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Paura di volare: l’ansia da aereo degli italiani

di Dott. Giuliano Gaglione

15 Luglio 2011

Al confine tra calore e gelo, tra la voglia di raggomitolarsi tra le coperte e il desiderio di tuffarsi in piscina: in questa fase di passaggio si iniziano a sognare le vacanze, la scelta del luogo, il periodo da dedicare ad un viaggio, i posti da visitare.

Questi sono momenti in cui si assapora per un momento fugace il benessere che può fornire un periodo di villeggiatura.

Col passare del tempo il pensiero tende a concretizzarsi, quindi dalla primavera fino ad estate inoltrata (soprattutto per coloro che gradiscono i last minute o che hanno delle ferie non prestabilite) le agenzie di viaggi ed i siti specializzati in vacanze accolgono un’utenza sempre più folta, desiderosa di trovare il viaggio più consono alle sue aspettative.

Un criterio di scelta è il mezzo di trasporto, difatti spesso chi vuole allontanarsi molto, inevitabilmente non può che prendere un aereo oppure una nave; chi invece non ama spostarsi più di tanto dalla propria abitazione può optare per l’automobile, l’autobus o il treno.

Autobus, treni, aerei, luoghi chiusi, termini il cui solo pensiero può indurre un’ansia insostenibile, incontrollabile: se solo si pronuncia il termine di uno dei mezzi appena elencati oppure se si parla di spostamenti o di viaggi, direttamente o indirettamente si pensa al doversi “rinchiudere” in un luogo in cui non c’è via di uscita ed inevitabilmente per alcune persone inizia ad innescarsi un circuito doloroso, graffiante, che coinvolge l’apparato soma-psiche, che si placa allontanando di getto questa idea difficile da sostenere.

In particolare, in queste persone avviene che nel momento in cui entrano in un mezzo di trasporto avvertono una spiacevole sensazione di clausura che provoca difficoltà respiratorie, tachicardia, sudorazione, capogiri, dolori addominali, tutti sintomi riconducibili a disturbi di carattere ansioso; tali persone si sentono “mancare l’aria” e per tal motivo necessitano di uscire immediatamente per sentirsi nuovamente liberi; associata a questo disturbo è l’ansia anticipatoria, per cui il solo pensiero e tutti i momenti che precedono l’ingresso in un determinato veicolo comportano le medesime sintomatologie fisiche. Da ciò si può dedurre che non è solo la situazione a provocare questo disagio ma anche, ed a volte soprattutto, il pensiero ad accentuarne le difficoltà.

Non è semplice vivere in questa situazione perché si diventa vittime se non sudditi di determinate circostanze come pianificare un viaggio; spesso la situazione si complica nel momento in cui questa difficoltà coinvolge indirettamente tutta la famiglia, per cui è difficile trovare un punto di equilibrio che possa sostenere la tolleranza degli altri componenti e la voglia di rischiare di chi è impaurito di entrare in un mezzo di trasporto.

In merito a tale argomento è stato condotto un sondaggio on-line al quale hanno partecipato 800 persone tra i 18 e i 65 anni da cui emerge un senso di ansia che condiziona la scelta delle vacanze.

Secondo la Psicologa nonché Presidente dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap), Dr.ssa Paola Vinciguerra, questi risultati mostrano come il senso di precarietà di questi individui si esterni in vari settori tra cui le vacanze.

Dai risultati si rileva che i mezzi che incutono maggiore timore sono principalmente gli aerei, seguiti dai treni e dalle navi, mentre le automobili, i camper e le moto trasmettono maggiore serenità perché sono guidati dai viaggiatori stessi i quali si sentono pertanto più autonomi.

Secondo la Dr.ssa Vinciguerra queste paure possono essere gestite attraverso tecniche di rilassamento e di “smontamento” di pensieri ansiogeni; a tal proposito Alitalia ha organizzato un corso di due giorni, “Voglia di volare”, attraverso cui si vince la paura di stare in aereo: in particolare queste giornate prevedono una fase teorica, l’approfondimento di argomenti di tipo tecnico e simulazioni di volo. Questi corsi si svolgono a Roma, Milano e Venezia ed in media sono presenti 3000-4000 persone l’anno.

A tal punto, prima ancora di procedere con gli interventi adeguati volti alla risoluzione di tali problematiche, io reputo che bisognerebbe capire se realmente una persona vive tale situazione, se realmente ha voglia di “cambiare” e come crede avvenga tale cambiamento.

Personalmente, anche se ogni individuo rappresenta un caso a sé stante, non reputo che questo processo avvenga velocemente e con la massima facilità, ci saranno fasi oscillanti, si godrà delle prime vittorie e si soffrirà per le sconfitte; è necessario impegnarsi mentalmente e fisicamente affinché lentamente si possa progredire; spesso sono la forza di volontà e il desiderio di guardare tutte le gioie vivibili una volta raggiunto l’obiettivo che accendono il motore per andare avanti e provare a superare le proprie paure.

Esistono anche dei mezzi per lenire le sintomatologie, sono altrettanto importanti; tuttavia è a mio avviso fondamentale descrivere ampiamente le proprie paure andando ad affrontare anche i nodi ad esse sottostanti.

Come detto precedentemente, questo disturbo investe indirettamente anche l’intera famiglia che, anche se con difficoltà, dovrebbe rendersi conto che anche se questo disturbo va a disequilibrare questo nucleo non fornendo un benessere assolutamente salutare, dovrebbe munirsi di una pazienza non indifferente poiché questo disagio familiare non è dettato dalla volontà di chi soffre del disturbo in parola.

Spesso queste persone affermano la seguente frase: “Non riesco ad affrontare questa mia paura, è più forte di me!”. Dunque per chi si sente debole nei confronti di un ostacolo così grande, sono necessari degli alleati, uno tra i quali è proprio il nucleo familiare, il quale, provvisto di tolleranza, accoglienza e sostegno, potrebbe essere di valido aiuto per far fronte a questo disagio.

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