecosistema delle acque, tramite il rilascio di sostanze chimiche (come i siliconi e gli acrilati), quando ci rechiamo in acqua per il consueto bagno estivo.
Medietas…suggeriva Orazio. Non è necessario farsi prendere dal panico, cambiare destinazione di vacanza dal mare alla montagna o smettere di usare le creme protettive del tutto. Ci vuole sempre un po’ di razionalità e filtro con la propria testa. E’ normale che le notizie spaventino, tanto più quando vanno a minare convinzioni rinforzate nel tempo. Sicuramente noi mamme usiamo “troppa” crema protettiva nella convinzione di dare sicurezza ai nostri figli. Un atteggiamento ridimensionato, evitando di far stare il bambino a lungo sotto il sole (tanto con la sabbia può giocare anche all’ombra dell’ombrellone) e proteggendolo con creme quando la fotoesposizione lo richieda, potrebbe essere un giusto compromesso!

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