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Utero in Affitto: la Mamma che si Compera e poi si Dimentica

Utero in affitto pericoli: perplessità, limiti etici e psicologici della madre portante e del figlio orfano del corpo materno preso in prestito e "superato"

Federica Federico

di Federica Federico

15 Marzo 2016

Un figlio non è un diritto ma è una naturale esperienza di vita che impone alla madre e al padre di mettere se stessi (tutto di se stessi: corpo, mente, energie, tempo e anima) a disposizione della propria creatura nella costruzione della vita, ovvero del futuro del mondo. Nelle ultime settimane in Italia si è acceso il dibattito sull’utero in affitto, si tratta di un dibattito molto profondo, importante e delicato, etico, culturale e sociale (prima ancora che legislativo).

La maternità surrogata è o non è una possibilità ammissibile per consentire a chiunque di avere un figlio?

Cos’è la maternità surrogata o il cosiddetto “utero in affitto”?

Utero in affitto: Sì o No?

Nella pratica concreta l’utero in affitto è la ricerca materiale di un ventre umano che divenga culla di una vita “commissionata”.

Lo scopo ultimo è quello di “costruire” un figlio nel ventre di una “madre portante”: il bambino sarà “meccanicamente” generato con l’impianto di ovuli o semi oppure di ovuli e semi di qualcuno (il genitore biologico) che non può avere bambini naturalmente (ovvero col proprio corpo) e pertanto si appoggia ad un pancione in prestito, ad una culla umana al servizio della vita.

L’utero in affitto “risolve il problema dell’infertilità” delle coppie costitute dall’amore di soli uomini ma potrebbe supportare anche tutte le donne che fisicamente non riescono (per qualsivoglia problematica) a rimanere incinta o a sostenere i nove mesi di gestazione.

Quali sono i limiti etici dell’utero in affitto e quali i dubbi legati allo sviluppo psicologico ed emotivo del bambino che sta nascendo in un pancione in prestito?

Dal punto di vista etico, si discute innanzitutto sul mercimonio del corpo femminile: l’utero in affitto rischia di trasformarsi nell’acquisto a caro prezzo di una prestazione fisica e umana non commerciabile, ovvero l’accoglienza di una vita nel corpo materno.

Utero in affitto e commercio dei figli commissionati, si corre veramente il rischio che divenga un privilegio da ricchi e uno “sfruttamento” del corpo di donne bisognose? 

Sembra assurdo, imparagonabile e aberrante parlare di mercimonio del corpo, ovvero di traffico delle proprie carni e del proprio ventre, quando, contemporaneamente, si parli di vita, nascita e maternità. Eppure sussiste il fortissimo rischio che la “madre portante”, quindi l’utero in affitto, divenga una “macchina da acquistare” commercializzata a carissimo prezzo.

Oggi chi può permettersi una “madre portante” è chi può volare lontano, dall’altra parte del mondo, e può investire molto danaro sull’acquisto di un utero in affitto. In questo senso sussiste il concreto pericolo di trasformare la possibilità di avere un figlio tramite la gestazione di appoggio in un lusso per pochi, addirittura andando a discapito di chi non ha le possibilità economiche o di chi è talmente povero da mercificare persino il suo corpo pur di sopravvivere.

Utero in affitto: Sì o No?

Utero in affitto: pericolo di trasformare la possibilità di avere un figlio tramite la gestazione di appoggio in un lusso per pochi.

Rispetto al “diritto” di avere un figlio appena nato, “proprio” o “da possedere” e con almeno una parte di patrimonio genetico della coppia, l’altra faccia della medaglia (la faccia eventualmente persino disperata) potrebbe essere quella della “madre portante”.

Per riflettere sul ruolo chiave dell’utero in affitto (che in quanto tale è l’oggetto di tutto il dibattito) basterà pensare alle motivazioni che potrebbero spingere una donna a prestare il suo corpo per permettere la nascita di un figlio.

Quello che nasce dalla “madre portante” non è “il” figlio (suo), ma è “un” figlio, un figlio di altri, “costruito” per altri e  che non deve mai appartenerle (nemmeno quando lo culla da dentro).

Perché una “mamma” dovrebbe veicolare attraverso il suo corpo la nascita di un bambino su commissione?

