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La paura del mare negli adulti, i consigli dello psicologo

di Dott. Giuliano Gaglione

13 Luglio 2011


Quando iniziano a sorgere le giornate assolate, sin dai mesi primaverili, si comincia a pregustare quella sensazione di appagante benessere che può fornire una rilassante giornata di mare.

 

 

 

 

Una volta giunta l’estate, finalmente è possibile lasciarsi andare alle ali della libertà stendendosi placidamente sul proprio lettino da mare, allontanando automaticamente ogni pensiero preoccupante unito al piacere di lasciarsi cullare dalle limpide onde del mare, alternando momenti in cui si è “figli delle onde” a quelli in cui le stesse vengono cavalcate attraverso possenti nuotate ed immersioni tenendo i tal modo in allenamento il proprio corpo.

L’odore della libertà, della spensieratezza, della leggerezza, insomma, della vacanza rappresenta un ottimo toccasana per l’intero apparato soma-psiche tant’è che non è infrequente trovare delle zone di villeggiatura in cui oltre alle animazioni si alternano momenti di relax ed assoluto benessere per la mente.

Le persone desiderano impazientemente di vivere le proprie vacanze, tanto  che spesso capita che le stesse effettuano un countdown dal periodo post-natalizio illudendosi in questo modo che il tempo scorra in maniera più veloce.

 

Esiste inoltre un’altra cerchia di persone che ugualmente realizza questo conto alla rovescia, ma con uno spirito differente da chi lo vive con euforia ed entusiasmo: sto parlando di coloro che considerano l’estate come una fonte di ansia e tensioni. Per tali individui la stagione estiva è presente nella mente sin da quella primaverile (se non addirittura prima) e spesso accade che essi non appena compaiono giornate afose anche in stagioni non estive, associano questa situazione al clima estivo provando conseguentemente ansia e disagio psichico.

Associato al concetto di ansia c’è indiscutibilmente quello di “controllo”, per cui tutti coloro che temono le belle stagioni iniziano a compiere numerosi calcoli mentali finalizzati a tenere sotto stretto controllo ogni minima situazione, la quale, se viene trascurata, potrebbe comportare un significativo disagio.

Un sottoinsieme di questa cerchia è rappresentato di chi ha paura del mare, per cui queste persone utilizzano come meccanismi per difendersi da tale timore o l’evitare drasticamente di recarsi in spiaggia oppure, presi dai sensi di colpa perché sfuggendo da queste situazioni si può creare un disequilibrio familiare, si recano in tali luoghi circondati da infinite preoccupazioni.

 

In particolare in coloro che hanno timore del mare iniziano a balenare numerosissimi pensieri che difficilmente riescono ad essere scacciati, quali: “Se c’è vento le onde potrebbero trascinarmi lontano!” oppure: “Se non tocco potrei annegare!”, o ancora: “Se sarò in difficoltà e nessuno correrà in mio aiuto, come rimedierò? Ho paura! Voglio stare a casa, lì si che mi sento al sicuro”.

Tuttavia se ad avere queste preoccupazioni assillanti sono dei genitori molto apprensivi, un altro pensiero frequente potrebbe essere il seguente: “E se a mio figlio accadono situazioni pericolose al mare, quali bere acqua salata, allontanarsi, annegare, l’entrata di acqua o sabbia negli occhi o praticare giochi pericolosi come schizzare acqua o salire sulle spalle di un amico o addirittura tuffarsi da esse?”.

Tali idee diventano indiscutibilmente le vere padrone della vita estiva di questi individui i quali anche durante le stesse vacanze non vedono l’ora che tale periodo giunga al termine.

Un metodo che essi utilizzano, spesso inconsapevolmente, per neutralizzare le loro preoccupazioni consiste nell’osservare minuziosamente ogni attività acquatica in cui i loro pargoli sono impegnati, richiamandoli frequentemente all’attenzione ogni qualvolta reputino che stiano compiendo atti a loro avviso imprudenti; altre volte gli stessi padri o le stesse madri impediscono ai propri piccoli di recarsi al mare proprio perché reputano questo luogo come pericoloso e quindi fonte di un’insostenibile ansia.

Se da un lato bisogna accogliere e sostenere emotivamente tutti coloro che nutrono tali paure, dall’altro bisogna far rendere conto alle intere famiglie che una fobia può essere facilmente trasmissibile alla generazione successiva, la quale, a causa di impedimenti genitoriali che non sono nient’altro che frutto di una significativa ansia, potrebbe vivere di riflesso le proprie vacanze come periodo che evoca la paura del mare.

In questo caso sarebbe opportuno che ogni genitore inizi un percorso introspettivo, o autonomamente o aiutato da uno Specialista, finalizzato a capire quanto le proprie fobie interferiscano con il loro stile di vita; in tal maniera si può lentamente tagliare un traguardo meritato, ovvero vivere la vacanza intesa nel senso stretto del termine, come periodo di “vuotezza, di sgombero di pensieri preoccupanti” e come occasione per far trascorrere ai propri figli momenti di relax dopo un intero anno scolastico.

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