Diciamo subito che l’utero non è considerabile come un organo meccanico che, una volta fecondato, fa crescere un bambino e lo “sforna” attraverso un processo fisiologico senza compromissioni emotive e emozionali. L’utero è quella parte della donna che coinvolge e connette corpo, mente e anima. 

Se vogliamo il discorso sull’utero in affitto, sopratutto rispetto al pericolo di mercimonio, equivale alla considerazione del corpo femminile che si fa quando si parli di commercio  dell’intimità o di potere decisionale rispetto all’aborto.

Nel momento in cui l’utero si feconda la donna diventa “mamma”, viene, cioè, posseduta dal bambino e per la sua creatura incomincia una nuova vita che è fatta di cambiamenti fisici ed emotivi.

Anni di studi scientifici e milioni e milioni di testimonianze di donne e madri confermano che tra mamma e bebè si crea un rapporto affettivo sin dalla pancia, sin dalla scoperta della gestazione, sin dai primi sintomi fisici di gravidanza.

Utero in affitto: Sì o No?

Utero in affitto: Nel momento in cui l’utero si feconda la donna diventa “Mamma”.

L’orfano è quel bambino che perde l’abbraccio della madre che lo ha cullato nel ventre e vive, sin da dopo la nascita, il trauma dell’abbandono. Chi nasce da un utero in affitto perché dovrebbe salvarsi da detto trauma?

La maternità surrogata ha come risultato, dopo 9 mesi di gestazione, due diverse e complementari solitudini: da un lato c’è un bambino orfano della mamma che aveva sino alla nascita, della sua culla naturale, del suo rifugio; e, insieme, dall’altra parte della vita, vi sarà anche una donna-mamma che per motivazioni varie (eventualmente anche economiche), dovrà gestire il post parto da sola e senza il bambino a cui ha dato la vita.

Io sono una mamma e prima di esserlo diventata con gli occhi e con le braccia, con le poppate e i pannolini, con il pianto e le carezze, lo sono stata col mio corpo, con la mia anima, con i miei imbarazzi fisici, con le mani sulla pancia a chiedere ancora un calcio, col sudore e la paura mentre la vita doveva nascere e non contava alcun dolore se non la gioia del nostro primo incontro.

Quando sono nati i miei figli sono nata pure io e credo che ogni madre morirebbe senza poter vivere per la parte migliore di sé, quella ha cui ha dato la luce.

Utero in affitto: Sì o No?

Utero in affitto: Sì o No?

Pertanto un figlio, un essere umano nato dalle carni di una donna, non si può definire un prodotto che dopo la nascita diviene di chi lo cresce o di chi lo ha commissionato,  perdendo con la sua mamma ogni legame e liberandosi, improvvisamente, da ogni coinvolgimento del suo amore.

Il figlio, proprio in ragione del legame profondo che lo unisce a chi lo genera, conserverà per tutta la vita il diritto alla ricerca delle sue origini, fossero anche rintracciabili in un utero in affitto. Probabilmente nell’adolescenza o nella pre-adolescenza domanderà al genitore “biologico”: “Chi è la mia mamma?

Bisognerebbe riflettere, forse, sul fatto che vi sono nel mondo bambini già orfani e assai bisognosi di un luogo sicuro in cui crescere e sanare le propri ferite, bisognosi di braccia in cui riparare le paure, bisognosi di genitori da fare propri in nome di un amore altruista!

L’amore genitore figlio deve dimostrare che il bene cura il male e non lo provoca,  lo limita e non lo stimola, lo argina e non lo eccita.

Utero in affitto: Sì o No?

Utero in affitto o adozione: due mondi opposti e diversi.

Esiste un modo che dà al cuore la possibilità di superare i limiti del corpo e ha un nome dolce: adozione. L’adozione dimostra che “i figli sono di chi li cresce”.

In termini di risultato sperato (alla stessa stregua dell’utero in affitto) l’adozione dà una famiglia a un bambino, ma, molto diversamente dalla gestazione d’appoggio, non corre il rischio di creare un nuovo orfano per arrivare a possedere un figlio, all’opposto combatte per consentire a ogni bimbo di godere dell’amore di un papà e di una mamma.

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